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Italia corrotta: vecchia storia. Il “modello Sicilia” che nessuno vuole cancellare

siciliaE’ inutile che se la prendano con Garibaldi. Anzi, ringrazino la Storia, ché altrimenti oggi sarebbero al livello dei paesi arabi poveri, quelli senza petrolio.
Certo è che il Sud rappresenta meglio e prima di ogni altra area geografica i mali endemici in cui versa l’Italia. E’ una tendenza recente? E’ colpa di Berlusconi o di Prodi, della vecchia DC o del vecchio Pci? No, o almeno non solo: è cosa antica.

Le province meridionali furono sempre diverse dal resto d’Italia, perché erano colonie greche.

Il che, per chi conosca la Grecia anche solo andandoci in vacanza, spiega molto. Se poi ha leggiucchiato qualche testo di Storia, spiega tutto.

Ricordo sempre, e lo ripeto anche stavolta, che già al tempo della repubblica romana il Senato (SPQR) dovette “commissariare”, si direbbe oggi, la rissosa e corrotta città greca di Neapolis.

Dunque, altro che i Savoia, Cavour, i Mille e il Risorgimento, che almeno cercarono di portare un po’ dell’aria europea e liberale in quelle lande ancora medievali sottoposte alla dittatura di Chiesa e Borboni, non si sa chi dei due più corrotto.

Questa premessa fuori registro è venuta spontanea, scusate, dovendo presentare l’ottimo articolo apparso su Neo-Lib a firma di Gionata Pacor sui finanziamenti di Stato, davvero abnormi, che una Regione, una sola, è riuscita a raggranellare. Oltretutto utilizzandoli male e in modo assai poco chiaro.

Il problema, però, è che ormai il “modello Sicilia” o il “modello Napoli” si sono imposti in tutt’Italia, ed anche al Nord, che in fondo altro non è che l’estremo Sud dell’Europa dove nacque il Liberalismo, l’idea di cosa pubblica che hanno in testa politici e amministratori è più o meno la stessa che a Palermo, Bari, Napoli, Reggio Calabria.

Questo è il punto: la diseducazione crescente della classe dirigente italiana, in particolare quella politica, che ha radici e componenti antiche: storiche, antropologiche, religiose, intellettuali, morali. E sappiamo a memoria, dai tempi del Risorgimento, e anche prima (dal 700 illuminista), che abbiamo avuto la Controriforma cattolica senza avere avuto la Riforma protestante, che almeno un po’ di senso critico, libertà individuale e senso borghese della correttezza e onestà li stimolava tra i cittadini.

Senza contare l’abitudine del Sud al dominio straniero, ai viceré, ai baroni, dai quali derivarono i capi-mafia, per cui agli occhi della gente il Potere era, è tuttora, sempre estraneo, ostile, “cosa loro”.

Altro che provinciali, sottoculturali, “revisionismi” storici. Basta con lo sputare su Garibaldi e i “Piemontesi”, come fanno pseudo-intellettuali di provincia nostalgici dei Borboni. La Politica non può più nulla, perché è malata da secoli la società del Sud, che ormai ha contagiato l’Italia.

Servirebbero nuove idealità, onestà diffusa unita a efficienza (alla Ernesto Nathan, indimenticato sindaco di Roma.

Ma figuriamoci, con la scuola attuale, il disinteresse delle famiglie e i “valori” trasmessi dalla tv…

E visto che ci sono tanti nuovi Borboni dal Garigliano in giù (e qualcuno anche dal Garigliano in sù), ridateci Cavour, Mazzini e Garibaldi

Salon Voltaire

ECOBANK®, anche i vuoti sono pieni di valore

plastica_riciclo_risparmio1257509699Una delle grandi conquiste dello sviluppo socio-economico e di una società basata sul consumismo e sullo spreco è la grande produzione di rifiuti procreati dall’uomo.

Le grandi emergenze rifiuti scoppiate l’anno passato in Campania e di recente a Palermo hanno messo in luce una realtà che sussiste da tempo, ma che ormai non è più possibile occultare: l’enorme mole di rifiuti appunto.

A tal proposito sono state diverse le iniziative avviate per riequilibrare il problema e ristabilire un certo ordine all’interno delle città colpite e non solo. Tra le tante idee valide applicate ancora prima delle varie emergenze, la più conosciuta e senz’altro facile da applicare è la raccolta differenziata. Riutilizzare i rifiuti dalla carta alla plastica contribuisce a restituirci e a conservare un ambiente più ricco e più sano.

