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Messina. Ancora frane, Caronia rischia di restare isolata

Nuovo allarme frane in provincia di Messina, nel comune di Caronia, lungo la strada provinciale fra Caronia e Capizzi, il terreno ha ceduto provocando un enorme riversamento di terreno, che potrebbe lasciare la zona isolata.

Il sindaco, Giuseppe Collura, lancia un grido di allarme:  “La situazione è molto grave, la frana avanza e rischiamo l’isolamento”. Il movimento franoso è costante (quasi 10 km all’ora) e ha coinvolto una zona collinare, non molto urbanizzata, di circa 50 ettari.

Immediati gli interventi delle forze dell’ordine: gli abitanti a monte e a valle del luogo sono stati evacuati e la Scuola Media “Lineri”, già gravemente danneggiata, è stata chiusa. Danni anche a case e strade dove cominciano ad essere visibili delle crepe molto profonde. Sul posto è intervenuta anche la Protezione civile.

“La frana è vasta e profonda a monte del paese”, riferisce sempre il sindaco,  “La nostra fortuna è che al momento, a differenza di San Fratello, non sta coinvolgendo un area molto urbanizzata”. È recente infatti, il caso di San Fratello, dove, a metà febbraio, per una frana a monte del paese, 60 abitazioni furono fatte evacuare.

La zona montuosa dei Nebrodi, luogo delle frane, dall’inizio dell’anno è già stata soggetta a centinaia di smottamenti del terreno, non dovrebbe dunque essere una sorpresa, quella che le amministrazioni locali si trovano ad affrontare.

Dazebao

Frane: nessun rischio per il Castello di Caronia

Nessun rischio per il Castello normanno di Caronia, il piccolo paese sui monti Nebrodi colpito da un movimento franoso che ha costretto a far evacuare circa 23 famiglie.

Il Castello feudale, di epoca Arabo-Normanna, infatti, non e’ stato interessato dalle frane che hanno investito l’abitato in provincia di Messina.

A rassicurare la popolazione e’ il sindaco di Caronia Giuseppe Collura che, all’ADNKRONOS, ha spiegato che ”al castello non sono stati registrati danni, anche perche’ la frana ha coinvolto l’altro versante del paese rispetto a quello in cui sorge l’edificio”.

Il castello domina il paese dal colle piu’ alto e rappresenta il monumento storico piu’ importante della zona. Costruito attorno al 1130, l’edificio e’ una delle costruzioni di epoca arabo-normanna piu’ importanti di tutta la Sicilia, interamente restaurato dall’avvocato Lelio Castro che lo acquisto’ nella prima meta’ del secolo scroso.

Nel castello, abitato dagli eredi dell’avvocato Castro e racchiuso in un recinto con torri, e’ conservata anche una chiesa, uno dei pochissimi esempi nell’isola di cappelle normanne a tre navate.

Il ‘palazzo’ e’ costituito da due piani di cui il primo, senza finestre, destinato a deposito, ed il secondo destinato ad abitazione.

Vi sono, inoltre, altri ambienti che evocano stili islamici come la sala triloba con ingressi ogivali e curiose volte pieghettate.

AdnKronos

Ospedale di Taormina: presto gli “auto-trapianti”

10 aprile 2009

Voluto fortemente dal dott. Claudio Malara – Claudio -, per chi gli era vicino e lo apprezzava per le sue doti umane e di intelligenza oltre che professionali, è stata recentemente inaugurata , infatti, all’ Ospedale “S.Vincenzo” di Taormina l’unità di criopreservazione delle cellule staminali per adulti.

Scomparso in drammatiche circostanze, socio fondatore dell’ABAL, alla sua memoria è stata intitolata la Struttura, oltre che ai genitori della Prof.ssa Anna De Pasquale:Erminio e Bartolo, nonni del Dr. Malara.

Con tale strumentazione si congeleranno le cellule del malato, per eseguire un cosiddetto “autotrapianto”, oppure da donatore sano a paziente compatibile.

Ma la sinergia che ha permesso l’arrivo delle attrezzature a Taormina – costate 60.000 euro – è stata ancora più ampia.

Hanno contribuito, inoltre, Imma Cardia, Rita Malara (moglie di Claudio) e le famiglie Tringali e Mariani, nonché, i Lions Club, il Kiwanis di Messina e l ‘AVIS di Alì Terme e S.Teresa Riva.

