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Turismo, la Sicilia cola a picco

L’Isola secondo un sondaggio della Jfc risulta tra le meno scelta tra i tour operator per l’estate del 2010. “Poco interesse e poche strutture offerte alla clientela”

Cola a picco la Sicilia nella classifica delle destinazioni balneari scelte dai tour operator per l’estate 2010.

Secondo l’indagine effettuata dalla società di consulenza turistica Fjc, su un campione di 292 operatori turistici e agenzie di viaggio europee – sei i paesi scelti per l’indagine: Germania, Francia, Svizzera, Regno Unito, Paesi Bassi, Russia –, a creare dei pacchetti vacanze che abbiano l’Isola come meta sarebbe stato soltanto il 24% degli intervistati.

Una posizione assai bassa in una classifica dove ad avere raggiunto la vetta è la Toscana con il 74% delle preferenze, mentre ad essersi aggiudicate la posizione inferiore sono state la Puglia e le isole Tremiti con il 22%.

Per la Sicilia, però, le cose non vanno meglio neppure quando il campione di agenzie e operatori turistici intervistati è italiano: su 251 agenti di viaggio sentiti, il 69% preferisce nuovamente la Toscana, mentre soltanto il 47% opta per la Trinacria, penultima in classifica e seguita soltanto dalla Sardegna con il 39% dei voti.

L’obiettivo dell’indagine previsionale “Futuro Presente 2010″ di Fjc è quello di individuare la tipologia di offerta ricettiva sulla quale gli agenti di viaggio ritengono si debba lavorare e, in particolare, quali sono i servizi e le offerte che condizioneranno sempre più il successo delle destinazioni balneari in Italia.

Così, per gli organizzatori internazionali i fattori che hanno influenzato la programmazione sono, nell’ordine, i prezzi vantaggiosi (76%), la varietà dell’offerta ricettiva (73%), la diversificazione dei servizi (71%) e diversi altri requisiti come il livello di appeal del luogo, la vivibilità e il sistema dei collegamenti.

Tra i fattori che risultano invece essere più critici, si annoverano la scarsità di spiagge che accolgono eventi notturni nell’82% dei casi e di aree di aggregazione nel 72%. Rispetto alle motivazioni che spingono gli agenti di viaggio italiani a commercializzare un territorio piuttosto che un altro, emergono principalmente la valutazione del mercato e di conseguenza la capacità di generare fatturato (72%), il livello qualitativo dell’offerta ricettiva e dei servizi (66%), il valore economico (61%), la popolarità della destinazione (55%).

Dalla ricerca di Jfc emergono infine le carenze del settore balneare italiano: l’indicazione principale, segnalata nel 79% delle risposte, riguarda la mancanza di una specializzazione su specifici target di clientela; altri fattori su cui lavorare sarebbero poi la necessità di creare una rete di opportunità sul territorio e la sezione commerciale, rispettivamente per il 65% e il 56% degli intervistati.

“Troppo spesso – spiegano dalla società – le destinazioni hanno poca vita aggregativa, poche aree commerciali naturali, pochi luoghi per passeggiate serali”.

Giornale di Sicilia

Venerdì 12, “Capo d’Orlando Theater”

Ottavo appuntamento venerdì 12 marzo, con “Capo d’Orlando Theater”. “Cena a Sorpresa” di Neil Simon con la regia di Giovanni Lombardo Radice è il lavoro che sarà portato in scena a partire dalle ore 21.15, al teatro “Rosso di San Secondo”.

Commedia inedita per l’Italia, “The dinner party” è stato uno dei maggiori successi degli ultimi anni a New York e sarà presentato con un cast di sei attori bravissimi: Giancarlo Zanetti, Giuseppe Pambieri, Benedetta Buccellato, Miki De Marchi, Simona Celi e Fiorenza Marcheggiani le musiche saranno curate da Luciano Francisci.

Il tema centrale di “Cena a Sorpresa” è focalizzato intorno al rapporto di coppia.

Tre coppie di ex si ritrovano ad una cena organizzata, a loro insaputa, dall’avvocato che ne ha curato i divorzi.

Meccanismi imbarazzanti e comici si alternano a momenti di riflessione sulla vita di coppia, sull’amore e sulle scene che hanno portato alla rottura. Il testo è tenero, intelligente e sapientemente dosato, mai scontato e prevedibile.

