Tanto, tutto, forse troppo, si è detto su questa storia infinita.

Ma il sogno di riavere la casa da gioco è ormai diventato una necessità vitale per una città che non è più la capitale del turismo siciliano e oggi vive la crisi economica più nera della sua storia.

Quel casinò di cui Taormina aveva assaporato l’ebbrezza tra il 1963 e il 1965 non tornerà più e mezzo secolo dopo i tempi sono cambiati: meglio dirlo subito, mettersi l’anima in pace e non farsi troppe illusioni.

Tuttavia Taormina è arrivata ad un baratro talmente tale che dopo venti anni vissuti tra immobilismo, beghe paesane e amarcord, all’alba del 2010 il casinò rappresenta l’unico antidolorifico possibile in grado di frenare il disastro del tramonto che avanza.

Sinora la battaglia sul casinò, in concreto, non è mai andata oltre una sterile nostalgia collettiva dei tavoli verdi.

E’ il momento di fare il punto, senza giri di parole, su come stanno davvero le cose a Roma.

Il governo Berlusconi è da tempo spaccato tra favorevoli e contrari alla riapertura del casinò di Taormina.

Forse è più interessante partire dai “nemici”.

In testa c’è ovviamente la Lega Nord di Umberto Bossi, che sulla questione ha catechizzato a dovere i suoi colonnelli, Bobo Maroni (ministro dell’Interno) e Roberto Calderoli (ministro per la Semplificazione Normativa).

Emanuele CammarotoLaVoce di Taormina

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