Se è paziente può attendere
La Sicilia maglia nera per le liste d’attesa degli esami diagnostici

Un anno per la mammografia al Piemonte di Messina. Risonanza magnetica a Trapani?
Ripassi fra sette mesi.
Viaggio fra i centri di prenotazione delle 17 aziende sanitarie dell’ isola. Per scoprire che sono tutte fuorilegge.
Ha chiesto di sottoporre i propri figli a visita oculistica
all’ospedale Di Maria di Avola ma lo hanno rinviato al 14 settembre.
Otto mesi dopo. Corrado Nastasi, consigliere comunale Udc
di Pachino ha sporto denuncia e ha annunciato una lettera al governatore Raffaele Lombardo e all’assessore regionale
alla Sanità, Massimo Russo.
Corrado Nastasi si era rivolto ad un piccolo ospedale di provincia.
Che non può garantire l’abbondanza di medici in ogni specialità.
Ma esperienze simili capitano ogni giorno a chi chiede di
prenotare visite specialistiche e, soprattutto esami diagnostici strumentali anche nelle grosse strutture sanitarie.
Un’ecografia alla mammella? «La lista d’attesa è stata chiusa.
Per tutto il 2010 non si può fare», risponde Rosita, l’operatrice del centro unico prenotazione (Cup) dell’azienda ospedaliera “Papardo Piemonte” di Messina.
L’alternativa? Pagare. «A pagamento si può fare dopodomani»,
spiega la stessa operatrice, martedì 26 gennaio 2010.
Stessa struttura, stesse apparecchiature, stessi medici.
E’ una parolina latina, che sa di magico: intramoenia.
Ovvero la possibilità che la legge ha dato ai medici di compiere fuori, dall’orario di lavoro attività sanitaria incassando la gran
parte della somma che il paziente paga.
L’intramoenia, nell’ottica del legislatore, era un modo per mantenere fedeli i medici al servizio sanitario, che pure per questo percepiscono mille euro al mese in più, evitando fughe verso le case di cura private.
E per ridurre i tempi di attesa.
Ma, come attestano le pubblicazioni annuali di Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti dei malati, le liste d’attesa non si sono ridotte.
In Sicilia, negli anni, si sono allungate: abbatterle è diventata così una priorità.
Massimo Russo l’assessore alla Sanità non aveva ancora preso confidenza con il suo nuovo incarico quando, ai primi di luglio del 2008, appose la firma su uno dei suoi primi atti: “Il piano di contenimento delle liste d’attesa”.
Il decreto si rivolgeva ai direttori generali delle aziende sanitarie ed ospedaliere ai cui si chiedeva di predisporre dei piani perchè nel breve arco di tre mesi si riuscisse a rispettare i tempi di attesa massima per ottenere visite , ed esami diagnostici strumentali.
Che altro non sono che i tempi al cui rispetto la Regione si era
impegnata due anni prima con il Governo nazionale.
«Il mancato rispetto dei termini -c’era scritto nel provvedimento -comporterà la decadenza dei manager.
E una valutazione negativa ai fini della riconferma».
I direttori generali i piani li hanno fatti.
Massimo Russo successivamente ha dato ordine di tenere attive per gli utenti le apparecchiature il maggior numero di ore possibili.
Ma le liste d’attesa non si sono accorciate.
«E’ stato un semplice spreco di risorse. Il problema delle liste d’attesa è molto più complesso, che tocca la dotazione delle apparecchiature, del personale tecnico e medico.
E l’esistenza di un unico Centro di prenotazione provinciale per non dire regionale. Cup che imposto dalla legge in Sicilia o non c’è o non funziona », spiega amaro Renato Costa, segretario regionale della Cgil Medici.
VIAGGIO NELLA GIUNGLA.