Il centro di criopreservazione sarà operativo, a pieno regime, entro l’inizio della prossima estate, assicurano i vertici aziendali, non ci resta quindi che attendere i primi trapianti …

10 aprile 2009

Funghi, che passione !

Si svolgerà giorno 7 marzo 2010, a Giardini Naxos, la presentazione del libro” Micologia & Gastronomia, i funghi di Sicilia”.

La manifestazione avrà luogo alle ore 20.00 presso la “Taverna Naxos” in via Tysandros, alla presenza
dell’ autore e dell’ editore, nonchè di rappresentanti dell’ Associazione micologica “Bresadola” e del Gruppo jonico – etneo di riposto.

L’omicidio massonico. Tutti lo vedono, tranne gli inquirenti

Gli omicidi commessi dalla massoneria seguono tutti un preciso rituale e sono – per così dire – firmati.

Dal momento che le associazioni massoniche sono anche associazioni esoteriche, in ogni omicidio si ritrovano le simbologie esoteriche proprie dell’associazione che l’ha commesso; simbologie che possono consistere in simboli sparsi sulla scena del delitto, o nella modalità dell’omicidio, o nella data di esso.

Questo articolo è però necessariamente incompleto, nel senso che sono riuscito a capire la motivazione e la tecnica sottesa ad alcuni delitti solo per caso, con l’aiuto di alcuni amici, giornalisti, magistrati o semplici appassionati di esoterismo. Ma devo ancora capire molte cose.

La mia intenzione è di fornire però uno spunto di approfondimento a chi vorrà farlo.

Evitiamo di ripercorrere i principali omicidi, perché ne abbiamo accennato nei nostri precedenti articoli (specialmente ne“Il testimone è servito” e in quello sul mostro di Firenze).

Facciamo invece delle considerazioni di ordine generale.

I miei dubbi sul fatto che ogni omicidio nasconda una firma e una ritualità nacquero quando mi accorsi di una caratteristica che immediatamente balza agli occhi di qualsiasi osservatore: tutte le persone che vengono trovate impiccate si impiccano “in ginocchio”, ovverosia con una modalità compatibile con un suicidio solo in linea teorica; in pratica infatti, è la statistica che mi porta ad escludere che tutti si possano essere suicidati con le ginocchia per terra, in quanto si tratta di una modalità molto difficile da realizzare effettivamente.

Così come è la statistica a dirci che gli incidenti in cui sono capitati i testimoni di Ustica non sono casuali; ben 4 testimoni moriranno in un incidente aereo, ad esempio, il che è numericamente impossibile se raffrontiamo questo numero morti con quello medio delle statistiche di questo settore.

L’altra cosa che mi apparve subito evidente fu la spettacolarità di alcune morti che suscitavano in me alcune domande.

Perché far precipitare un aereo, anziché provocare un semplice malore (cosa che con le sostanze che esistono oggi, nonché con i mezzi e le conoscenze dei nostri moderni servizi segreti, è un gioco da ragazzi)?

Perché “suicidare” le persone mettendole in ginocchio, rendendo così evidente a chiunque che si tratta di un omicidio? (a chiunque tranne agli inquirenti, sempre pronti ad archiviare come suicidi anche i casi più eclatanti)

Perché nei delitti del Mostro di Firenze una testimone muore con una coltellata sul pube? (anche questo caso archiviato come “suicidio”).

Perché una modalità così afferrata, ma anche così plateale, tanto da far capire a chiunque il collegamento con la vicenda del mostro?

Perché firmare i delitti con una rosa rossa, come nel caso dell’omicidio Pantani, in modo da rendere palese a tutti che quell’omicidio porta la firma di questa associazione?

Ricordiamo infatti che Pantani morì all’hotel Le Rose e che accanto al suo letto venne trovata una poesia apparentemente senza senso che diceva: “Colori, uno su tutti rosa arancio come contenta, le rose sono rosa e la rosa rossa è la più contata”.

Ricordiamo anche che Pantani ebbe un incidente (per il quale fece causa alla città di Torino) proprio nella salita di Superga, ovverosia la salita dove sorge la famosa cattedrale che fu eretta nel 1717, data in cui la massoneria moderna ebbe il suo inizio ufficiale. Se questi particolari non dicono nulla ad un osservatore qualsiasi, per un esperto di esoterismo dicono tutto. Tra l’altro la collina di Superga è quella ove si schiantò l’aereo del Torino Calcio, ove morì un’intera squadra di calcio con tutto il personale al seguito.