È proprio a questo scopo che è nato ECOBANK®, il sistema evoluto per la raccolta differenziata dei contenitori per bevande. Ancora purtroppo limitato ad una provincia della regione Piemonte, attraverso questo metodo è possibile differenziare e compattare i rifiuti in base alla tipologia (plastica, Pet e alluminio) e in base al colore (pet trasparente e colorato), raccogliendoli in contenitori interrati.

ECOBANK® ricicla quindi solo bottiglie di plastica (PET) trasparente e colorata per bevande con l’etichetta, non schiacciate e vuote, e lattine in alluminio e acciaio, sempre per bevande, anche queste vuote e non schiacciate.

Attraverso questo sistema viene garantita la qualità e il riciclo al 100% dei materiali raccolti. Inoltre, riportando nei punti ECOBANK® più vicini le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio, si può contribuire personalmente all’abbattimento dei costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Il metodo promosso da ECOBANK® ha, dunque, una doppia resa, perché oltre ad eliminare i già citati ed elevati costi dei servizi di raccolta e di selezione negli impianti di recupero, premia coloro i quali adottano questa nuova modalità di raccolta differenziata. Infatti, depositando le bottiglie di plastica e le lattine vuote in un punto ECOBANK® si riceverà un “bonus” in Euro che potrà essere speso nei negozi e nei supermercati convenzionati con il sistema (l’elenco dei negozi che partecipano all’iniziativa si trova sul luogo stesso).

Riportando dunque i vuoti quando si va a fare la spesa non solo si compie un atteggiamento responsabile e attento nei confronti dell’ambiente, perché si utilizza la macchina una sola volta e si riduce traffico e inquinamento, ma si ha la possibilità di risparmiare in termini economici.

Ogni nostra azione, infatti, anche quella più comune o banale, produce inquinamento, dal leggere un giornale al bere un’aranciata. Ogni giorno nel mondo si stampano milioni di pagine di giornali, vengono costruite milioni di bottiglie in plastica o lattine in alluminio e molto altro ancora.

Questo significa che milioni di alberi vengono abbattuti, che milioni di litri di petrolio vengono consumati e che milioni di Kg di CO2 vengono immessi nell’atmosfera.

Nel vortice delle vite frenetiche che conduciamo non abbiamo modo di pensare a queste cifre o di consapevolizzare cosa ci sia dietro un nostro semplice gesto, il che è anche legittimo. Niente o quasi niente nella nostra società ci abitua ad un atteggiamento riflessivo dei nostri comportamenti che diventano meccanici, automatici e ripetitivi.

Capire l’importanza di ogni nostro singolo gesto è l’atto iniziale per realizzare qualsiasi cambiamento, grande o piccolo che sia, e imparare a rispettare chi ci ospita da milioni di anni.

TerraNauta

Pit 32: triste storia di una lavoratrice “virtuale”…

carmelaSi è lavoratori per essere inquisiti dalla magistratura, ma non per essere… pagati: è questo l’ennesimo paradosso dell’“ingrata” situazione occupazionale italiana e, nella fattispecie, dell’asfittica Valle dell’Alcantara, visto che stiamo per trattare di quella struttura di sviluppo denominata “P.I.T. 32” avente il compito, attraverso il finanziamento di opere pubbliche e servizi alle imprese, di migliorare le sorti dei dodici Comuni valligiani e jonici in essa consorziatisi, tra cui Francavilla di Sicilia (dove l’organismo ha sede), Gaggi, Graniti, Malvagna, Mojo Alcantara, Motta Camastra, Roccella Valdemone e Santa Domenica Vittoria.

L’odissea di Carmela Torre, una cittadina francavillese trentacinquenne e completamente disoccupata la quale si è rivolta ai mezzi d’informazione per rivendicare i propri diritti e manifestare la propria comprensibile rabbia, ha origine un paio d’anni addietro, quando la sopracitata agenzia di sviluppo, allora guidata dal coordinatore Vincenzo Lo Monte (ex sindaco di Graniti e fratello del “potente” deputato nazionale dell’Mpa Carmelo Lo Monte) e dal project manager spagnolo Francisco Josè Calderòn Vazquez, incappò nelle maglie della giustizia: a seguito di indagini serrate (condotte anche con l’ausilio di “cimici” ed intercettazioni ambientali varie) politici e funzionari che la dirigevano nonché semplici dipendenti, tra cui la signorina Torre in qualità di responsabile di segreteria, finirono sotto inchiesta con l’accusa di aver utilizzato l’ente e le risorse ad esso destinate per scopi personali, a partire dalle “innocenti” telefonate effettuate dagli uffici per chiamare amici e parenti e discutere del più e del meno.