Esauriti, già da diverso tempo, tutti gli abbonamenti del settore platea, per questa stagione teatrale, restano disponibili solamente i posti in galleria.
Questi, saranno acquistabili al botteghino, nelle ore precedenti la rappresentazione.

La Valle dell’Alcantara in un costume di Carnevale

La piccola Sofia Monte ha indossato a Francavilla di Sicilia l’originalissima maschera ideata dalla mamma Cesira e realizzata dall’artista Massimo Bartucciotto, che la esporrà in prestigiose mostre nazionali

La geniale idea è frutto dello spiccato estro artistico della mamma Cesira Bartucciotto, nota animatrice di spettacoli con trascorsi di conduttrice anche su un’emittente televisiva locale.

A rendere possibile il “miracolo” è, poi, intervenuto Massimo Bartucciotto, un giovane originario di Motta Camastra il quale, attingendo alla sua esperienza di provetto presepista, ha realizzato un’ampia gonna che richiama l’idea di una cartina geografica su cui sono dislocati i vari Comuni della Valle (Francavilla, Motta, Castiglione, Mojo, ecc.) riprodotti in miniatura utilizzando materiali diversi (schiuma, cartapesta, sabbia, cannucce per bibite, ecc.); il tutto va a culminare nel copricapo indossato dalla bambina, simboleggiante le rosse lingue di lava scaturenti dal vulcano Etna.

Malgrado i tanti elementi miniaturizzati contenuti sulla veste (in particolare casette, monumenti, carretti siciliani, ecc.), la struttura si presenta abbastanza leggera ed agevole da indossare e trasportare: la piccola Sofia (9 anni di età) la fa muovere e roteare semplicemente camminando, perché la spinta indotta dai suoi movimenti si trasmette sulle rotelle installate sotto il bordo inferiore della gonna.

Rodolfo Amodeo

Le inchieste di Report ripartono domenica 14 marzo.

L’appuntamento è in prima serata alle ore 21.30.

Si parlerà di Unione Europea: 27 Paesi che sono uniti sulla carta e che invece alla prova dei fatti pensano ognuno per sé, mentre Cina e Stati Uniti si dividono il mondo. Da mesi l’Euro è sotto l’attacco della speculazione e il “caso Grecia” sta mostrando la fragilità dell’Unione quando deve difendersi da una crisi globale. Si fanno trattati, si stanziano fondi, ma con quali risultati?

I “doppi incarichi”. Nella XVI legislatura circa 20 parlamentari svolgono anche l’attività di sindaco o presidente di provincia. La legge non è chiara, ma la compatibilità è stabilita da un precedente del 2002. Alcuni onorevoli svolgono persino 2-3 attività istituzionali. Come fanno a dedicarsi con l’impegno necessario ad incarichi che stanno anche geograficamente in luoghi diversi?

I Fas, ovvero i Fondi per le Aree Sottoutilizzate: una cassaforte di circa 60 miliardi di euro che il governo nel 2003 aveva dedicato al sud e alle aree più depresse per portarle all’altezza di quelle più sviluppate del nostro Paese. Vedremo che fine hanno fatto, in quali mani finiscono, quale sviluppo hanno portato e dove.

La legge finanziaria e le procedure di approvazione, cos’è il decreto milleproroghe e come leggere il bilancio dello Stato. In sostanza quanti soldi entrano attraverso le tasse, e come vengono ridistribuiti.

Cos’è l’INPS. La popolazione invecchia e i lavoratori sono sempre di meno, e tutti ci dicono che le pensioni delle generazioni future sono a rischio. Per questo, suggeriscono, sarebbe meglio abbassarle subito.
Studiando i conti di Inps e Inpdap, le previsioni sembrerebbero diverse.

Dopo il successo di “Mare nostrum”, l’inchiesta sulla pesca illegale che ha contribuito a cancellare le spadare dai nostri mari, torniamo sul tema con il tonno rosso, una specie che è sull’orlo dell’estinzione nel Mediterraneo. Il cibo globalizzato ha più costi che benefici.

Lo Ior, la Banca Vaticana. Non è paragonabile ad una qualunque altra banca “off shore” viste le sue finalità e le ricadute che il suo operato ha nel nostro paese e in tutto il mondo. Eppure è ancora un Istituto considerato per molti versi “impenetrabile” e con molte “ombre”.