Altra coincidenza inquietante, a cui pare che gli investigatori non abbiano mai fatto caso.

Perché far morire due testimoni di Ustica in un incidente come quello delle frecce tricolori a Ramstein, in Germania, destando l’attenzione di tutto il mondo?

La domanda mi venne ancora più forte il giorno in cui con la mia collega Solange abbiamo avuto un incidente di moto.

Con due moto diverse, a me è partito lo sterzo e sono finito fuori strada; mi sono salvato per un miracolo, in quanto l’incidente è capitato nel momento in cui stavo rallentando per fermarmi e rispondere al telefono; Solange, che fortunatamente è stata avvertita in tempo da me, ha potuto fermarsi prima che perdesse la ruota posteriore.

Ora, è ovvio che un simile incidente – se fossimo morti – avrebbe provocato più di qualche dubbio. Magari a qualcuno sarebbe tornato in mente il caso dei due fidanzati morti in un incidente analogo qualche anno fa: Simona Acciai e Mauro Manucci.

I due fidanzati morirono infatti in due incidenti (lui in moto, lei in auto) contemporanei a Forlì. Nel caso nostro, due amici e colleghi di lavoro morti nello stesso modo avrebbero insospettito più di una persona e sarebbero stati un bel segnale per chi è in grado di capire: sono stati puniti.

Per un po’ di tempo pensai che queste modalità servivano per dare un messaggio agli inquirenti: firmando il delitto tutti quelli che indagano, se appartenenti all’organizzazione, si accorgono subito che non devono procedere oltre.

Inoltre ho pensato ci fosse anche un altro motivo. Lanciare un messaggio forte e chiaro di questo tipo: inutile che facciate denunce, tanto possiamo fare quello che vogliamo, e nessuno indagherà mai realmente.

Senz’altro queste due motivazioni ci sono.

Ma ero convinto che ci fosse anche dell’altro, specie nei casi in cui la firma è meno evidente.

La risposta mi è arrivata un po’ più chiara quando ho scoperto che Dante era un Rosacroce (dico “scoperto” perché non sono e non sono mai stato un appassionato di esoterismo).

Ora la massoneria più potente non è quella del GOI, ma è costituita dai Templari, dai Rosacroce e dai Cavalieri di Malta.

E allora ecco qui la spiegazione dell’enigma: la regola del contrappasso.

Nell’ottica dei Rosacroce, chi arriva al massimo grado di questa organizzazione, ha raggiunto la purezza della Rosa.

Nella loro ottica denunciare uno di loro, o perseguirlo, è un peccato.

E il peccato deve essere punito applicando la regola del contrappasso.

Quindi: volevi testimoniare in una vicenda riguardante un aereo caduto? Morirai in un incidente aereo.

Volevi testimoniare in un processo contro il Mostro di Firenze? Morirai con l’asportazione del pube, cioè la stessa tecnica usata dal Mostro sulle vittime.

La regola del contrappasso è evidente anche ad un profano nel caso di Luciano Petrini, il consulente informatico che stava facendo una consulenza sull’omicidio di Ferraro, il testimone di Ustica trovato “impiccato” al portasciugamani del bagno.

Petrini morirà infatti colpito ripetutamente da un portasciugamani.

Nel mio caso e quello della mia collega il “peccato” consiste invece nell’aver denunciato determinate persone appartenenti alla massoneria (in particolare quella dei Rosacroce).

Per colmo di sventura poi andai a fare l’esposto proprio da un magistrato appartenente all’organizzazione (cosa che ovviamente ho scoperto solo dopo gli incidenti, decriptando la lettera che costui mi inviò successivamente).

Che è come andare a casa di Provenzano per denunciare Riina.

Nel caso di Fabio Piselli, invece, il perito del Moby Prince che doveva testimoniare riguardo alla vicenda dell’incendio capitato al traghetto, costui è stato stordito e messo in un’auto a cui hanno dato fuoco, forse perché il rogo dell’auto simboleggiava il rogo della nave.

Talvolta invece il simbolismo è più difficile da decodificare e si trova nelle date, o in collegamenti ancora più arditi, siano essi in casi eclatanti, o in banali fatti di cronaca.

Nel caso del giudice Carlo Palermo che il 02 aprile del 1985 tentarono di uccidere con un’autobomba a Pizzolungo (Trapani)[1].

