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Sviluppo locale: Tadduni fa da sé…

tadduni_gaggiIl sindaco di Gaggi ha messo a disposizione dei suoi concittadini imprenditori o aspiranti tali delle somme del bilancio comunale per sostenerne gli investimenti. Si parte con un totale di 47mila euro da impiegare nella ristrutturazione di immobili ad uso abitativo e ricettivo e nella creazione o nell’ampliamento di piccole e medie imprese

Un Comune può promuovere lo sviluppo locale anche senza aspettare la cosiddetta “manna dal cielo”, ossia gli aiuti dispensati dagli enti superiori (Unione Europea, Stato, Regione, ecc.) attraverso l’elargizione dei fondi comunitari a fronte di complesse progettualità.

E’ questa la sfida che si è intestato l’attuale sindaco di Gaggi, Franco Tadduni, il quale nel 2007, a pochi mesi dal suo insediamento, ha iniziato a gettare le basi per destinare somme del bilancio comunale a quei suoi concittadini intenzionati ad avviare o migliorare delle attività imprenditoriali.

“Al di là delle funzioni istituzionali proprie – è la “filosofia” che ispira le varie determine e delibere dell’Amministrazione Comunale gaggese al riguardo – un Comune deve anche sforzarsi di innalzare la qualità di vita, e quindi il benessere economico, della collettività che si trova a gestire, sostenendo ed incentivando l’iniziativa privata dei suoi abitanti”.

Così, come prima cosa, furono stanziati tremila euro in favore di un consulente (il dott. Francesco Bondì, proveniente dal Comune palermitano di Trabia) affinché predisponesse l’apposito Piano di Sviluppo Locale che, a breve, dovrebbe avere attuazione.

Nei giorni scorsi, infatti, la Giunta Tadduni ha adottato la delibera che ripartisce le risorse in questa fase disponibili per avviare il suddetto Piano: l’ammontare complessivo è pari a 47mila euro, ossia poco più del 30% rispetto allo stanziamento globale previsto di 150mila euro; ma i rimanenti 103mila euro si conta di reperirli nei prossimi esercizi finanziari.

Per intanto, questi primi incentivi riguarderanno il recupero per uso abitativo degli immobili abbandonati, il potenziamento dell’offerta turistica extralberghiera (ossia la predisposizione di immobili ad uso ricettivo per adibirli, ad esempio, a bed&breakfast) nonché delle attività di piccole e medie imprese operanti nei comparti del commercio, dell’artigianato, dell’agricoltura e dei servizi al turismo. In particolare, per il recupero degli immobili ad uso abitativo saranno in totale a disposizione 10mila euro, per il potenziamento dell’offerta turistica extralberghiera 15mila euro e per gli aiuti alle imprese in genere 22mila euro.

Gli aiuti economici serviranno ai privati per coprire il 70% dei tassi d’interesse applicati dagli istituti di credito, i quali saranno quanto prima chiamati a stipulare un’apposita convenzione con l’Amministrazione Comunale di Gaggi; dopodiché tutto sarà pronto per la pubblicazione dei bandi e l’avvio concreto delle azioni previste nel Piano di Sviluppo.

Ovviamente, sono stati fissati dei limiti: ogni singolo contratto di finanziamento non deve superare l’importo di 25mila euro e la durata di sei anni; l’importo del prestito richiesto potrà essere utilizzato fino ad un massimo di 20mila euro per la riqualificazione dell’unità immobiliare e fino ad un massimo di 5mila per l’acquisto di arredi; per ogni posto letto potrà essere richiesto un contributo non superiore a 5mila euro. Naturalmente, chi parteciperà al bando per il recupero di immobili ad uso abitativo dovrà essere residente a Gaggi, e nel territorio dello stesso Comune devono avere la loro sede operativa le attività imprenditoriali per le quali si chiede sostegno.
Per la concessione delle agevolazioni si terrà conto dell’ordine di presentazione delle domande, fino all’esaurimento delle somme previste per ciascuna tipologia d’intervento.

Ulteriori dettagli ed informazioni potranno essere acquisiti visionando il website istituzionale del Comune all’indirizzo “www.comune.gaggi.me.it”.

Rodolfo Amodeo

E nel nisseno imprenditori che denunciano non pagano tasse

fotosindacodimartinoGli imprenditori che denunceranno il ‘pizzo’ saranno esentati per cinque anni dai tributi locali.

Lo prevede il ‘pacchetto antiracket’ voluto dal sindaco di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, Giovanni Di Martino (Pd), e votato anche dal consiglio comunale.