L’industria dell’automobile. In un mondo sull’orlo di una crisi di traffico, l’Italia ha il primato della densità automobilistica in Europa: più di 600 auto ogni mille abitanti.
Se non si vendono automobili è crisi e poiché il mercato è saturo, sono gli aiuti di Stato a sostenere la domanda aumentando l’indebitamento collettivo. Si può uscire da questo modello?

Nel corso delle 12 puntate si continuerà a seguire gli sviluppi delle inchieste trattate nelle precedenti edizioni, dalla fecondazione assistita alla bolla speculativa, da Parmalat a S. Marino.

In questa stagione ci occuperemo anche di sicurezza stradale, con particolare riferimento alle azioni e ai programmi, in materia di educazione, prevenzione e repressione.

Per le inchieste internazionali presenteremo l’edizione italiana di Burma VJ. Candidato all’Oscar, il documentario è una delle poche testimonianze della brutale repressione del regime militare in Birmania.
Quindi Google Baby: come si affitta un utero. Come e dove su Internet.

In chiusura di ogni puntata, la collaudata rubrica delle goodnews dedicata a quella parte del Paese che va avanti, nonostante tutto.

Taormina: Cifre e dati, ma si resta In attesa di altre risposte

Sulla vicenda della Chirurgia generale dell’ospedale di Taormina arrivano l primi “chiarimenti” dalla Direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Messina.

Torniamo a raccontare una storia. Una storia strana. Una storia siciliana.

Se fosse una commedia sarebbe “Uno, nessuno, centomila”. Se fosse un fumetto sarebbe “Diabolik”.
Ma non è un fumetto.

È una storia. È la storia della Chirurgia generale e della Chirurgia oncologica dell’ospedale di Taormina.

Abbiamo già raccontato i primi capitoli della nostra storia.

Capitoli che parlano linguaggi di cifre, interventi politici, mobilitazione popolare a favore della Chirurgia generale per evitarne la chiusura.

Il Piano di riorganizzazione della sanità in Sicilia. E questo il punto di svolta. Due chirurgie sono troppe.

Si devono accorpare. E, davanti a questa “Spada di Damocle”, anche le parole diventano macigni.

Chirurgia oncologica diventa Chirurgia generale ad indirizzo oncologico.

Perché? Forse per metterla sullo stesso piano di Chirurgia generale e giustificare così l’accorpamento e la chiusura?
Questo sembrerebbe il comune sentire. Ma, come tutte le storie che si rispettano, anche la nostra storia regala colpi di scena.

Dopo aver subito la pressione dell’opinione pubblica, della politica, della stampa, la Direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale Messina risponde.

Punta a chiarire i nodi della vicenda. Nessun comunicato stampa. Nessuna dichiarazione ufficiale.

A parlare sono le cifre affidate a due pagine. La nostra storia vira decisamente verso il tecnicismo.

“Nell’ambito del presidio ospedaliero San Vincenzo di Taormina esistono sin dal 1997 due unità operative complesse ascritte alla Chirurgia generale, una diretta dal dr Vincenzo Morici ed un’altra (ad indirizzo oncologico) diretta dal dr Vincenzo Panebianco.

La suddetta previsione, formalizzata con deliberazione n. 3811 del 2.7.1997, risale a prima della immissione in servizio dei citati sanitari ed è avvenuta in piena conformità alle disposizioni normative vigenti ed in particolare con il DM. 30.1.1998 che prevede solo la disciplina Chirurgia generale quale disciplina autonoma
per la quale è possibile espletare concorsi pubblici o procedure di regolamento.

Coerentemente con le sopra citate disposizioni normative, sia il direttore medico che i dirigenti medici della U.O.C, di Chirurgia generale ad indirizzo oncologico hanno partecipato a procedure di reclutamento afferenti la disciplina Chirurgia generale e pertanto gli stessi sono abilitati a svolgere l’attività tipica della disciplina per la quale sono stati assunti e per la quale apposite commissioni di concorso li hanno giudicati”.

Parole chiare. Ma che non chiariscono del tutto.

Nella storia che stiamo raccontando, infatti, le parole hanno la loro importanza. Qualcuno ha messo in dubbio la professionalità di responsabili, medici e personale della Chirurgia oncologica?

Non ci pare. Sulle singole professionalità nessuno ha mai posto lingua, ma, si sa, le storie spesso vengono interpretate.

Ed ognuno legge una faccia della verità. Forse quella che meglio combacia con il proprio pensiero? Forse.