Il giudice Palermo era stato titolare di un’ampia indagine sul traffico di armi ed aveva indagato sulla fornitura di armi italiane all’Argentina durante la guerra per le isole Falkland, guerra scoppiata proprio il 02 aprile 1982 con l’invasione inglese delle isole.

L’autobomba scoppiò quindi nella stessa data, e tre anni dopo (tre è un numero particolarmente simbolico).

Ed ancora per quanto riguarda l’omicidio di Roberto Calvi. Come ricorda il giudice Carlo Palermo: “Nella inchiesta della magistratura di Trento un teste (Arrigo Molinari, iscritto alla P2), dichiarò che Calvi – attraverso le consociate latino-americane del Banco Ambrosiano – aveva finanziato l’acquisto, da parte dell’Argentina, dei missili Exocet e in definitiva l’intera operazione delle isole Falkland”[2].

I primi missili Exocet affondarono due navi inglesi (la Hms Sheffield e Atlantic Conveyor). Il 18 giugno 1982 Roberto Calvi fu trovato morto impiccato a Londra sotto il ponte dei frati neri (nome di una loggia massonica inglese). Inoltre il ponte era dipinto di bianco ed azzurro che sono i colori della bandiera argentina.

Nel caso del delitto Moro la scena del delitto è intrisa di simbologie, dal fatto che sia stato trovato a via Caetani (e Papa Caetani era Papa Bonifacio VIII, che simpatizzava per i Templari e a cui mossero le stesse accuse rivolte a quest’ordine) alla data del ritrovamento, al fatto che sia stato trovato proprio in una Renault 4 Rossa.

Se Renault Rossa sta per Rosa Rossa, la cifra 4 farebbe riferimento al quatre de chiffre (ma forse anche al numero di lettere della parola “rosa”).

Il mio articolo termina qui.

Non voglio approfondire per vari motivi.

In primo luogo perché non sono un appassionato di esoterismo e scendere ancora più a fondo richiederebbe uno studio approfondito e molto tempo a disposizione, che io non ho.

Il mio articolo è dettato invece dalla voglia di indurre il lettore ad approfondire.

E dalla voglia di dire a chiunque che molti misteri d’Italia, non sono in realtà dei misteri, se si sa leggere a fondo nelle pieghe del delitto.

La conoscenza approfondita dell’esoterismo e del modo di procedere delle associazioni massoniche garantirebbe agli inquirenti, il giorno che prenderanno coscienza del fenomeno, un notevole miglioramento dal punto di vista dei risultati investigavi.

Questo consentirebbe anche di capire alcuni meccanismi della politica italiana, che spesso nelle loro simbologie si rifanno a queste organizzazioni.

La croce della democrazia Cristiana, ad esempio, probabilmente non è altro che la Croce templare; mentre la rosa presente nel simbolo di molti partiti è probabilmente nient’altro che la rosa dei RosaCroce.

Quando dico queste cose mi viene risposto spesso che la rosa della “Rosa nel pugno” è in realtà il simbolo dei radicali francesi.

E io rispondo: appunto, il simbolo dei RosaCroce, che non è un’organizzazione italiana, ma internazionale.

E che non ricorre solo per i radicali ma anche per i socialisti e per altri partiti di destra.

Questo consentirebbe di capire, ad esempio, il significato del cacofonico nome “Cosa Rossa” che si voleva dare alla Sinistra Arcobaleno; un nome così brutto probabilmente non è un caso.

Secondo un mio amico inquirente potrebbe derivare da Cristian Rosenkreuz, il mitico fondatore dei RosaCroce.

Mentre la Rosa Bianca potrebbe fare riferimento alla guerra delle due rose, in Inghilterra; guerra che terminò con un matrimonio tra Rosa bianca e Rosa Rossa.

Al lettore appassionato di esoterismo il compito di capire il significato delle varie morti che qui abbiamo solo accennato.

Non ho ancora capito, ad esempio, il perché dei cosiddetti “suicidi in ginocchio”.

Secondo un mio amico le gambe piegate trovano un parallelismo con l’impiccato del mazzo dei tarocchi, che è sempre raffigurato con una gamba piegata.

Era la punizione riservata un tempo al debitore, che veniva appeso in quel modo affinchè tutti potessero vedere la sua punizione e potessero deriderlo.