Fin qui tutto “normale” (si fa per dire…). Ed è anche “normale” che, nel dicembre 2006, a pochi mesi dall’esplodere del caso, Carmela Torre si veda recapitare una lettera in cui i vertici del Pit la invitano a “rimanere a casa” in quanto le ristrettezze finanziarie in cui versa l’ente impediscono il mantenimento di quel suo posto di lavoro che, in pratica, non rientrava nell’ipotesi del pubblico impiego, bensì in un semplice rapporto di collaborazione professionale rinnovabile periodicamente.

All’ormai ex responsabile di segreteria non resta che inghiottire l’amaro boccone, pur senza dimenticare la retribuzione dell’ultimo semestre (dal luglio al dicembre 2006 per un ammontare complessivo di circa quattromila euro) che l’ente non le ha ancora corrisposto.

Si dà, quindi, da fare per tentare di recuperare quanto le spetta, ma è qui che si viene a trovare di fronte all’“inverosimile”: pur avendo regolarmente prestato servizio negli uffici francavillesi del Pit dall’ottobre 2003 al dicembre 2006, Carmela Torre non riesce a rinvenire alcun contratto che sancisca il suo rapporto d’impiego o di collaborazione che dir si voglia. Morale della favola: per la magistratura che l’ha indagata la Torre era al soldo del Pit 32, mentre per sindaci e politici vari, che si rifiutano di liquidarle quella somma arretrata, si tratta di una… emerita sconosciuta!

Per capirne di più, abbiamo rivolto qualche domanda alla protagonista della “pirandelliana” vicenda.

- Signorina Torre, come ha scoperto di aver prestato servizio per ben tre anni, ed alle dipendenze di un ente pubblico, senza alcun contratto di lavoro? A questo punto, se è vero che per due anni e mezzo l’hanno pagata, deve ritenersi “fortunata”…

«In pratica, dopo innumerevoli tentativi bonari e di dialogo rivelatisi inutili, per avere liquidato quel compenso degli ultimi mesi ho intrapreso la strada del decreto ingiuntivo e, a quanto mi è stato riferito dal mio avvocato, il giudice ha sentenziato che il mio lavoro presso il Pit 32 deve essere “provato”… ».

- Basterebbe, dunque, tirare fuori il suo contratto di assunzione…

«Ovviamente! Ma in quegli uffici, almeno fino a quando ci sono stata io e non certo per colpa mia, regnava il caos più totale, tanti documenti di una certa importanza non si riuscivano a trovare e “voglio credere” che, tra questi documenti, ci sia andato di mezzo pure il mio contratto…

Sta di fatto che in quei tre anni ho dato tutta me stessa a quel lavoro, addirittura anticipando di tasca mia i soldi per l’acquisto del materiale di cancelleria visto che, ad un certo punto, la struttura aveva perso di credibilità e nessun fornitore era più disposto a darle fiducia. Altro, dunque, che i soldi dell’ultimo semestre! Sommando tutte quelle spese che mi sono accollata dovrei pretendere molto di più, ma il mio legale, ridendo della mia ingenuità, mi ha detto che me lo posso scordare.

Che non mi si venga, quindi, più a parlare di “senso civico”, di “attaccamento al lavoro”, di “spirito di sacrificio” e di altre belle ed edificanti espressioni di cui proprio i politici si riempiono la bocca, specie durante le campagne elettorali: si tratta di valori che, purtroppo, non esistono più e se qualcuno ne fosse ancora provvisto è destinato ad essere stritolato da questa letteralmente schifosa società in cui ci troviamo a vivere».

- Ma i sindaci, che sono gli “azionisti” del Pit, cosa le dicono?

«Semplice: che non ho contratto; che la mia retribuzione non era prevista in bilancio; che per avere quei soldi non mi resta altro che intentare una causa al Pit; che in caso di mia vittoria loro si rivarranno su chi ha sbagliato.

Ora, anziché mandare allo sbaraglio una povera disoccupata del tutto impossibilitata a sostenere spese legali (già ho dovuto chiedere cinquecento euro a mio padre per quel decreto ingiuntivo rivelatosi inutile), ditemi voi se non sarebbe più logico che per intentare la causa al Pit si attivassero i sindaci visto che è loro compito tutelare gli interessi dei cittadini, ma anche, nella fattispecie, di un consorzio pubblico nelle cui casse hanno fatto confluire il denaro delle rispettive comunità. In fondo sono proprio i sindaci i responsabili della gestione del Pit; e quella “cattiva” degli anni in cui, tra l’altro, si “smarrivano” i contratti è dovuta a dirigenti da loro stessi nominati e che hanno continuato a godere, come se niente fosse, della loro fiducia».

- A quando risale il suo ultimo appello ai primi cittadini del Pit 32?