Ciò chiediamo ancora: se sul Supplemento ordinario n. 2 alla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana (p. I) n. 56 del 7-12-2004 si parla, per il Presidio ospedaliero di comunità San Vincenzo – Taormina, nella colonna delle Unità operativa, di chirurgia generale e di chirurgia oncologica (e non di chirurgia generale ad indirizzo oncologico), si può parlare di errore?

Se di errore si tratta, perché il legislatore non ha provveduto a modificarlo? Attendiamo risposte non solo per noi ma anche per i lettori.

La nostra, oltre a essere una storia di parole è anche una storia di cifre.

Quelle relative all’operatività delle due Unità operative.

E qui torniamo al documento dell’Asp Messina. “I dati di attività delle due Unità operative di che trattasi relativi agli ultimi dieci anni dimostrano chiaramente che la Unità operativa diretta dal dr Panebianco effettua una tipologia di attività più qualificata, quantitativamente più consistente e con assoluto rispetto dei criteri di efficacia e di efficienza che devono sovraintendere all’attività ospedaliera.

In particolare nel periodo che dal 1999 al 2008 si evidenzia: Chirurgia generale ad indirizzo oncologico 12.905 (numero di interventi), chirurgia Generale 8.447 (numero di interventi)”.

Dati chiari e inequivocabili.

Anche se sarebbe’ interessante sapere per singolo gruppo, quanti interventi riguardano l’ambito specifico, quanti sono quelli intramoenia, quanti quelli di patologie afferenti all’indirizzo oncologico, nel primo caso, e quanti quelli rientranti e non nell’ambito della Chirurgia generale nel secondo caso.

E altrettanto interessanti sarebbero le valutazioni dell’Agenas, ossia l’Agenzia nazionale che si occupa di sanità e prestazioni sanitarie.

Valutazioni che indicano chiaramente risultati raggiunti, leggono fatturati e li mettono a confronto con fattori di efficienza e congruità di prestazioni erogate, indicano le posizioni di eccellenza, a livello nazionale, raggiunte dalle varie U.O. nei differenti presidi ospedalieri.

Dati non impressionabili dall’opinione pubblica come si vorrebbe far credere…

E un storia che vive di interpretazioni, l’avevamo detto.

Ma è anche una storia che aspetta ulteriori sviluppi. Legati ai dati della produttività del 2009.

Legati alle valutazioni dell’Agenas.

Legati alle risposte che devono arrivare dall’Ars. Ve l’abbiamo detto.
La nostra è una storia che va avanti a strappi. Una storia siciliana. Una storia che aspetta dati freschi. Per scrivere un nuovo capitolo.

I Vespri

QUEI CITTADINI CHE VOTANO MA NON PAGANO TASSE

Torna agli onori della cronaca la Circoscrizione estero.

Per facilitare l’esercizio di un diritto dei connazionali che risiedono in altri paesi sarebbe bastato il voto per corrispondenza.

Invece la legge sul voto degli italiani all’estero finisce per garantire una rappresentanza senza tassazione: cittadini che non pagano tasse in Italia e non usufruiscono dei servizi influenzano con il loro voto le tasse che gli italiani residenti pagano e i servizi che ricevono.

Viceversa, gli immigrati regolari nel nostro paese sono soggetti a una tassazione senza rappresentanza.
L’aula di Palazzo Madama, dal sito senato.it.

Le cronache sono piene in questi giorni delle mirabolanti avventure di Nicola Di Girolamo, senatore del Pdl, accusato di essere stato eletto al Parlamento italiano nella Circoscrizione estero, ripartizione Europa, grazie ai voti della ‘ndrangheta.

Ma accuse di brogli e contestazioni sono state avanzate anche nei confronti di altri deputati e senatori eletti in quella Circoscrizione.

Chi sono dunque gli italiani all’estero e come votano? Ed è giusto che votino? Perché le contestazioni?

IL VOTO DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO

La legge 459 del 27 dicembre 2001 riconosce il diritto di voto per i referendum e le elezioni dei due rami dal Parlamento a tutti gli italiani residenti all’estero, iscritti all’Aire (Agenzia per gli italiani residenti all’estero, gestita dal ministero dell’Interno) o iscritti agli schedari consolari (gestiti dal ministero degli Affari esteri; i consolati dovrebbero automaticamente aggiornare i dati dell’Aire).

Alla data dell’ultima elezione, il referendum del 2009, gli aventi diritto al voto in questa categoria erano 3.024.879.