Nello specifico i benefici sono l’esenzione per cinque anni del pagamento dell’Ici, della tassa sull’occupazione del suolo delle aree pubbliche (Tosap), dell’imposta comunale sulla pubblicità (Icp) e dei canoni di concessione dei box del mercato ortofrutticolo.

“Per ottenere queste agevolazioni – dice il sindaco – è necessario che l’imprenditore presenti formale denuncia e collabori con le forze dell’ordine per denunciare gli usurai e che vi sia il rinvio a giudizio dell’imputato.

Al contrario per gli imprenditori conniventi e dunque accusati di favoreggiamento si vedranno revocate le concessioni preesistenti.

Con queste misure – conclude Di Martino – abbiamo avviato un percorso di lotta alla criminalità”.

Apcom

Confessione di un medico “sindacalista”

mediciSono un medico ospedaliero,che per molti anni ha ricoperto cariche sindacali pur continuando a lavorare in un reparto di chirurgia di un ospedale di provincia, dove si affrontano spesso in condizioni da trincea importanti urgenze.

Ho deciso però di raccontare la mia esperienza di “sindacalista” perché al di là dei risentimenti e delle delusioni personali esiste nell’area della rappresentatività “sindacale” medica un problema serio,costituito principalmente dal graduale asservimento dei dirigenti sindacali

sia al potere manageriale quanto a quello politico,che taglieggiano il sistema sanitario,avendone un ritorno in termini di favori per sé di tipo carrieristico o per i loro amici e parenti nell’assegnazione degli incarichi .

Si impedisce così alle professionalità esistenti nel nostro territorio di realizzare le proprie aspirazioni offrendo ai cittadini prestazioni adeguate ai tempi ed agli standard scientifici riconosciuti intemazionalmente.

Tutto ciò contribuisce a creare quella voragine nei conti pubblici della sanità di molte Regioni,ma specialmente della nostra Sicilia, i cui deleteri effetti stanno provocando i tagli attuali inseriti nel cosiddetto Piano di Rientro.

Ho ricoperto la carica di segretario provinciale di un sindacato medico per quasi 4 anni,ma ancor prima ero stato membro della segreteria regionale.

E’ stata un’esperienza per alcuni versi entusiasmante,che mi ha permesso di difendere molti colleghi da ingiustizie e soprusi,che spesso subivano dai loro “primari” o da qualche manager sanitario o dirigente amministrativo.

Ho lottato con mezzi talora apparentemente poco ortodossi ;intendiamoci nulla di grave se si esclude qualche levata di scudi alzando il tono della voce o battendo il pugno sul tavolo al massimo; ma soprattutto ho denunciato anche alla magistratura situazioni di illegalità o di mancata applicazione di norme contrattuali o addirittura violazioni del codice penale, che andavano a penalizzare i colleghi.

Naturalmente tutto ciò veniva portato a termine spesso senza il consenso né tanto meno la solidarietà degli altri rappresentanti sindacali,i quali,avendo già concordato con i vertici aziendali la strategia,avevano il timore di compromettere gli accordi sottobanco già fatti ,senza pensare ai colleghi che ad essi affidavano le loro speranze di vedere risolte le proprie controversie.

Ma soprattutto erano i vertici manageriali dell’azienda sanitaria,che cominciavano ad innervosirsi per le numerose denunce,che il sindacato continuava a fare con assiduita e puntigliosità pericolose per le loro strategie e i loro giochi di potere concertati in perfetta sintonia con il loro referente politico o di “loggia”.

Si fa strada così il progetto della mia destituzione,che trova d’accordo i vertici del mio sindacato,a cui non pareva vero di prendere due “piccioni ” con una fava,come si suoi dire,owero ingraziarsi il potere e sbarazzarsi di un personaggio “scomodo” all’interno del sindacato perché dotato di autonomia di pensiero e d’azione: due qualità non tollerate
( molto più conveniente per loro un segretario provinciale silenzioso,ossequioso, “bavoso”).

E così si realizzò il piano fra la gioia di tutti, compresi quei medici ,che nella buona tradizione della nostra repubblica , si vendettero per un piatto di lenticchie o altrimenti furono seriamente minacciati chi di non aver rinnovato l’incarico ,chi di non fare più carriera.

A distanza di alcuni mesi dalla vicenda raccontata a grandi linee,naturalmente, la mia sensazione è che si sia aperto un grande vuoto nella rappresentanza sindacale dei medici e il silenzio tombale di questi giorni,zeppi di stravolgimenti nella nostra sanità,

non fa prevedere nulla di buono. Occorrerà un grande scatto d’orgoglio soprattutto da parte dei medici più giovani per scalzare i vecchi dirigenti sindacali o per dare forza a quei sindacati ,che dimostrino di essere liberi dai condizionamenti del potere,

in grado di affermare la centralità del ruolo del medico nella vita pubblica e sociale del paese;

così forti da imporre trasparenza nella scelta dei manager , nella formulazione delle graduatorie concorsuali e nell’assegnazione degli incarichi dirigenziali.