E infatti, tutti quelli che vedono un suicidio in ginocchio capiscono che si trattava di un testimone scomodo e che si tratta di un omicidio.

Tutti, tranne gli inquirenti.

Prof. PaoloFranceschetti
(http://paolofranceschetti.blogspot.com)

Il “ritorno” del glorioso “Hockey Club Giardini Naxos”

Giardini Naxos non intende rinunciare alla gloriosa tradizione hockeystica che, da ben quarant’anni, costituisce il “fiore all’occhiello” del panorama sportivo locale.

Come si ricorderà, la compagine della “G. S. Raccomandata” è stata “dolorosamente” costretta, nei mesi scorsi, a rinunciare alla permanenza in serie A2 (equivalente alla serie B del Calcio) che i ragazzi del presidente Pancrazio Villari e del mister egiziano Hamed Khamis si erano “eroicamente” assicurati facendosi valere nei confronti di temibili e “blasonate” squadre di diverse città d’Italia;

quella formazione, pertanto, adesso non c’è più essendosi sciolta in quanto, a parte il costo di iscrizione al girone (diverse migliaia di euro), sarebbe stata impossibilitata ad affrontare quello per le trasferte in campo nazionale (alla faccia degli aiuti, soprattutto economici, che le pubbliche istituzioni dovrebbero concedere per incentivare le attività sportive presso i giovani e, nella fattispecie, per consentire a dei benemeriti cittadini di portare alto e promuovere in tutta Italia il nome della loro comunità!).

Ma col nuovo campionato, gli hockeysti giardinesi hanno iniziato a giocare quella che, probabilmente, è la loro partita più “eroica”: anziché piangersi addosso ed appendere il… bastone al chiodo, hanno deciso di ricominciare “umilmente” dalla serie B con una nuova Società la cui denominazione, in realtà, riesuma un’altra “mitica” squadra locale dei decenni scorsi, ossia l’“Hockey Club Giardini Naxos”, che per circa sei anni (dal 1994 al 1999) riuscì a disputare il prestigioso campionato di serie A1 (ma… la storia si ripete: gli eccessivi costi di partecipazione al massimo torneo nazionale la portarono al fallimento).

A guidare la nuova “H.C. Giardini Naxos” è il presidente Salvatore Bifera (che della “G.S. Raccomandata” era stato il direttore sportivo), affiancato dal vice Salvatore Spartà, dal segretario Achille Galeano e dai consiglieri Salvatore Amoroso, Giuseppe Lombardo, Carmelo Culoso e Pietro Lo Cascio.

A rivestire la direzione tecnica è il socio Antonio Codullo, mentre i consiglieri Pietro Lo Cascio e Carmelo Culoso, collaborati da Marco Ardizzone e Daniele Scibilia, curano la preparazione tecnica degli atleti.
«Anche con la collaborazione di tutte le componenti del paese – si legge in un comunicato diramato dalla dirigenza – ci prefiggiamo di riportare il nome di Giardini Naxos nelle alte sfere dell’Hockey italiano.

Il raggiungimento di questo importante traguardo richiederà, ovviamente, l’impegno di tutti i ragazzi coinvolti e da coinvolgere in un progetto di crescita sportiva e sociale.

Sarà sicuramente importante il coinvolgimento degli alunni delle scuole elementari e medie che, attraverso un percorso di gioco-divertimento, avranno la possibilità di crescere sia sportivamente che umanamente facendo proprie le regole dello stare insieme praticando lo sport».

In questo primo scorcio di campionato sono scesi in campo Cateno D’Amore (portiere), Antonio Codullo, Samuel Lutterotti, Giuseppe Galeano ed Elio Pavone (difensori), Andrea Savio, Massimiliano Miano, Federico D’Amico e Dario Ardizzone (centrocampisti), Giuseppe Puliatti, Carmelo Culoso e Leonardo Russo (attaccanti).

L’inizio è stato poco esaltante, anche per la mancanza di abitudine a giocare sul parquet di una palestra; ma negli incontri successivi (con le squadre di capoluoghi siciliani) i ragazzi dell’ “H.C. Giardini Naxos” hanno dimostrato una certa capacità di reazione e di ripresa che fa ben sperare per il prosieguo del torneo.

Rodolfo Amodeo

A Gaggi un “Punto A” per il turismo nella Valle dell’Alcantara

A Gaggi c’è una Pro Loco che intende assolvere pienamente al ruolo di attore principale sul fronte della promozione turistica, così come dovrebbe fare ogni sodalizio fregiantesi di tale denominazione (spesso, invece, questi enti-associazione si riducono a semplici e sterili circoli ricreativi per i soci).