Si noti che secondo la legge sulla cittadinanza del nostro paese (legge 91/1992, articolo 1), per essere italiani, e dunque per godere dei diritti politici, basta nascere da almeno un genitore italiano.

Ciò assicura la cittadinanza anche a coloro che, nati all’estero ma avendo subito optato per la cittadinanza italiana, non hanno poi mai risieduto sul territorio italiano, né ne hanno mai imparato la lingua. (1)

È a questi cittadini che si rivolge la legge 459/2001.

La norma segue e completa una riforma costituzionale (legge costituzionale 1/2001) che introduce, agli articoli 56 e 57, la Circoscrizione estero e ne definisce la rappresentanza parlamentare: dodici deputati e sei senatori.

Sono due le sostanziali novità introdotte della legge ordinaria.

La prima è rendere più semplice l’esercizio del diritto di voto per gli italiani che risiedono all’estero, prevedendo il voto per corrispondenza.

In alternativa, l’elettore può decidere di votare in Italia nella circoscrizione del territorio nazionale in cui risulta iscritto; e se non ha mai risieduto in Italia, ma è italiano per discendenza diretta, la sua circoscrizione è quella del genitore, del nonno o di altro antenato.

In secondo luogo, rende operativa la Circoscrizione estero: stabilisce infatti la sua ripartizione in quattro aree – Europa, America meridionale, America settentrionale e centrale, e Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Ma stabilisce anche che i candidati stessi (e di conseguenza gli eletti) debbano essere residenti all’estero.

Se l’obiettivo della legge fosse stato solo quello di rendere più facile l’esercizio del voto da parte degli italiani residenti all’estero, sarebbe stato sufficiente il voto per corrispondenza o qualunque altra forma di voto a distanza.
Con la Circoscrizione estero si fa di più: si consente agli italiani all’estero di diventare elettorato passivo.

È possibile che l’intenzione del legislatore, con l’introduzione della Circoscrizione estero, fosse solo quella di offrire una funzione di rappresentanza.

Ma nonostante il numero esiguo, questi parlamentari hanno acquisito un’importanza superiore alle previsioni.

Durante la XV legislatura, hanno di fatto garantito al governo Prodi la fiducia al Senato, condizionandone l’azione di governo.

Nell’attuale legislatura, invece, le vicende del senatore Pdl Nicola Di Girolamo, e le contestazioni su altri eletti all’estero, stanno mettendo in serio imbarazzo il Parlamento.

I LIMITI DELLA LEGGE

I punti deboli della legge 459/2001 sono numerosi. Innanzitutto, le ripartizioni della Circoscrizione estero sono molto ampie e quindi rischiano di essere poco rappresentative; addirittura, una comprende ben tre continenti.

In un contesto di tale distanza tra eletto ed elettore, anche la possibilità di esprimere preferenze sui candidati (consentito a questi elettori, a differenza di quello che succede agli italiani residenti) può non funzionare come effettivo meccanismo di selezione e controllo della classe politica.

Inoltre, i candidati potrebbero essere poco conosciuti dagli elettori e, soprattutto, poco controllabili dai partiti che li selezionano.

Il caso Di Girolamo è significativo: nessuno sembra più ricordare chi lo ha proposto, ed è subito cominciato all’interno del Pdl il valzer delle responsabilità tra chi avrebbe dovuto valutarne la candidatura.

Infine, come illustrano le cronache recenti, il voto espresso per corrispondenza solleva dubbi sulla sua trasparenza, regolarità e gestibilità amministrativa.

Le operazioni di scrutinio sono lente e facilmente imprecise. Per esempio, a quasi due anni dalle elezioni politiche del 2008, i dati sugli scrutini delle schede per la Circoscrizione estero sul sito del ministero dell’Interno risultano ancora incompleti.

Tutti questi elementi vanno rapidamente rivisti dal legislatore e in effetti ci sono già diversi disegni di legge depositati in Parlamento.

È molto probabile che a seguito del caso Di Girolamo, si arrivi a ripensarne alcuni, a cominciare dal voto per corrispondenza.

Ma qualunque riforma deve tenere conto del fatto che la disciplina del voto per gli italiani all’estero si fonda su una norma della Costituzione. Senza toccare ulteriormente la Carta, il legislatore potrà al massimo modificare le modalità di espressione di voto o di selezione dell’elettorato passivo, ma non potrà eliminare la Circoscrizione estero. (2)

E invece proprio su questa si dovrebbe riflettere.

