La realtà del mondo politico messinese ci pone davanti una serie di problemi che non nascono semplicemente dal modo come si governano la città e la provincia e si fa opposizione o dal rapporto fra maggioranza e minoranza, ma da un grande numero di cittadini assenti sempre più in aumento.

Certo, nessuno può escludere che fra gli assenti alle elezioni ci siano anche persone attente ai problemi della società, ma è anche vero che una partecipazione sociale che non si traduce in partecipazione politica rinuncia allo strumento principale per cambiare la società.

Ma forse il problema sta proprio qui: fra chi non va più a votare da tempo non pochi sono i disincantati, i senza più speranza, quelli che si sono rinchiusi ermeticamente nel privato.

Il fenomeno dell’astensionismo riguarda tutti gli strati sociali.

Non solo poveri, oppressi dalle dure condizioni della vita, preoccupati del proprio immediato interesse, ma anche fasce sociali alte, ceti intellettuali, che dovrebbero avere familiarità con i problemi astratti ed essere più sensibili alla dimensione politica.

Per tutti questi, forse, sarebbe ancora possibile un recupero alla politica attiva non partitica che alcuni movimenti nati recentemente potrebbero fare rinascere (Sveglia Messina, L’Altra Città, Messina Futura).

Ancora più difficile appare il coinvolgimento di quei messinesi che sembra abbiano rinunciato a pensare con la propria testa, si sono affidati alla direzione altrui e votano a comando.

Anche queste sono persone di cui la buona politica deve tenere conto, ma non per chiedergli di obbedire.

Dino Calderone – Centonove

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