Molti penseranno che si tratti di “fanta-sanità” ma in fondo è quanto ha dichiarato di recente in un’ intervista al quotidiano “La Repubblica” il nostro assessore regionale alla Sanità Massimo Russo.

Voglio sperare che sia l’inizio della vera rivoluzione della Sanità siciliana.

Una Valle dalla bellezza violata

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Antiestetici pali e tralicci ed un’inutile segnaletica deturpano alcuni caratteristici e suggestivi angoli naturali dell’Alcantara, a cominciare da quelli che dovrebbero essere “superprotetti” perché rientranti nella “Zona A” del Parco Fluviale.

Le varie pubblicazioni turistiche, intanto, mandano in giro per il mondo le foto che ritraggono tali brutture. La denuncia dell’associazione “Italia Nostra”

La Valle dell’Alcantara è paragonabile ad una donna bella, ma che… veste male perché indossa indumenti poco consoni al suo fascino.

Tanti suggestivi angoli naturalistici che la connotano, infatti, risultano imbruttiti da elementi del tutto estranei, come pali, tralicci e tabelloni vari, che disturbano la vista dell’osservatore in quanto, come suol dirsi, “fanno a pugni” col contesto ambientalein cui si trovano collocati.

L’elenco di tali antiestetiche “vedute” potrebbe essere lungo; ma ci limitiamo a citare i casi più eclatanti, recentemente segnalati dalla sezione francavillese dell’associazione “Italia Nostra” tramite il suo responsabile per la comunicazione Ferruccio Puglisi (ex presidente del sodalizio ambientalista che ha passato il testimone a Franco Camardi):

località Dietro Castello, Contrada Santa Caterina, il Ponte di Castiglione e persino alcuni punti di quella che dovrebbe essere la “superprotetta” Zona A del Parco Fluviale dell’Alcantara, come le Gole di Motta Camastra ed il ponticello di contrada Ciappa a Francavilla di Sicilia.

Ed il paradosso è che tali brutture stanno “godendo” di una massiccia divulgazione in quanto non si è potuto fare a meno di immortalarle nelle foto contenute in svariate pubblicazioni turistiche (ma che fine hanno fatto i vari programmi di fotoritocco?!…).

«Nel 1993 – si legge in un’apposita nota divulgata da Ferruccio Puglisi per conto di “Italia Nostra” – avevamo promosso una forte iniziativa contro l’indiscriminata proliferazione di pali e tralicci, impiantati alla rinfusa da Sip ed Enel nei luoghi più disparati e senza un minimo di rispetto per l’ambiente ed il paesaggio.

In quell’occasione, su nostra sollecitazione, le Amministrazioni Provinciali e le Soprintendenze di Messina e Catania inviarono sul posto i rispettivi addetti per la verifica di quanto da noi segnalato e, constatatane la veridicità,

qualcuno di quei pali venne rimosso; tanti altri, però, a tutt’oggi sono rimasti, vuoi per il disinteresse al riguardo degli amministratori locali, vuoi per l’obiettiva difficoltà nel modificare l’articolazione di certi impianti;

ma, in ogni caso, non è assolutamente tollerabile che pali e tralicci si trovino impiantati sulle sponde dell’Alcantara, con cavi telefonici ed elettrici che attraversano il fiume, disturbando la vista del paesaggio nei punti più suggestivi quali le contrade Dietro Castello, Santa Caterina, Ponte di Castiglione, ecc..

«Il fatto è che non solo non si interviene su pali e tralicci, ma nemmeno su cartelli e tabelle, molto più semplici da rimuovere rispetto ai primi. Si tratta di segnali che si trovano nella Zona A del Parco, ma che nulla hanno a che vedere con l’area protetta. Oltre alla “vista”, rovinano anche le immagini riprese da turisti e visitatori con la telecamera o con la macchina fotografica.

E le stesse fotografie con cui l’Ente Parco pubblicizza tali località nelle sue brochure che vanno in tutto il mondo, sono sempre disturbate dalla presenza di questi antiestetici ed inutili segnali. In quelle illustrazioni si vedono, ad esempio, tabelle metalliche deformate in quanto, evidentemente, qualcuno ha tentato di toglierle senza riuscirci.