RAPPRESENTANZA E TASSAZIONE

Il problema fondamentale è che il diritto di voto per gli italiani all’estero garantisce loro una effettiva “representation without taxation”: cittadini che non pagano tasse in Italia e non usufruiscono dei servizi influenzano, con il loro voto, le tasse che gli italiani residenti pagano e i servizi che ricevono.

Questo è ancor più vero con la Circoscrizione estero, i cui rappresentanti parlamentari sono essi stessi cittadini non residenti in Italia.

La rappresentanza senza tassazione contrasta con un principio fondamentale della democrazia, e se è in qualche modo accettabile per cittadini italiani che sono solo temporaneamente al di fuori dei confini nazionali, lo è di meno per chi ha deciso di vivere stabilmente all’estero e che in qualche caso, non conosce né le istituzioni né la lingua del paese di origine.

La cosa è ancora più impressionante se si pensa che viceversa, in Italia vivono e lavorano individui che soffrono di una “tassazione senza rappresentanza”, vale a dire gli stranieri regolari.

Secondo il Rapporto Caritas-Migrantes, nel 2007 gli immigrati hanno contribuito al 6,1 per cento del Pil e assicurato un gettito fiscale al nostro paese pari a 3 miliardi e 749 milioni di euro, dei quali 3,1 miliardi per i soli versamenti Irpef.

Curiosamente, il numero degli stranieri residenti in Italia, regolari e maggiorenni, è anch’esso di poco superiore ai tre milioni (dati Istat, 2009).

Appare quanto meno singolare che una popolazione così ampia, che vive e lavora onestamente nel nostro paese, non possa esprimere alcun voto, neppure a livello amministrativo, pur essendo soggetta al fisco e usufruendo dei servizi offerti.

Si noti che oltretutto vivono in Italia circa mezzo milione di stranieri solo di nome: sono i figli di immigrati, nati o arrivati in tenera età nel nostro paese, che hanno studiato in Italia, ne parlano perfettamente la lingua, e che sono in effetti indistinguibili dai connazionali della stessa età, eccetto che non godono degli stessi diritti.

È opportuno che questa asimmetria venga risolta al più presto, accelerando il percorso per l’ottenimento della cittadinanza e dei diritti collegati.

(1) A questo numero si aggiungono i numerosissimi cittadini stranieri nati all’estero ma che possono vantare un ascendente italiano (fino al secondo grado). Questi ultimi devono però richiedere che venga riconosciuta loro la cittadinanza italiana, dopo avere risieduto sul territorio italiano per almeno tre anni (è il caso per esempio di tanti calciatori naturalizzati).

(2) L’unica strada, in questo senso, potrebbe essere quella dell’abrogazione totale della stessa legge 459/2001; ciò comporterebbe l’applicazione della disciplina precedente alle modifiche costituzionali del 2001 (così come previsto anche dall’articolo 3. comma 2 della legge cost. 1/2001: “In caso di mancata approvazione della legge di cui al comma 1, si applica la disciplina costituzionale anteriore”.

La Voce

Le donne più leste degli uomini a capire gli errori

Il gentil sesso riesce a percepire gli errori prima dell’uomo.

E’ quanto emerge da uno studio condotto dal Cnr in collaborazione con l’Universita’ di Milano-Bicocca e pubblicato sulla rivista Neuropsychologia.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato 23 studenti universitari sia di sesso maschile che di sesso femminile, chiamati ad osservare e riconoscere 260 immagini.

Questo per verificare la loro attività cerebrale, monitorata con l’ausilio di 128 sensori.

Il tempo di reazione è oscillato dai 170 ai 200 millisecondi, ma con un picco di attività tra i 450 e i 600 millisecondi.

Le più veloci sono state le donne.

Gli scienziati hanno appurato nel sesso femminile un’attivazione dei neuroni specchio che si trovano nelle aree cerebrali in cui prevale l’affettività, cioè la corteccia cingolata e il sistema limbico. Invece, nei maschietti ad attivarsi prima è stata l’area più razionale, la corteccia orbitofrontale.

Insomma, i neuroni specchio delle donne sono piu’ ‘’svegli” di quelli degli uomini. Così, davanti ad un errore o a un’azione inappropriata, le donne si fanno guidare dall’istinto nel rilevare le azioni incongruenti, e risultano quindi più rapide degli uomini che invece sono più razionali e, quindi, più ”lenti” nel percepire ciò che non va.

Romagna oggi

Al via il nuovo anno giudiziario della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana.