«A quattro mesi fa. Era l’8 luglio quando mandai un’accorata e-mail ai dodici sindaci, ma senza ottenere risposta alcuna tranne che, ad onor del vero, da Pippo Bartolotta, sindaco di Roccafiorita (Comune, peraltro, piuttosto distante dalla nostra Valle dell’Alcantara), il quale mi ha detto che si sarebbe impegnato, per quanto possibile, a risolvere il mio problema.

Con tutti gli altri sindaci desidero veramente “complimentarmi”: che… sensibilità, che… coscienza, che… impegno a favore dei giovani e sul fronte dell’occupazione!

Sapete che vi dico?! Siccome sono a spasso e senza un euro in tasca e sento che si è approfittato di me, della mia voglia di lavorare, della mia buona volontà e della mia buona fede, voglio provare il gusto di riappropriarmi della mia libertà di parola e raccontare pubblicamente ciò che accadeva in quei tre anni al Pit 32…».

- Non ha mai pensato di rivolgersi ad un sindacato per rivendicare i suoi diritti di lavoratrice?

«Certamente! Anzi lancio un appello per vedere se c’è in giro un sindacalista degno di questo nome, in grado di dimostrare che ho lavorato al Pit 32 e di impostare un’apposita vertenza: gli porterò le copie degli assegni percepiti in quegli anni a titolo di retribuzione, evidentemente “in nero” visto che “non si trova” il relativo contratto di assunzione…».

- Com’è finita con l’accusa di peculato che ha travolto quella “particolare” gestione del Pit?

«Si sa poco o nulla. Si vocifera di una prescrizione, ma non c’è nulla di certo e siamo rimasti in un “limbo”.

L’unica cosa certa è che a causa di questi “errori” si sono persi posti di lavoro ed opportunità di sviluppo… alla faccia di quella che sarebbe dovuta essere la “nobile” missione istituzionale del Pit!

Per quanto mi riguarda, ammetto di aver fatto delle telefonate private dagli uffici, ma in ogni caso dettate dalla necessità di mettermi in contatto con i miei familiari per il disbrigo delle faccende domestiche.

Se, però, qualcuno mi avesse detto che non si potevano fare nemmeno quelle, le avrei assolutamente evitate.
Ripeto: tenevo tantissimo a quel lavoro, al punto da rimetterci di tasca mia per provvedere alle esigenze dell’ufficio.

Pertanto, mi sono macchiata di peculato del tutto in buona fede, ed i soldi che ho speso per “mandare avanti la baracca” sono stati di gran lunga superiori all’incidenza delle mie telefonate nelle bollette telefoniche.

Risultato: io ho “peculato” e mi ritrovo sotto inchiesta, mentre il Pit, che ha estremamente “peculato” nei miei riguardi, continua ad esistere…

Ciò che lascia esterrefatti è la “divergenza di vedute” all’interno delle pubbliche istituzioni: per la magistratura penale ero dipendente e, come tale, sono stata indagata, mentre per quella civile (mi riferisco al magistrato del decreto ingiuntivo) e per gli amministratori comunali dipendente non lo ero e, come tale, non posso essere pagata…».

Rodolfo Amodeo

Rinasce il ministero della Salute

ferruccio fazioRinasce il ministero della Salute che torna ad essere autonomo dal ministero del Welfare: Con 252 voti a favore, 63 contrari e 156 gli astenuti la Camera ha dato il via libera definitivo al ddl che torna a spacchettare il ministero della Salute, gia’ approvato dal Senato.

Il ddl approvato dalla legge consente di portare a 13 il numero massimo di dicasteri fissato dalla legge finora in 12 e i sottosegretari da 60 a 63.

Saranno ora il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Governo a decidere se proporre subito al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la promozione a ministro della Salute di Ferruccio Fazio, che ora e’ formalmente ‘vice’ del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, o attendere qualche giorno.

Nei giorni scorsi, infatti, la nomina di un nuovo ministro della Salute era stata collegata anche alla possibilita’ di un rimpasto piu’ complessivo della squadra di Governo, in considerazione anche della partita aperta nella maggioranza sulle candidature alle cariche di Governatore per le Regionali 2010 e in vista della designazione da parte dei Governi dei membri della nuova Commissione Ue.

Rai News 24

Nizza di Sicilia: riconoscimento europeo per il ”Limone Interdonato”, coltivato nelle zone tra Messina e Letojanni

Attilio_InterdonatoIl ”Limone Interdonato” da oggi è protetto dal marchio Igp (Indicazione geografica protetta e Dop). Il riconoscimento viene da Bruxelles dalla commissione contro le imitazion e i falsi alimentari in Europa.
La notizia è stata accolta con grande soddisfazione a Nizza di Sicilia dal presidente del Consorzio di tutela dell’agrume, Attilio Interdonato.