«Una, in particolare, ha forma rettangolare, colore bianco e scritta rossa e si trova attaccata al pilone dell’antico ponticello della Ciappa (Francavilla); ed almeno servisse a qualcosa: porta la sigla della “Fips” (Federazione Italiana Pesca Sportiva), estinta… da circa vent’anni!

Un altro cartello, a forma di triangolo, si trova inchiodato sulla parete basaltica di destra delle Gole dell’Alcantara, a circa quattro metri d’altezza dalla superficie dell’acqua; trattasi di un segnale di pericolo per eventuali inondazioni improvvise,

di cui si può fare benissimo a meno in quanto nelle vicinanze, a seguito dell’annegamento di uno studente verificatosi nel 1992, sono collocati altri cartelli segnalanti lo stesso pericolo. Cosa costa, dunque, rimuovere queste due tabelle?!

Non ci sarebbe danno per nessuno, ma solo un notevole beneficio per la naturalità di quei siti. E sempre alle Gole dell’Alcantara, ed in particolare all’ingresso, altri cartelli fanno capolino come degli autentici intrusi tra la vegetazione, tra cui uno che esorta a visitare il Convento dei Cappuccini di Francavilla».

Ferruccio Puglisi conclude la sua nota mettendosi a disposizione dei responsabili dell’Ente Parco Fluviale dell’Alcantara per andare ad individuare direttamente sui luoghi la sgradevole segnaletica.

Sarebbe il caso di prendere a modello quanto si sta facendo in parecchie oasi protette della Sicilia (Capo Rama, Isolabella, Lago di Piana degli Albanesi, Saline di Trapani, Torre Salsa, ecc.), nei cui territori una società ha il preciso compito di garantire un impatto ambientale pari allo zero.

IL GAZZETTINO – Rodolfo Amodeo

Olindo Canali e il trasferimento

parmalianaSembra ormai essere giunta agli sgoccioli la permanenza di Olindo Canali alla Procura di Barcellona.

Giorno 30 aprile il Consiglio Superiore della Magistratura deciderà se aprire il procedimento per il trasferimento del magistrato brianzolo a seguito della nota lettera-testamento del 2006 approdata al processo Mare Nostrum ma Canali sembra voler giocare d’anticipo ed ha annunciato ad un settimanale messinese di essere pronto a presentare una propria richiesta di trasferimento indicando come sedi prescelte Catania, Caltanissetta e Catanzaro.

Ufficialmente il sostituto procuratore chiede di essere destinato ad altro ufficio sulla base della legge che dispone la rotazione entro 8 anni di servizio nella stessa procura, ma dopo ben 18 anni trascorsi a Barcellona, sembra chiaro che l’annuncio si ricolleghi alle vicende che lo hanno visto protagonista.

In effetti anche all’inizio dello scorso anno Canali era in procinto di andar via ma per due voti il plenum del Csm gli ha preferito Luigi Patronaggio a capo della Procura di Mistretta dopo che in commissione Incarichi direttivi aveva ottenuto la maggioranza dei consensi. La richiesta di trasferimento, comunque, è già accompagnata dalle prime polemiche.

E’ Sonia Alfano ad accusare il magistrato di vera e propria fuga. “Davanti ad una quantità enorme di colpe e responsabilità, molte delle quali ammese da lui stesso- afferma la figlia del giornalista Beppe Alfano, adesso candidata alle europee-

Canali scappa senza neppure attendere la decisione del CSM. Canali – conclude Sonia Alfano – dovrebbe ora restare al suo posto, senza fuggire, ed affrontare le conseguenze”.

Influenza suina: domande e risposte

infl-suinaCos’è l’influenza suina?
L’influenza suina è una malattia respiratoria acuta dei maiali causata da virus influenzali del tipo A, che causano abitualmente epidemie di influenza tra i suini. I virus dell’influenza suina causano alti livelli di malattia e bassa mortalità nei maiali. I virus dell’influenza suina possono circolare tra i maiali in tutti i mesi dell’anno, ma la maggior parte delle epidemie si manifestano nel tardo autunno ed in inverno, così come accade per le epidemie nella popolazione umana. Il virus dell’influenza suina classica (virus influenzale A/H1N1 è stato isolato per la prima volta negli anni 30 del secolo scorso.

