Sulla vicenda della Chirurgia generale dell’ospedale di Taormina arrivano l primi “chiarimenti” dalla Direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Messina.

Torniamo a raccontare una storia. Una storia strana. Una storia siciliana.

Se fosse una commedia sarebbe “Uno, nessuno, centomila”. Se fosse un fumetto sarebbe “Diabolik”.
Ma non è un fumetto.

È una storia. È la storia della Chirurgia generale e della Chirurgia oncologica dell’ospedale di Taormina.

Abbiamo già raccontato i primi capitoli della nostra storia.

Capitoli che parlano linguaggi di cifre, interventi politici, mobilitazione popolare a favore della Chirurgia generale per evitarne la chiusura.

Il Piano di riorganizzazione della sanità in Sicilia. E questo il punto di svolta. Due chirurgie sono troppe.

Si devono accorpare. E, davanti a questa “Spada di Damocle”, anche le parole diventano macigni.

Chirurgia oncologica diventa Chirurgia generale ad indirizzo oncologico.

Perché? Forse per metterla sullo stesso piano di Chirurgia generale e giustificare così l’accorpamento e la chiusura?
Questo sembrerebbe il comune sentire. Ma, come tutte le storie che si rispettano, anche la nostra storia regala colpi di scena.

Dopo aver subito la pressione dell’opinione pubblica, della politica, della stampa, la Direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale Messina risponde.

Punta a chiarire i nodi della vicenda. Nessun comunicato stampa. Nessuna dichiarazione ufficiale.

A parlare sono le cifre affidate a due pagine. La nostra storia vira decisamente verso il tecnicismo.

“Nell’ambito del presidio ospedaliero San Vincenzo di Taormina esistono sin dal 1997 due unità operative complesse ascritte alla Chirurgia generale, una diretta dal dr Vincenzo Morici ed un’altra (ad indirizzo oncologico) diretta dal dr Vincenzo Panebianco.

La suddetta previsione, formalizzata con deliberazione n. 3811 del 2.7.1997, risale a prima della immissione in servizio dei citati sanitari ed è avvenuta in piena conformità alle disposizioni normative vigenti ed in particolare con il DM. 30.1.1998 che prevede solo la disciplina Chirurgia generale quale disciplina autonoma
per la quale è possibile espletare concorsi pubblici o procedure di regolamento.

Coerentemente con le sopra citate disposizioni normative, sia il direttore medico che i dirigenti medici della U.O.C, di Chirurgia generale ad indirizzo oncologico hanno partecipato a procedure di reclutamento afferenti la disciplina Chirurgia generale e pertanto gli stessi sono abilitati a svolgere l’attività tipica della disciplina per la quale sono stati assunti e per la quale apposite commissioni di concorso li hanno giudicati”.

Parole chiare. Ma che non chiariscono del tutto.

Nella storia che stiamo raccontando, infatti, le parole hanno la loro importanza. Qualcuno ha messo in dubbio la professionalità di responsabili, medici e personale della Chirurgia oncologica?

Non ci pare. Sulle singole professionalità nessuno ha mai posto lingua, ma, si sa, le storie spesso vengono interpretate.

Ed ognuno legge una faccia della verità. Forse quella che meglio combacia con il proprio pensiero? Forse.

Ciò chiediamo ancora: se sul Supplemento ordinario n. 2 alla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana (p. I) n. 56 del 7-12-2004 si parla, per il Presidio ospedaliero di comunità San Vincenzo – Taormina, nella colonna delle Unità operativa, di chirurgia generale e di chirurgia oncologica (e non di chirurgia generale ad indirizzo oncologico), si può parlare di errore?

Se di errore si tratta, perché il legislatore non ha provveduto a modificarlo? Attendiamo risposte non solo per noi ma anche per i lettori.

La nostra, oltre a essere una storia di parole è anche una storia di cifre.

Quelle relative all’operatività delle due Unità operative.

E qui torniamo al documento dell’Asp Messina. “I dati di attività delle due Unità operative di che trattasi relativi agli ultimi dieci anni dimostrano chiaramente che la Unità operativa diretta dal dr Panebianco effettua una tipologia di attività più qualificata, quantitativamente più consistente e con assoluto rispetto dei criteri di efficacia e di efficienza che devono sovraintendere all’attività ospedaliera.

In particolare nel periodo che dal 1999 al 2008 si evidenzia: Chirurgia generale ad indirizzo oncologico 12.905 (numero di interventi), chirurgia Generale 8.447 (numero di interventi)”.

Dati chiari e inequivocabili.

Anche se sarebbe’ interessante sapere per singolo gruppo, quanti interventi riguardano l’ambito specifico, quanti sono quelli intramoenia, quanti quelli di patologie afferenti all’indirizzo oncologico, nel primo caso, e quanti quelli rientranti e non nell’ambito della Chirurgia generale nel secondo caso.

E altrettanto interessanti sarebbero le valutazioni dell’Agenas, ossia l’Agenzia nazionale che si occupa di sanità e prestazioni sanitarie.

Valutazioni che indicano chiaramente risultati raggiunti, leggono fatturati e li mettono a confronto con fattori di efficienza e congruità di prestazioni erogate, indicano le posizioni di eccellenza, a livello nazionale, raggiunte dalle varie U.O. nei differenti presidi ospedalieri.

Dati non impressionabili dall’opinione pubblica come si vorrebbe far credere…

E un storia che vive di interpretazioni, l’avevamo detto.

Ma è anche una storia che aspetta ulteriori sviluppi. Legati ai dati della produttività del 2009.

Legati alle valutazioni dell’Agenas.

Legati alle risposte che devono arrivare dall’Ars. Ve l’abbiamo detto.
La nostra è una storia che va avanti a strappi. Una storia siciliana. Una storia che aspetta dati freschi. Per scrivere un nuovo capitolo.

I Vespri

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