”Sapevo che avevamo le carte in regola – dice Interdonato – ma non pensavo di ottenre un risultato così importante. Sono soddisfatto anche perché questo riconocimento premia anche i produttori che hanno creduto sin dall’inizio in questo progetto.

Dalle passate generazioni l”’Interdonato” veniva chiamato ”limone fino” o speciale” – rileva il presidente – e fino adesso era inserito nella lista dei prodotti di eccellenza italiani dell’agroalimentare europeo.

La stagione 2007/08, connotata da una forte scarsità di limoni – chiude il responsabile del Consorzio – ha costituito per l’Interdonato una grande opportunità di rilancio. Il mercato ci ha riscoperti e anche i prezzi ottenuti quest’anno sono stati soddisfacenti.

Il lavoro che ci aspetta è ancora molto duro, soprattutto per ragioni legate alla conformazione del nostro territorio produttivo, fatto di ripide colline coltivate a terrazzamenti, e al fatto che è sempre più difficile attrarre i giovani verso la professione del produttore”.

Ad inventarsi questo particolare limone è stato nel 1875 il colonnello garibaldino Giovanni Interdonato, che dopo aver combattuto nei moti siciliani, era rientrato a Nizza di Sicilia dedicandosi all’agricoltura in una sua proprietà ai margini dell’alveo del torrente Nisi, tra Alì Terme e Nizza di Sicilia.

L’agrume è un incrocio di due semi gemme di cedro e limone in una pianta di arancio amaro, una qualità che incontrò subito il favore dei mercati in tutta Europa. In cucina è l’ingrediente di alcuni ”piatti” gustosissimi, unici. Inoltre, è ricco di vitamine A, betacarotene, B1, B2, B6 e i flavonoidi hanno proprietà antiallergiche, antinfiammatorie e antivirali; indispensabili per il nostro organismo sono anche i sali minerali che possiede (potassio, calcio, fosforo, magnesio, sodio)

Altra particolarità, che ne ha decretato il successo economico è rappresentata dal suo insolito periodo di maturazione: il limone Interdonato matura infatti fra settembre e ottobre quando sul mercato non ci sono prodotti concorrenti.

La zona di produzione del Limone Interdonato comprende i territori di 20 comun: Messina, Scaletta Zanclea, Itala, Alì, Alì’ Terme, Nizza di Sicilia, Roccalumera, Fiumedinisi, Pagliara, Mandanici, Furci Siculo, S.Teresa di Riva, Letojanni, S. Alessio Siculo, Forza D’Agrò, Taormina, Casalvecchio Siculo, Giardini Naxos e Savoca.

Tele 90

Messina:i sindacati, perchè è ferma la nomina del direttore sanitario del Policlinico?

22052009235I rappresentanti di Flc Cgil – Cisl Univ – Uil PA UR – Confasal Snalsa Cisapuni – Csa della Cisal hanno chiesto alla Direzione generale del Policlinico di Messina un incontro urgente sulla mancata nomina del Direttore sanitario, figura indispensabile per gestire le mumerose problematiche.

In particolare, i rappresentanti sindacali considerano grave la mancata nomina del Direttore sanitario del Policlinico ‘G.Martino’ di Messina ritenuto indispensabile per la risoluzione delle numerose problematiche esistenti e stigmatizzano il reiterato rinvio di confronto da parte della Direzione generale su varie problematiche.

Tra tutte la carenza di personale infermieristico e ausiliario socio-sanitario, soprattutto nelle strutture di medicina d’urgenza pediatrica; Pneumologia; Ginecologia; Rianimazione; Chirurgia toracica e vascolare; Medicina interna e Blocco operatorio del padiglione F.

E ancora la sicurezza sul luogo di lavoro; la rimodulazione area di emergenza intraospedaliera; l’esito della procedura aperta per l’affidamento del servizio di gestioine delle aree di sosta, servizio bus, navetta, guardiania armata, reception e altri servizi accessori; la corresponsione produttivita’ per il 2007 e 2008 e la situazione economica dell’ultimo triennio.

ASCA

Francavilla, a lezione di tutela ambientale col liceo “Caminiti”

mail.google.comE’ iniziata lunedì scorso e si concluderà domenica 15 novembre la Settimana dell’Unesco dedicata all’educazione allo sviluppo sostenibile. Nella Valle dell’Alcantara l’iniziativa è stata convintamente sposata dalla sezione di Francavilla di Sicilia del Liceo Scientifico “C. Caminiti” che, a suo tempo, aveva elaborato un apposito progetto articolato in tutta una serie di eventi didattici e divulgativi che ha particolarmente convinto l’organizzazione internazionale, la quale ha dato il proprio patrocinio a quanto proposto dall’istituto scolastico francavillese sotto la guida dell’insegnante referente Maria Grazia Muri e della collega Antonia Laviano.