34 milioni i danni all’erario nel 2009
Mancanza di legalità, inefficacia, inefficienza e spreco di denaro nella P.a.

Ha avuto inizio con un minuto di silenzio in memoria del penalista Enzo Fragalà, picchiato a morte a pochi passi dal palazzo di Giustizia, la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana.

L’inaugurazione si è svolta a Palermo, nella sala Magna di Palazzo Chiaramonte, sede del rettorato, alla presenza di magistrati, avvocati ed amministratori pubblici.

Nella sua relazione introduttiva, il presidente della sezione, Luciano Pagliaro, ha esposto le innovazioni legislative che, non seguendo uno schema unitario, paradossalmente potrebbero complicare ulteriormente l’attività, che continua ad essere disciplinata da un regolamento del 1933. Come ha illustrato Pagliaro, le contestazioni riguardano prevalentemente i reati di: corruzione, peculato, concussione, danni nell’esecuzione di opere pubbliche, incarichi di consulenza illegittimi, uso inadeguato dei contributi comunitari e malasanità.

La stragrande maggioranza delle sentenze di condanna ha riguardato dipendenti statali o di enti locali, mentre in un unico caso un impiegato regionale.

Il Procuratore regionale Guido Carlino, nella sua relazione, ha sottolineato le carenze d’organico degli uffici che non sono state ancora colmate ed ha esposto i dati del 2009 segnalando: l’apertura di seimila istruttorie; l’espletamento di 4.332 tra audizioni, richieste di atti, accertamenti, deleghe di indagini, ecc. nonché l’emissione di inviti a dedurre nei confronti di 461 soggetti, per un danno erariale ipotizzato di oltre 46.530.000 euro e l’emissione di 138 atti di citazione in giudizio a carico di 229 soggetti per un danno erariale accertato di oltre 34.517.000 euro (nel 2008 era stato di poco meno di 19 milioni).

Dalla documentazione è emerso che gli aspetti anomali della pubblica gestione riguardano principalmente la mancanza di legalità e la non conformità delle scelte amministrative soprattutto per inefficacia, inefficienza e dispendio di denaro.

Entrando nel dettaglio di alcuni degli illeciti, ad esempio nella gestione del personale, sono stati scoperti casi di infondate attribuzioni di incarichi, compensi non dovuti ed assenteismo.

Nel settore sanitario sono stati riscontrati sprechi nella gestione del 118 (acquisto di mezzi ed assunzione di personale); indebito pagamento di indennità in favore di medici di base che non avevano aggiornato gli elenchi degli assistiti ed acquisto di presidi sanitari senza il ricorso a gare ed a prezzi superiori a quelli di mercato.

Difformità sono state notate anche nel comparto della formazione professionale per mancata o insufficiente rendicontazione da parte degli enti, con danni alla Regione per non aver avuto restituite somme non dovute, ma pure difformità sull’uso del denaro rispetto alle previsioni di legge.

Scoperti anche illeciti amministrativi contabili connessi a reati derivanti da impossessamento di denaro o beni pubblici; danni all’immagine per corruzione o concussione o per concorso esterno in associazione mafiosa da parte di dipendenti pubblici.

Quotidiano di Sicilia

E “I cento passi” arrivano a Giardini Naxos in aiuto dei bambini autistici.

Il 26 marzo in scena “La madre dei ragazzi”, la vita e la lotta di Peppino Impastato

Molto spesso, all’interno della società civile, persone diversissime tra loro si incontrano.
Ed il loro impegno per migliorare la società e le condizioni di vita, specie dei più deboli, si incrocia.

Cosi, a Giardini Naxos è nato il connubio tra Pippo Calà, responsabile dell’ associazione Carpe Diem, che da anni si occupa dei bambini autistici e delle loro famiglie e Lucia Sardo, attrice di fama.

L’attrice, che per anni si è dedicata esclusivamente all’attività teatrale, approdando solo in un secondo tempo al cinema con il film d’esordio di Aurelio Grimaldi, La discesa di Aclà a Floristella, del 1992.

Da allora la scelta dei ruoli è sempre stata guidata in Lucia Sardo dal principio della qualità dei caratteri interpretati.

Per questo non ha accettato ruoli in film facili di cassetta, prediligendo titoli come La ribelle (1993), Le Buttane (1994), Nerolio (1996), tutti di Aurelio Grimaldi, giungendo a I cento passi, di Marco Tullio Giordana (2000, dove interpretava il ruolo di Felicia, la madre di Peppino Impastato).