Quanti sono i virus dell’influenza suina?
Come tutti i virus influenzali anche quelli dell’influenza suina mutano continuamente: i maiali possono essere infettati dai virus del’influenza aviaria così come da quelli dell’influenza suina. Quando virus influenzali di differenti specie animali infettano i suini, i virus possono andare incontro a fenomeni di “riassortimento” e nuovi virus che sono un mix di virus umani/aviari/suini possono emergere. Nel corso degli anni, sono emerse diverse varianti di virus influenzali suini; al momento, nei maiali sono stati identificati 4 sottotipi principali di virus influenzali di tipo A: H1N1, H1N2, H3N2, and H3N1. Comunque, la maggior parte dei virus isolati recentemente nei maiali sono stati H1N1.

L’influenza suina può infettare l’uomo?
I virus dell’influenza suina non infettano normalmente l’uomo. Comunque, possono verificarsi infezioni umane sporadiche con virus influenzali suini. Comunemente questi casi di infezione umana da virus influenzali suini si manifestano in persone con esposizione diretta ai maiali (per esempio lavoratori addetti ad allevamenti e industrie suinicole, frequentatori di fiere zootecniche) .

Quali sono i sintomi dell’influenza suina nell’uomo?
I sintomi dell’influenza suina sono simili a quelli della “classica” influenza stagionale e comprendono: febbre, sonnolenza, perdita d’appetito, tosse. Alcune persone con influenza suina hanno manifestato anche raffreddore, mal di gola, nausea, vomito e diarrea. Come l’influenza stagionale, anche l’influenza suina può causare un peggioramento di patologie croniche pre-esistenti e in passato sono stati segnalati casi di complicazioni gravi (polmonite ed insufficienza respiratoria) e decessi associati ad infezione da virus dell’influenza suina .

Quanto à grave l’influenza suina nell’uomo?
Come l’influenza stagionale, l’infezione da virus influenzale suino nell’uomo può presentarsi in forma lieve o grave.

Le persone possono prendere l’influenza suina mangiando carne di maiale?
No, i virus dell’influenza suina non sono trasmessi dal cibo; non si può contrarre l’influenza suina mangiando maiali o prodotti a base di carne di maiale. Mangiare carne maneggiata in maniera appropriata, carne cotta e prodotti a base di carne suina. Cuocere la carne a temperatura interna di 70-80 ° gradi uccide il virus dell’influenza suina, così come gli altri batteri e virus.

Come si trasmette l’influenza suina?
I virus influenzali possono essere trasmessi direttamente dai maiali all’uomo e dall’uomo ai maiali. Le infezioni umane con virus influenzali di origine suina si manifestano con maggiori probabilità in persone che hanno contatti ravvicinati con i suini , come negli allevamenti o nelle fiere zootecniche. E’ possibile anche la trasmissione da persona a persona. Si ritiene che ciò accada con le stesse modalità di trasmissione dell’influenza stagionale, cioè attraverso la diffusione di goccioline di secrezioni naso-faringee con la tosse e lo sternuto. Le persone possono anche infettarsi toccando superfici contaminate con secrezioni infette e e poi portando alla bocca e al naso le mani. Per questo il lavaggio delle mani è una misura molto importante per ridurre il rischio di infezione.

Il virus di quest’epidemia in Messico e USA è contagioso?
Ci sono evidenze, stabilite dai CDC degli Stati Uniti d’America, che il virus responsabile dei casi negli Stati Uniti si sta diffondendo da persona a persona: comunque in questo momento non è possibile sapere quanto facile sia questa trasmissione.

Come si può diagnosticare l’infezione da virus influenzali suini nell’uomo ?
Per la diagnosi di influenza suina A è necessario raccogliere un campione di secrezioni respiratorie (tampone nasale o faringeo) entro i primi 4 – 5 giorni dall’inizio dei sintomi (quando è maggiormente probabile che la persona elimini i virus). Comunque, alcune persone e in particolar modo i bambini possono eliminare il virus influenzale per 10 giorni e più. L’identificazione del virus dell’influnza suina  richiede l’invio del campione ad un Laboratorio di riferimento della rete Influnet, con il coordinamento dell’Istituto supeiore di sanità..

Quali farmaci possono essere usati per trattare le infezioni da virus influenzali suini nell’uomo?
Sono disponibili diversi tipi di farmaci antivirali per il trattamento dell’influenza: amantadina, rimantadina, oseltamivir e zanamivir . Mentre la maggior parte dei virus dell’influenza suina si sono rivelati suscettibili a tutti e quattro i farmaci, i virus influenzali suini isolati recentemente dagli uomini sono resistenti alla amantadina e alla rimantadina; pertanto solo oseltamivir e zanamivir sono raccomandati per il trattamento / prevenzione dell’Influenza umana da virus influenzale suino