“La Scuola vive il Parco – Festa della Sostenibilità e della Solidarietà”
è lo slogan che docenti e studenti hanno voluto conferire alla kermesse alla luce del recente dramma degli alluvionati messinesi, causato proprio dalla scarsa considerazione che l’uomo ha per l’ambiente ed, in particolare, dal dissesto idrogeologico.

In questi giorni, pertanto, oltre a dibattere sui modi migliori per rapportarsi con la natura ed a visitare i luoghi del territorio locale di particolare interesse naturalistico e culturale, i liceali francavillesi stanno anche raccogliendo fondi da inviare in quei piccoli centri nei paraggi di Messina devastati dal maltempo.

Particolarmente significativo è stato il momento convegnistico inaugurale di lunedì scorso, ospitato nella sala consiliare del municipio di Francavilla, sul tema “Sostenibilità, Sicurezza, Solidarietà: l’Uomo per l’Ambiente e l’Ambiente per l’Uomo”.

Al tavolo dei lavori il sindaco Salvatore Nuciforo, le massime cariche scolastiche locali nelle persone del dirigente dell’Istituto Comprensivo Massimo Grasso ed, ovviamente, del preside del Liceo “Caminiti” Santo Giovanni Torrisi (che ha fatto da moderatore), Concetta Barone in rappresentanza del Provveditorato agli Studi di Messina, il rappresentante del Club Unesco “Akesines Taormina” Giuseppe Ferrara, l’arciprete Don Giuseppe Albano, il direttore dell’Ente Parco Fluviale dell’Alcantara Nunzio Priolo e l’assessore provinciale ai Lavori Pubblici Lino Monea.

Ben rappresentato anche il mondo accademico tramite Stefano Cavallaro e Cetty Calabrò, docenti della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Messina, ed il giovane ricercatore Giuseppe Bonura del Centro Nazionale delle Ricerche “I.T.A.E.” avente sede nel capoluogo peloritano.

Tutti gli intervenuti hanno lodato l’iniziativa cui sono stati invitati in quanto espressione di un mondo scolastico che intende confrontarsi con le questioni più attuali poste dalla società contemporanea quali, nella fattispecie, la tutela dell’ambiente, la ricerca di energie alternative e la prevenzione dal dissesto idrogeologico, tutti argomenti scientificamente approfonditi, ma in maniera estremamente chiara e divulgativa, dal docente universitario Stefano Cavallaro e dal ricercatore Giuseppe Bonura, i quali si sono avvalsi di videoproiezioni in “Pps” e di “ingegnosi” circuiti in miniatura simulatori dei procedimenti per la produzione di nuove energie.

Nel suo benvenuto alle scolaresche ed ai relatori, il sindaco Nuciforo ha evidenziato l’impegno della sua Amministrazione sui fronti della tutela ambientale e del ricorso a nuove fonti energetiche (ricordiamo che, proprio nei mesi scorsi, Legambiente ha premiato il Comune di Francavilla in quanto tra le pochissime municipalità siciliane all’avanguardia in materia di prevenzione del dissesto idrogeologico), mentre l’arciprete Albano ha tenuto ad evidenziare come dell’“ambiente da curare” facciano parte anche i disservizi nella raccolta dei rifiuti (determinati dai noti problemi in cui si dibattono gli Ato) e le cosiddette “nuove povertà”, presenti purtroppo anche nel tessuto sociale francavillese.

Nunzio Priolo, direttore del Parco Fluviale dell’Alcantara, ha sottolineato come a salvaguardare l’ambiente e ad evitare sprechi di risorse può contribuire ogni singolo individuo nei più elementari gesti quotidiani, come spegnere l’interruttore della luce in una stanza in cui non ci sta nessuno o chiudere bene il rubinetto onde evitare inutili consumi d’acqua.

Dal canto suo Giuseppe Ferrara, fondatore del Club “Akesines Taormina” costituitosi nei giorni scorsi, ha stigmatizzato la scarsa propensione dell’Italia verso le fonti energetiche rinnovabili, malgrado la sua esposizione al vento e, specie nella nostra Sicilia, al sole (ma andiamoci piano con l’eolico, sia per l’impatto ambientale e sia alla luce del recente scandalo riportato dalle cronache…).

Ha concluso i lavori l’assessore provinciale Lino Monea il quale, con particolare riferimento alla recente tragedia del maltempo nel Messinese, ha auspicato un impegno più serio ed incisivo della classe politica, sino ad oggi dimostratasi poco attenta ai problemi reali della società perché “distratta” da questioni di carattere particolaristico e dal “respiro breve”.