Lo spettacolo, promosso dall’ Assessorato provinciale alla Cultura, che verrà messo in scena al Russott Hotel, è rivolto anche alle scuole,visti i temi di Legalità trattati.

Il giorno scelto per la rappresentazione, è il venerdì 26 marzo dalle 9.30 (ingresso libero)

La Sicilia sempre più isolata dal resto d’Italia e la politica siciliana sta a guardare.

Mentre il Governatore Lombardo polemizza con il Ministro Fitto in merito al conflitto di attribuzione in materia di trasporti e a difesa dello Statuto Siciliano, Trenitalia infligge un altro duro colpo al trasporto ferroviario per i treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia.

Dal 1 marzo, infatti, Trenitalia ha soppresso i treni espressi 823, 834 e 836, denominati “Freccia del Sud” in servizio tra Agrigento, Milano e viceversa.

Tagli che comportano all’utenza siciliana un aggravio di spesa, pari quasi al doppio di quanto spendevano in precedenza, e oltre il danno la beffa di dover sopportare il disagio di effettuare obbligatoriamente due cambi treno uno a Catania e l’altro a Roma, attendendo le coincidenze per le varie destinazioni, ritardi permettendo.

E’ alquanto evidente che, oltre al disagio dei cambi treno, vi è un ulteriore disagio nel dover spostare i propri bagagli da un treno all’altro e non tenendo conto, almeno, di quelle categorie di utenti svantaggiati che sono impossibilitati ad effettuare tali operazioni. Soppressioni che anno dopo anno stanno consentendo una netta riduzione delle frequenze di treni da e per la Sicilia, già nel 2009 erano state cancellate 8 coppie di treni a lunga percorrenza (intercity ed espressi), senza nessuna presa di posizione da parte della Regione Siciliana.

Questi continui tagli stanno facendo venir meno quella continuità territoriale che ci spetta di diritto, isolando sempre di più la Sicilia ed i Siciliani dal resto d’Italia. Tutto ciò, è veramente scandaloso, ma quello che fa più rabbia è la totale indifferenza di tutta la classe politica, siciliana, regionale e nazionale.

E’ evidente che la Sicilia è ormai tagliata fuori dal servizio ferroviario nazionale, allontanandola sempre più dagli standard nazionali, dagli investimenti in infrastrutture e da un trasporto efficiente ed efficace.

Mi auguro che tutta la classe politica siciliana, apra finalmente un tavolo istituzionale su questi continui tagli e sulle mancate infrastrutture cercando di trovare ed ottenere adeguate soluzioni per evitare ogni tipo di penalizzazione al trasporto ferroviario siciliano.

Sono convinto che non sarà più possibile per i Siciliani, che vorranno raggiungere le città italiane (Milano, Torino, Roma, etc.), poter disporre di treni giornalieri, che li porteranno in un Italia, che sta diventando sempre più lontana ed irraggiungibile.

La totale assenza di una programmazione regionale dei trasporti ed una disattenta attività politica ed economica del territorio hanno permesso che si perpetrassero questi continui tagli ad un servizio ferroviario “Universale” che costituisce per la Sicilia ed i Siciliani, l’unico mezzo di collegamento tra l’Isola ed il continente “Italia”.

Non è concepibile immaginare un territorio meraviglioso, che tutto il mondo ci invidia, in questo stato di arretratezza infrastrutturale e sono convinto che a salvare la Sicilia non siano utili solo le campagne internazionali di promozione-turistica per attrarre flussi ma, un’attenta programmazione e realizzazione di infrastrutture viarie e ferroviarie a breve e a medio termine e di una mobilità sostenibile regionale basata non sull’offerta ma sulla domanda da parte dell’utenza.

Non basta e non deve bastare alla politica siciliana, la scusa che la popolazione siciliana è facilmente propensa ad accontentarsi, specialmente in un momento di profonda crisi, crisi che per noi siciliani è da almeno 40 anni che esiste e non è, un problema di questi ultimi anni.

La crisi infrastrutturale della Sicilia è prettamente un problema politico e la prova tangibile è sotto gli occhi di tutti, nessun collegamento veloce stradale né ferroviario tra le nove province siciliane, penso che ciò possa bastare a far riflettere i siciliani e tutta la classe politica siciliana.

D’altronde chi è causa dei suoi mali pianga se stesso.

Giosuè Malaponti

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