Quante epidemie di influenza suina si conoscono?
Probabilmente l’epidemia più conosciuta è quella che ha colpito i soldati di Fort Dix , New Jersey (USA), nel 1976 , con circa 200 casi tra i soldati presenti nel campo. Il virus causò malattie con segni radiologicamente evidenti di polmonite in almeno 4 soldati e 1 decesso: tutti i colpiti erano precedentemente in buona salute . Il virus si era trasmesso attraverso contatti stretti nel corso di sedute di addestramento, con trasmissione limitata al di fuori di questo contesto. Si ritiene che il virus abbia circolato per un mese , per scomparire spontaneamente. La fonte del virus , il momento esatto della sua introduzione a Fort Dix e i fattori che possono avere influenzato la sua diffusione e durata sono sconosciuti. L’epidemia potrebbe essere stata causata da un virus animale introdotto in contesto di particolare affollamento nel periodo invernale .Il virus influenzale suino isolato dai soldati di Fort Dix fu denominato A/New Jersey/76 (Hsw1N1). L’episodio fu alla base di una estesa campagna di vaccinazione antinfluenzale nel 1977.

CDC e Ministero Lavoro, Salute e Politiche Sociali – Direzione generale Prevenzione sanitaria

Nuove speranze per i lavoratori della Rodriquez ?

messina-duomoSi è svolto, infatti,il  22/04/2009 presso il palazzo d’Orleans, sede della Presidenza del Comitato Regionale per il Lavoro, l’ occupazione e le politiche sociali, un incontro  sulla crisi occupazionale che ha investito i Cantieri Navali Rodriquez di Messina.

L’incontro nasce dopo quello avuto presso il Comune di Messina con il sindaco Buzzanca giorno 8 aprile.

I rappresentanti sindacali  De Leo, Bombaci e Messina dichiarano il loro apprezzamento sulla  validità ed importanza  dell’accordo siglato in azienda il 16 Aprile scorso:

“Tale accordo, sancisce la stabilizzazione con contratti a tempo indeterminato di 14 lavoratori precari, con rapporti  in scadenza o scaduti.

Inoltre,  l’anticipazione ai lavoratori della CIG da parte dell’azienda, e la messa in mobilità volontaria di 20 lavoratori che lascerebbero posto al rientro dalla CIG di altrettanti colleghi, sono senz’altro dei risultati apprezzabili”.

“Siamo soddisfatti, inoltre,  dell’esito dell’incontro che prevede misure di sostegno promosse dalla Commissione Legislativa Lavoro dell’ARS e l’imminente presentazione da parte dell’azienda di un documento di programmazioneche garantisca il rientro  dei lavoratori posti in Cassa integrazione e la conseguente normalizzazione dell’attività produttiva”.
“LA RODRIQUEZ A MESSINA NON VUOLE CHIUDERE” .

Policlinico di Messina: specializzandi in cattedra

policlinico_messinaViaggio inchiesta nei reparti. Affidati agli studenti

“I pazienti li gestiamo dal soli. Ma se non ce la facciamo chiediamo aiuto al medico della guardia interdivisionale.

Nel caso sia impegnato in una consulenza al pronto soccorso, e solo nei casi più gravi, chiamiamo il reperibile a casa”.

Il medico del reparto di Neurochirurgia (al padiglione E del Policlinico di Messina diretto da Franco Tomasello, il rettore dell’Università), nei giorni festivi e durante il turno notturno, entrambi indigesti ai 700 medici strutturati dell’azienda universitaria (più di uno per posto letto), ha la faccia di un giovane specializzando.

Martedì 21 aprile, alle 21 e 30, ha il volto di una ragazza al terzo anno di specializzazione che racconta con orgoglio delle sue capacità di fronteggiare anche situazioni delicate.

A lei sono stati affidati 10 pazienti ricoverati in uno dei reparti con i livelli di rischio più elevato. “Sono pur sempre un medico”, aggiunge. Ed anche super impegnato.

La neurochirurgia in formazione nega, ma sulla parete della sala medici è affisso un foglio con i turni di servizio. La domenica precedente aveva effettuato un turno, sempre da sola, di 24 ore interrotte: dalle 8 di mattina della domenica alle 8 del lunedì.

Una prassi anche per gli altri 4 colleghi di reparto. E con ritmi più cadenzati per lo specializzando di Chirurgia Oncologica, diretta da Francesco Salpietro, che si trova la piano di sopra. “Facciamo molte più ore di quelle previste ma non mi sembra che ci sia niente di male”.

TURNI OLTRE OGNI REGOLA. “Se l’orario di lavoro avesse questa durata-commenta il direttore sanitario Sebastiano Coglitore-sarebbe gravissimo”.