Hanno fatto seguito le domande che gli studenti del “Caminiti” hanno rivolto ai vari relatori.

Nel corso della mattinata, inoltre, i liceali hanno donato al Comune di Francavilla di Sicilia un plastico da loro realizzato della collina del castello medievale, ormai assurto a simbolo del centro alcantariano (nella foto il sindaco Nuciforo ed il preside Torrisi accanto all’elaborato).

Rodolfo Amodeo

Fiumefreddo: ad un anno dall’ omicidio nessuna giustizia, la voce dei Vadalà

1111200920927 Novembre 2008 – 27 Novembre 2009:
È passato un anno da quando Salvatore non fece più ritorno a casa per
essere poi ritrovato morto l’08 Dicembre 2008.
Un anno carico di dolore e di sofferenze anche perché chi lo ha ucciso
ancora non è stato assicurato ala giustizia. Quando tempo deve ancora
passare perché questo accada?

Vogliamo che si faccia giustizia per noi e per tutti i genitori che vedono
crescere i loro figli in mezzo alla delinquenza che ormai sta prendendo
il sopravvento sulla nostra città.

La cosa che ci fa più soffrire è ricordare tanti giovani che il giorno del
funerale gridavano vendetta, ma molti di essi sanno chi è stato e non
vogliono parlare perché hanno paura di quattro balordi che agli occhi
della società non valgono niente, credono che con la violenza si ottiene
tutto ma in realtà sono i più deboli di tutti.

Chiediamo, ancora una volta, con forza che quanti sono a conoscenza
di fatti, anche minimi, parlino, anche se in forma anonima e che la
Magistratura possa presto concludere le indagini per poi processare i
colpevoli e assicurarli alla giustizia.

Facciamo appello ai genitori perché non cadano nel silenzio della
paura, la morte di un figlio per malattia o per incidente è brullo, ma
sapere che è stato ucciso e non conoscere i colpevoli è cosa
straziante.

FACCIAMO VIVERE FIUMEFREDDO E COMBATTIAMO LA VIOLENZA:
DENUNCIAMO IL MALE

Grazie

La famiglia Vadalà

Quando l’Amministrazione non risponde al cittadino: ovvero l’omertà fatta potere.

Meno di cosìNel condominio in cui risiedo, in Via Francavilla n.329 a Trappitello, quando piove in maniera sostenuta si manifesta un ritorno di acque nere dalla fogna comunale (che evidentemente s’intasa) verso l’impianto di scarico del condominio stesso.

La forza dell’acqua è tale da sollevare un tombino interno, provocando ingente tracimazione di acque malsane con conseguente allagamento delle corsie dei garages e dei garages stessi, posti al piano interrato.

Alcuni sostengono che il ns. complesso sia posto “sotto quota” e che l’allacciamento alla rete comunale è stato realizzato in maniera inadeguata.

Altri ancora ritengono che effettivamente la fognatura comunale trappitellese è ormai inadeguata alla popolazione residente e che nel tempo sono stati realizzati solo interventi tampone o addirittura solo propedeutici ad un più ingente investimento necessario per la realizzazione di una nuova fognatura principale.

Nell’incertezza, e prima di delegare un tecnico allo risoluzione del problema, abbiamo pensato di interpellare il Comune di Taormina, nella persona dell’Assessore ai LL.PP. (che detiene anche la delega all’Area Manutentiva) per chiedere lumi sulla problematica e sulla sua possibile risoluzione.

D’altra parte – ci siamo detti – chi meglio dell’Amministrazione Comunale può dare risposte al cittadino in un caso simile?

Così il 19 settembre abbiamo redatto una gentile missiva e l’abbiamo presentata al protocollo di Palazzo dei Giurati.
Tralascio di enumerare la quantità di pressanti richieste telefoniche effettuate prima di ottenere una visita volta ad accertare il problema.

Alla fine si è presentata una squadra di operai che, più a valle di circa 10 metri rispetto all’ubicazione del ns. complesso (direzione Farmacia), ha rintracciato sotto l’asfalto un tombino (si vede che in occasione dei lavori di bitumazione nessuno vigilava…) operando tramite il quale, miracolosamente, si liberava la condotta comunale e, palesemente e conseguentemente, anche l’intasamento avvenuto all’interno del ns. condominio.

Purtroppo quando poi arrivava la squadra di tecnici e burocrati comunali (incluso un individuo in ciabatte qualificatosi come l’Assessore), la loro versione era comunque quella per la quale siamo allacciati male o, nella migliore delle ipotesi, siamo allacciati alla “fogna vecchia” (!?).