Così, da qualche settimana, è stata avviata una “virtuosa” sinergia tra la Pro Loco gaggese, fondata e guidata dal presidente Santi Gentile, l’Ente Parco Fluviale dell’Alcantara e l’Amministrazione Comunale della cittadina: in un centralissimo locale a piano terra dirimpetto a Piazza Vittorio Emanuele, messo a disposizione dal Comune, ha sede il nuovo “Punto A”, ossia un ufficio in cui si possono ricevere informazioni utili e materiale depliantistico per visitare la Valle.

La struttura viene gestita “in tandem” dalla Pro Loco e dall’area protetta, che vi ha distaccato alcune unità del proprio personale, a disposizione degli utenti sia nelle ore mattutine che in quelle pomeridiane.

Finalmente, dunque, i Comuni alcantariani possono contare su di un ufficio turistico ben organizzato che, nei giorni scorsi, è stato solennemente inaugurato alla presenza di alcuni sindaci del comprensorio, con in testa il “padrone di casa” Franco Tadduni, dell’assessore provinciale Mario D’Agostino, del commissario del Parco Alcantara Giuseppe Castellana, del presidente regionale dell’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco) Nino La Spina e di quello provinciale Francesco Salvo.

Ha fatto seguito un interessante dibattito sul turismo locale ospitato nella sala consiliare del municipio gaggese.

E’ stata auspicata la diffusione di una maggiore cultura dell’accoglienza affinché quest’ultima stia a cuore anche ai semplici cittadini e non solo alle pubbliche istituzioni, agli operatori economici ed alle associazioni preposte; ed a tal riguardo, il sindaco di Gaggi, Tadduni, ha preannunciato una serie di interventi formativi nelle scuole.

Inoltre, sia il primo cittadino che il presidente della Pro Loco Gentile hanno evidenziato l’ubicazione altamente strategica del “Punto A”, lungo un passaggio pressoché obbligato (la S.S. 185) per chi si addentra nella Valle dell’Alcantara ed alle porte di quest’ultima essendo Gaggi il primo Comune dell’entroterra, ma anche vicinissimo alle rinomate località turistiche di Giardini Naxos e Taormina.

Per Santi Gentile, in particolare, tutti i Comuni dell’Alcantara possono trarre grandi benefici dai flussi turistici a condizione che si pensi al turismo in maniera seria, senza improvvisazioni, senza speculazioni ai danni dei visitatori e mettendo da parte i soliti campanilismi che finiscono col disperdere le forze in campo indebolendo un’offerta che, pur esaltando e distinguendo le risorse di ciascuna municipalità valligiana, deve essere complessiva.

Rodolfo Amodeo

Giardini Naxos per tre giorni “Città delle Donne”

Un modo non effimero per celebrare la donna in occasione dell’imminente ricorrenza ad essa dedicata.

Lo hanno voluto a Giardini Naxos proprio due esponenti del gentil sesso che nella cittadina turistica sono impegnate in prima linea nelle istituzioni e nella cultura: Maria Letizia Di Liberti, attuale commissario straordinario del Comune, e Fulvia Toscano (nella foto), docente di Lettere e promotrice di svariati eventi che, da alcuni anni a questa parte, danno ulteriore lustro alla prima colonia greca di Sicilia.

“La Città delle Donne” è il titolo dell’intensa “tre giorni” che prenderà il via sabato prossimo 6 marzo presso il Cineteatro Comunale di Piazza Municipio per concludersi lunedì 8. In programma numerosi dibattiti ed happening artistici aventi per protagonista la cosiddetta “altra metà del cielo” nei suoi aspetti più interessanti ed edificanti.

Al momento inaugurale del 6 marzo alle ore 16,00 (alla presenza delle massime autorità regionali con in testa l’assessore Lino Leanza) faranno seguito una conferenza sulla donna nella mitologia, un omaggio a Sibilla Aleramo nei cinquant’anni della sua morte ed un concerto per arpe celtiche a trentaquattro corde a cura di Sabrina e Simona Palazzolo.