Per legge gli specializzandi sono tenuti a 38 ore di servizio alla settimana, oltre le quali non godono di copertura assicurativa, ma nessuno al Policlinico controlla quante ne facciano effettivamente e visto quanto succede è pure un bene: in una riunione dei direttori delle scuole di specializzazione del 26 settembre 2007 si era stabilito che dovesse “essere fatta richiesta all’azienda Policlinico del badge”.

Non se n’è fatto nulla.

SPECIALIZZANDI SOTTO TUTOR. La legge prevede anche che gli specializzandi debbano operare “sotto la guida di un medico strutturato che faccia loro da tutor”. Ciro Famulari, il direttore della scuola di specializzazione di Chirurgia, in una nota dell’ottobre 2007 ancora affissa in una bacheca accanto alla porta d’ingresso del reparto di Chirurgia d’urgenza che dirige, ha specificato il senso della norma scaricandone però l’osservanza sugli specializzandi: “Si fa obbligo agli specializzandi di svolgere l’attività sotto diretta sorveglianza di un medico strutturato”, ha scritto.

La legge, però, è fatta per essere violata. Era la vigilia del Natale 2008 quando al preside della Facoltà di Medicina, Emanuele Scribano, giunse via mail una nota allarmata di uno specializzando che si chiudeva con una richiesta di intervento:

“Confidiamo in lei affinchè possa sistemare nei vari reparti tutte quelle situazioni in cui vi sono specializzandi di guardia nei turni festivi e notturni senza medico strutturato”. Scribano girò la nota ai direttori delle scuole di specializzazione: “Sono certo che via sia la dovuta attenzione per quanto segnalato”, chiosò.

Il preside aveva peccato di ottimismo.

Perché non solo nei reparti di Neurochirurgia, ma in molti altri del Policlinico, gli specializzandi vengono lasciati senza guida e senza tutor ad occuparsi dei pazienti nei turni di notte e nei festivi.

“Dopo che il commissario Giuseppe Pecoraro dal 2008 ha posto un argine allo straordinario che pesava sulle casse per 8 milioni di euro all’anno, 3 volte quanto previsto dal fondo non sforabile, è più difficile trovare medici disposti a fare i turni notturni e festivi”, sottolinea Coglitore.

Ed infatti in Chirurgia Vascolare e in Chirurgia Toracica, due reparti, due primari, Francesco Spinelli e Maurizio Monaco, ma stesso ambiente, di notte e nei giorni festa i 46 pazienti sono affidati allo specializzando di turno.

Alle 21 di sera di domenica 19 aprile, un’ora dopo l’inizio del turno notturno, uno specializzando è alle prese con le cartelle cliniche del paziente: “Da qualche tempo i medici di strutturati non vogliono più fare i turni di notte e festivi”, ammette.

Ma non demorde: “Sto aspettando il mio primario, il professore Spinelli”. Che essendo primario è esentato da questi turni. Sebastiano Coglitore, il direttore sanitario, dapprima nega: “Non ne sono a conoscenza ma sarebbe grave”.

Poi ammette: “Giovanni Egitto, il direttore medico di presidio mercoledì 22 aprile ha avuto un incontro con i medici per risolvere il problema”. Nello stesso padiglione H, qualche ora prima, un solo medico strutturato è di guardia a 4 reparti: Pneumologia, diretta da Giuseppe Girbino, Allergologia diretta da Benito Ferlazzo, Malattie infettive, diretta da Giuseppe Sturniono, Endocrinologia diretta da Francesco Trimarchi.

Nel reparto di Pneumologia c’è una specializzanda in servizio dalle 8 di mattina: “Ci sono 12 ricoverati. Non posso dirle altro, per il resto si rivolga al mio primario”, afferma. “I pazienti ricoverati son unidci”, la corregge l’unico infermiere di servizio. La stessa sbrigativa risposta l’aveva data la specializzanda di Oculistica che pochi minuti prima era sbucata da dietro una porta del reparto diretto da Giuseppe Ferreri in cui sono sistemati i 4 pazienti che le sono stati affidati: “Non voglio rilasciare dichiarazioni”. Poi ammette: “Sono sola ma c’è sempre il reperibile a casa”. Cosa che sanno bene al Pronto soccorso generale ogni volta cha hanno bisogno di una consulenza.

CONSULENZE TELEFONICHE. Nelle stanze del padiglione NI trovano posto i bambini che hanno avuto bisogno di ricorrere alle cure dei sanitari del Policlinico: 6 reparti, 46 bambini ricoverati.