Il viaggio (telefonico) attraverso i centri di prenotazione delle 17 aziende sanitarie ed ospedaliere della Sicilia conferma che chi ha bisogno di esami e visite, salva qualche eccezione, può rassegnarsi ad aspettare.
A parte la visita oncologica che in tutte le aziende viene prenotata nel termine brevissimo di 10 giorni o poco oltre, negli altri casi i termini fissati dalla legge (30 giorni o al massimo 60, a seconda degli esami) sono ampiamente sforati.
La disponibilità a mettere mano al portafoglio annulla l’attesa.
Ma chi pure è disponibile a farlo si accorge che a dispetto della legge che prevede che tutte le prenotazioni passino dal Cup, in modo che l’azienda possa controllare l’attività dei suoi medici per evitare che pazienti diventino business, non c’è azienda che la rispetti.
«L’intramoenia non va demonizzata ma deve svolgersi nel rispetto della legge e con assoluta trasparenza», osserva Renato Costa.
In Alcune aziende sanitarie provinciali, come quella di Siracusa, il Cup, non ce l’ha, o per meglio dire, come spiega l’operatrice dell’Ufficio relazioni con il pubblico “ce l’ha ma non è attivo”.
L’operatrice rimanda così ad un numero di Priolo «che coordina temporaneamente le prenotazioni nella provincia».
Chi è di Augusta così scopre che se deve fare una mammografia all’ospedale cittadino non la può fare: «Le liste sono chiuse», spiega una voce femminile.
E scopre anche che Priolo coordina ben poco. Per sapere se l’esame lo può fare all’ospedale del capoluogo, l’ Umberto I , deve chiamare un altro numero ancora, il centralino dell’ospedale.
«Prima data utile il 30 aprile 2010», 100 giorni di attesa, 40 più di quelli massimi previsti dalla legge.
Un’altra telefonata, al centro Tac, è necessaria per capire se è possibile fare prima, in intramoenia.
La risposta è quella solita: «Pagando 80 euro è possibile farla già il 28 gennaio», ovvero il giorno seguente alla telefonata.
Prenotare una Risonanza magnetica lombare per chi è residente in provincia di Trapani è quasi un’impresa.
Non esiste un centro unico di prenotazione.
Dal numero dell’azienda sanitaria si è dirottati sui numeri dei vari ospedali della provincia.
Ma non basta. Perchè dal numero indicato si viene ulteriormente dirottati su un numero di reparto.
«Per l’esame richiesto bisogna aspettare fino all’ultima settimana di maggio».
E se si vuole mettere mano al portafogli e accorciare i tempi? «Non possiamo concordare per telefono.
Bisogna venire in ospedale di presenza e vedere qual’è la disponibilità del medico. Comunque costa 150 euro, più o meno».
Altre aziende provinciali il Cup ce l’hanno attivo ma funziona a scartamento ridotto:
«Non prenotiamo l’intramoenia. Per questo dovete venire in ospedale e rivolgervi ai reparti», spiega, ad esempio, l’operatrice dell’ospedale Sant’ Antonio Abate di Trapani, a chi chiede il modo di accorciare i tempi di una risonanza magnetica lombare che viene prenotata in regime ordinario per l’ultima settimana di maggio, mentre la legge prevede come termine massimo i 60 giorni.
Per prenotare una visita o un esame per chi è residente a Palermo bisogna fare il numero (0917032181), esclusivamente dalle 11 e 30 alle 13 e 30. «Ma il numero è rovente. In bocca al lupo», preannuncia l’operatrice dell’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Azienda provinciale di Palermo, la più grande della Sicilia.
Ed, infatti, prova e riprova il numero è sempre occupato.
Stessa musica in quanto ad attesa -all’Asp di Catania: la risonanza magnetica al torace viene prenotata per il prossimo settembre.

Le cose non vanno meglio all’Asp 5 di Messina.
Il Cup c’è. Ma non prenota l’intramoenia.
E le liste d’attesa sono infinite.
Simona Magistri, referente di Aira Onlus, associazione che si batte per la tutela dei malati reumatologici, delle liste d’attesa infinite ne è una delle vittime: «Avevo bisogno di una risonanza magnetica cervicale.
Mi hanno spiegato che devo aspettare al 2011.
Mi sono così rivolta ad una struttura privata.
Gli stessi tempi di attesa mi erano stati proposti al Policlinico di Messina».
Che si segnala per le liste d’attesa più lunghe e per un Cup completamente fuorilegge: prenota solo gli esami diagnostici strumentali e null’ altro, nè visite specialistiche ordinarie nè in intramoenia.
Simona Magistri, però, è più preoccupata per la difficoltà per i siciliani di ottenere una visita reumatologica: «Chi la vuole fare deve attendere in media 4 o 5 mesi.
Eppure la diagnosi precoce di alcune malattie autoimmuni è fondamentale per contenerne i danni».
Pino Roccaro, coordinatore di Cittadinanzattiva Tribunale dei diritti dei malati, è , ‘ fiducioso: «E’ indubbio che le lunghe, liste d’attesa favoriscono i privati. Non possiamo non osservare però che il clima sembra cambiato.
L’assessore pare voglia cambiare registro. Ma i direttori generali hanno le mani legate.
Come possono far funzionare le apparecchiature 24 ore al giorno se non possono assumere nuovo personale?».
Michele Schinella – Centonove

















27 febbraio 2010 alle 12:57
pubblichero, se è daccordo, quanto segnalato nel prossimo aggiornamento. Grazie