Dulcis in fundo, alle proprie rimostranze, i residenti inferociti si sono sentiti rispondere con un gradevole <<’nchiudi stù tombinu; annamuninni e lassamuli ‘nta ‘mmerda>>, proferito da uno dei colletti bianchi intevenuti all’indirizzo di uno degli operai.

Come se non bastasse, ad un certo punto si è materializzato un sedicente ingegnere oriundo della Sicilia centrale (evidentemente conosciuto dai nostri “colletti bianchi”, con i quali si è salutato), il quale, munito di mappa della fognatura comunale, millantando grande competenza e forti entrature in seno all’Amministrazione Comunale, ci faceva capire che, ove lo avessimo incaricato dell’esecuzione dei necessari lavori, li avremmo ottenuti a completo carico del Comune di Taormina.

Questo a patto di lasciarlo fare e di starci buoni.
Il ns. essere “rompi…” ha fatto sì che non se ne facesse nulla.

Infatti riteniamo che un cittadino onesto che, pagando le tasse, mantiene cotanta organizzazione politico-burocratica debba pretendere dalla stessa una trasparente collaborazione e la certezza di una risposta quando pone una richiesta.

Siamo nel 2009: è tempo di finirla con questo clima clientelare per il quale il cittadino è ostacolato nel perseguimento dei propri diritti, finchè non si china ad invocarli come favori ai potenti di turno e agli “amici degli amici”.

Perciò abbiamo preteso una risposta scritta.

A ottobre (il 15, dopo un nuovo allagamento) scriviamo una nuova lettera in cui riassumiamo i fatti e richiediamo perentoriamente la risoluzione del problema.

La inviamo per raccomandata a: Sindaco, Assesore al ramo, Comandante dei VV.UU., dirigente dell’Area Manutentiva e per conoscenza pure al Prefetto.

E’ passato quasi un mese e ancora nessuna delle suddette Autorità si è degnata di scrivere due righe a questi popolani di Trappitello.
Nessuno evidentemente si prende la responsabilità di scrivere nero su bianco come stanno le cose.

E non è che si pretenda di aver ragione!

Ci basterebbe anche solo che ci scrivano ufficialmente la loro versione dei fatti.
Mi viene da pensare che l’Autorità non ha più autorevolezza….

Nello Patanè – Pippo Calà

PETIZIONE BASILE, LA SORELLA DI BRUNO CONTRADA FIRMA: “NONOSTANTE BASILE DEBBA CHIARIRSI LE IDEE SULL’OPERATO DI MIO FRATELLO”

pisanuLo scorso 4 novembre su NEBRODI E DINTORNI abbiamo pubblicato la lettera inviataci dalla dott. Agnese Pozzi, medico personale di Bruno Contrada, indirizzata al sen. Beppe Pisanu, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, per “perorare, da comune cittadina, la causa di GIOACCHINO BASILE, un sindacalista storico della Fincantieri di Palermo che ha denunciato con forza, negli anni, le infiltrazioni mafiose nello stesso, ma è rimasto inascoltato come una voce che ha gridato invano nel deserto (ed anche emarginato dai suoi colleghi)”

Gioacchino Basile chiede di essere ascoltato dalla Commissione parlamentare antimafia, con l’obiettivo di far luce su tanti lati oscuri della vicenda che lo vede coinvolto.

La dott. Agnesina Pozzi conclude la sua lettera aperta con l’augurio che “saranno tanti i firmatari, anche perchè le firme andranno direttamente al sen. Beppe Pisanu”.

Tra le molte firme già apposte e dichiarate vi è quella della sorella del dott. Bruno Contrada, le cui vicende giudiziarie sono a tutti note.

Ecco quanto scrive la sig.ra Ida Contrada, sorella di Bruno, rivolgendosi al destinatario della petizione Gioacchino Basile:

“Vi invito a firmare coraggiosamente questa petizione.
Nonostante Gioacchino Basile debba chiarirsi molte idee sul conto dell’operato “specialistico” di mio fratello Bruno (benché nella sua lettera a Salvatore Borsellino l’abbia dichiarato INNOCENTE) aderisco al suo invito a fare chiarezza e PRETENDO che sia ascoltato dalla Commissione Antimafia!

Poi, verrà il giorno in cui si ricrederà su mio fratello e potremo anche stringerci la mano! In fondo, dalle nostre diverse sponde combattiamo per la Verità ma soprattutto contro la MAFIA di certa ANTIMAFIA”!
Ida Contrada

Nebrodi e dintorni

Per sottoscrivere la petizione:
http://www.petitiononline.com/nov2009/petition.html

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