Alle 22 di martedì 21 aprile nel reparto di Clinica Pediatrica del direttore Filippo De Luca, uno specializzando è al telefono. C’è una terapia da somministrare ada una piccola paziente in cui è insorta una crisi diabetica. Dieci minuti di consulto telefonico e poi dà le istruzioni all’infermiera “Ero al telefono con il medico di guardia”, dice. “E’ nell’altra stanza”, precisa mentre vi si dirige.

Ma la dottoressa di guardia dal cognome e accento polacco, che non conosce la versione di qualche attimo prima, lo corregge: “Era al telefono con il pediatra esperto in diabetologia”. Il medico di guardia oltre che sui bambini della Clinica pediatrica deve vigilare anche su quelli di Genetica e Immunologia pediatrica di Carmelo Salpietro, Nefrologia pediatrica, di Carmelo Fede; Fibrosi cistica di Giuseppe Magazzu’ e Allergologia pediatrica di Giovanni Barberio.

Ma anche sui 12 pazienti di Neuropsichiatria infantile, non proprio affine alla Pediatria, il reparto di Gaetano Tortorella, che si trova un piano più giù. “Ma lì di servizio c’è la specializzanda”, sottolinea il medico di guardia.

E’ da sola. Sono le 22. E non apre la porta: “Domani prenda un appuntamento”, dice da dietro i vetri. “Se gli specializzandi vengono utilizzati impropriamente dipende dalla facolta’ di Medicina.

Di certo una guardia medica per più reparti della stessa branca (guardia interdivisionale) è in linea con la legge”, chiarisce il direttore sanitario Coglitore.

UNO PER TUTTI. E così domenica 20 aprile c’è un medico di guardia a presidiare due piani del padiglione C dove sono ubicati i reparti di Medicina interna diretta da Nicola Frisina; di terapia medica, diretta da Antonino Saitta: di Geriatria, affidata a Domenico Cucinotta; di Malattie metaboliche, diretta da Michele Buemi; e di Epatologia clinica di Giovanni Raimondo: 50 pazienti in tutto. “Al piano di sopra c’è la specializzanda” dice il sanitario strutturato.

Due sono, invece, i medici di guardia nei 7 reparti del padiglione F: i 5 di Chirurgia generale, il reparto di Urologia, diretto da Giuseppe Morgia e quello di Chirurgia Plastica, affidato come facente funzioni a Michele Colonna vista l’assenza per mandato parlamentare di Francesco Stagno D’alcontres.

In quest’ultimo ed in Urologia c’è uno specializzando da solo sin dalle 8 della mattina. E così nel reparto di Metodologia chirurgica diretto da Giuseppe Navarra dove lo specializzando alle 19 di sera è alle prese anche con il ricovero di un paziente: di domenica, anche se il reparto è già pieno e di pronto soccorso è di turno un altro reparto di Chirurgia.

A rispondere sull’impiego degli specializzandi è il preside Emanuele Scribano: “Gli specializzandi sanno che devono rivolgersi sempre al medico di guardia senza assumere alcuna iniziativa autonoma”. “Le cose vanno diversamente. “Lo strutturato spesso è impegnato in consulenze ed impazzirebbe se lo chiamassimo da ogni reparto.

Allora accade che assumiamo decisioni autonome ma nessuno ci spiega se abbiamo fatto bene o male”, replica uno specializzando che come gli altri vuole rimanere anonimo.

Centonove – Michele Schinnella

Il Giornalismo d’Inchiesta “A Chiare Lettere”

depliant_ritaglio_webNei giorni 8, 9, 10 maggio si terrà a Marsala il primo Festival del giornalismo d’inchiesta. Tre giorni di incontri e dibattiti con giornalisti, fotoreporter, scrittori, video operatori. E con la partecipazione di David Riondino, Neri Marcoré, Franz Di Cioccio e gli Slow Feet, Ascanio Celestini.

A inaugurare il festival sarà Roberto Saviano, con un video registrato per l’occasione a cui seguirà il conferimento della cittadinanza onoraria a Giuseppe Gualtieri, il questore che ha arrestato Provenzano.

Nella bellissima cornice del centro storico di Marsala saranno realizzati incontri, dibattiti, conferenze e visioni di film e documentari sul tema dell’informazione in Italia a partire dal giornalismo d’inchiesta, in relazione anche alla attuale crisi dei quotidiani e al prepotente sviluppo dell’informazione on line.

Taormina: Anastacia al Teatro Greco il 10 luglio

anastasiaa1Anastacia terrà un primo concerto il 7 luglio con Elton John all’Arena di Verona, per poi continuare il suo tour il 10 luglio al Teatro Antico di Taormina e il 12 luglio a Roma.

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