L’indomani, domenica 7 marzo, i lavori riprenderanno alle ore 10,00 con un forum delle associazioni femminili operanti nel territorio, la presentazione della biografia scritta da Bianca Pitzorno sulla compianta cantante Giuni Russo (ore 12,00), un omaggio al Premio Nobel 2009 per la Letteratura Herta Muller (ore 15,30), un forum delle donne che rivestono ruoli manageriali nei comparti della cultura (ore 16,00), un incontro sulla donna ed il misticismo con particolare riferimento alle figure di Hildegarda, Herrade, Edith e Madre Teresa (ore 19,00).

Infine, nella giornata “clou” di lunedì 8 marzo sono previsti quattro dibattiti rispettivamente sulla donna nella politica e nelle istituzioni (ore 9,00), sulle donne e la legalità (ore 11,30), sulle donne e la salute (ore 15,30) e sulle donne nel mondo del lavoro (ore 17,30); quindi la chiusura affidata a delle riflessioni a margine del libro “L’ora delle ragazze Alfa” di Valeria Palumbo e ad un recital per voce, chitarra e percussioni di Riccardo Buzzurro e Marcantonio Favorito.

Ai vari momenti della lunga kermesse giardinese hanno assicurato i loro interventi eminenti personalità “in rosa” distintesi a livello nazionale, regionale e provinciale quanto ad impegno e competenza nelle rispettive sfere di operatività.

Rodolfo Amodeo

Aumentano corruzione e concussione ma intanto si crocifigge Bertolaso

Quelli che stiamo vivendo sono giorni tristi. Arresti, denunce di uomini politici, corruzione e malgoverno. Qualcuno addirittura ipotizza una Tangentopoli 2, un nuovo tsunami destinato a travolgere la politica come nel 1992.

E la voglia di prendersela con il ceto politico e di contrapporgli le virtù della società civile è molto forte, scrive Luca Ricolfi su La Stampa.

Ma non sembra proprio così ad essere corrotta anzi marcia è soprattutto la società italiana, come ha sostenuto in un editoriale sul Corriere della sera Ernesto Galli della Loggia.

Non solo perchè per i reati di corruzione e di concussione bisogna essere in due, il politico e l’imprenditore ma perchè sono innumerevoli settori della vita sociale in cui le più elementari regole del vivere civile – non evadere le tasse, promuovere i migliori – sono sistematicamente violate senza che la politica c’entri minimamente.

Infatti il professore che trucca un concorso, il commerciante che non emette lo scontrino, l’imprenditore che fa lavorare in nero i suoi operai non sono vittime della politica ma semmai, beneficiari della sua assenza. (Luca Ricolfi, L’Abisso morale del Paese, 18.2.2010 La Stampa).

Dunque il problema non è solo politico, c’è di mezzo la società, il corpo sociale.

La corruzione rinasce di continuo – sostiene Galli della Loggia – perché in realtà non muore mai, dal momento che a mantenerla viva ci pensa l’enorme serbatoio del Paese.

La verità, infatti, è che è l’Italia la causa della corruzione italiana(…)

E che colore politico pensa che abbia l’evasione fiscale dilagante?

O i tentativi a cui si dedicano incessantemente milioni di italiani di violare i regolamenti urbanistici ed edilizi in tutti i modi possibili e immaginabili (spessissimo riuscendoci grazie all’esborso di mazzette)?

E a quale schieramento politico addebitare, mi chiedo, il sistematico taglieggio che da noi viene praticato da quasi tutti coloro che offrono una merce o un servizio al pubblico, come le società autostradali, quelle di assicurazione, le compagnie telefoniche, le compagnie petrolifere, quelle aeree, le banche, le quali tutte possono a loro piacere fissare tariffe esagerate, imporre contratti truffaldini, balzelli supplementari, clausole capestro, sicure dell’impunità?

Sì lo so, tecnicamente forse non è corruzione.

Ma so pure che in molti altri Paesi comportamenti del genere sono severamente sanzionati anche sul piano penale.

Da noi no, sono considerati normali.

Perché? (Galli della Loggia, La corruzione e le sue radici, 17.2.2010 Il Corriere della Sera).

E’ l’Italia che possiamo vedere nell’ultimo film di Pupi Avati dove il regista fa un ritratto spietato di che cosa è diventato questo Paese: una società dove gli unici «buoni» sembra non possano che essere dei disadattati senz’arte né parte; dove, nell’ultima scena, dal volto pur devastato e ormai annichilito di un grandissimo De Sica, ladro e canaglia ridotto all’ozio forzato su un terrazzino di periferia, non cessa tuttavia di balenare il guizzo di un’inestinguibile mascalzonaggine.

Questa Italia non è una invenzione giornalistica, purtroppo, è la realtà che emerge in questi giorni anche dall’allarme lanciato dalla Corte dei Conti, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario contabile, il presidente Tullio Lazzaro davanti al capo dello Stato, ai presidenti del Senato, della camera e al Guardasigilli, ha detto: “Preoccupa soprattutto la piccola corruzione, quella a diffusione capillare.

Un tumore maligno che colpisce un corpo sano…Ma se non c’è senso etico nell’agire non bastano i giudici, i carabinieri o le altre forze dell’ordine per combattere questo male…

”Per la Corte dei Conti, che è l’organo giudiziario che ha il compito di verificare che i soldi pubblici siano spesi correttamente, la corruzione e la concussione nella pubblica amministrazione sono aumentate del 229% e del 153%., rispetto all’anno precedente. Il presidente Lazzaro ha puntato il dito soprattutto sulle opere incompiute che comportano “un’ingente spreco di risorse pubbliche”.

E Ricolfi sostiene che sprechi sulle opere pubbliche ammontano addirittura a circa sei finanziarie. Sono cifre impressionanti che fotografano l’Italia meglio di qualsivoglia inchiesta giornalistica.

Mentre l’Italia è immersa in questa palude si procede ad accusare un uomo come il sottosegretario Guido Bertolaso, responsabile della Protezione Civile che può essere definito veramente l’uomo del fare, e non quello delle chiacchiere; é interessante il giudizio che dà Francesco Rutelli, che non è del centrodestra, durante la trasmissione Radioanch’io, ha detto L’Italia è un Paese in cui si crocifigge chi fa, viene guardato storto.

E riferendosi a Bertolaso, parla esplicitamente dell’invidia di coloro che combattono chi realizza. Rutelli ricorda quando lo ha voluto accanto a sé da sindaco di Roma per preparare il Giubileo 2000.

Domenico Bonvegna

I giornalisti non possono aderire ad associazioni segrete

Ordine del giorno approvato all’unanimità al congresso dell’Assostampa

Un ordine del giorno che impegna i giornalisti eletti nel Consiglio regionale dell’Assostampa siciliana e nella Giunta «a rivelare con una dichiarazione scritta la loro eventuale adesione, attuale o anche passata, a organizzazioni, consorterie, massonerie e strutture anche informative, che non rendano noti gli elenchi dei nomi dei propri iscritti» è stato approvato all’unanimità al termine del XXXI congresso dell’Associazione siciliana della stampa a Terme Vigliatore, conclusosi mercoledì con la rielezione a segretario di Alberto Cicero.

Nel testo si ricorda che «proprio in Sicilia i giudici Chinnici e Falcone individuarono una zona grigia di contatto tra associazioni segrete e mafia» e che «successivamente indagini e dichiarazioni di pentiti ed ex agenti della Cia e dei servizi segreti hanno sempre confermato l’esistenza di contatti tra questi soggetti, servizi segreti, mafie e ambienti eversivi». Il documento è stato proposto da Luigi Ronsisvalle, Daniele Billitteri, Giancarlo Macaluso, Alberto Cicero, Francesco Celi, Enrico Bellavia.

Intanto dal congresso c’è stato un un chiaro no «allo svilimento della professione, alla figura di un giornalista timoroso e senza tutele, costretto ad accettare anche condizioni umilianti di lavoro da un mercato che offre almeno quattro o cinque volte più di quanto invece possa assorbire in termini di occupazione e da editori che, da questa situazione, traggono ulteriori vantaggi a danno della categoria».

Il congresso chiede di ridefinire le regole dell’accesso alla professione: «Le migliaia di giornalisti disoccupati, inoccupati e precari costituiscono oggi un immenso bacino di manodopera a basso costo al quale gli editori, senza distinzione alcuna, attingono a piene mani per ridurre il costo del lavoro a danno dell’autonomia e della qualità dell’informazione. Per questi motivi bisogna trovare il coraggio di dire che la professione è sull’orlo del collasso».

Il documento auspica «regole riconosciute e riconoscibili per l’accesso al mondo del lavoro nel servizio pubblico e un’esigenza di un nuovo corso si avverte anche per gli ingressi di nuove forze in Rai».

Gazzetta del Sud

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