Nei giorni scorsi altri pannelli sono stati sradicati dal vento rischiando di finire sulla vicina autostrada

L’indifferenza delle Istituzioni preposte alla salvaguardia dei beni archeologici sta lentamente, ma inesorabilmente, distruggendo uno dei tesori più preziosi della città di Patti.

La Villa Romana, infatti, è abbandonata a sé stessa e all’incuria del tempo.

E, nonostante sia un dato di fatto che gli stupendi mosaici e l’architettura del sito sono un patrimonio unico, nulla viene fatto per la tutela di questo inestimabile bene.

Da tempo si sono susseguite le denunce sullo stato della copertura, realizzata da poco, sulle condizioni in cui si trovano i mosaici e sul rischio, più che reale, di irrimediabili danni all’intero sito archeologico.

Ma le parole dette e scritte sono volate via, spazzate dal vento così come è accaduto ai pannelli della copertura della Villa Romana.

La notte tra il 6 e il 7 febbraio scorso altri pannelli si sono staccati dalla copertura consentendo così all’acqua piovana di raggiungere direttamente i mosaici creando seri danni. I pannelli sono finiti nell’area della Villa Romana, fortunatamente senza creare ulteriori danni.

Ma il rischio, poi non tanto remoto, è che potessero raggiungere la vicina autostrada o le vie cittadine adiacenti colpendo qualche autovettura in transito.

Allora si sarebbe verificata anche la tragedia umana che si sarebbe aggiunta a quella morale di vedere un bene prezioso per il territorio decomporsi lentamente.

Il sito archeologico può rappresentare un’importate strumento di promozione turistica del territorio oltre ad allargare il patrimonio culturale visitabile del comprensorio.

Nella sua storia recente la Villa Romana di Patti Marina non è mai stata adeguatamente valorizzata e, sono tanti, pure fra i pattesi, quelli che non la conoscono, anche a causa della lunga chiusura forzata.

Assieme ai resti greco-romani di Tindari rappresentano una ricchezza di inestimabile valore che non può continuare a rimanere occultata dall’apatia di chi, invece, è preposto a promuoverne la fruizione o, ancor peggio, finire per scomparire a causa dell’indifferenza delle Istituzioni preposte alla sua salvaguardia.

Scoperta nel 1973 durante i lavori di costruzione dell’autostrada Messina-Palermo, la Villa Romana di Patti risale all’età imperiale e si estende su una superficie di ventimila metri quadrati.

Non tutti i resti sono stati portati alla luce. La parte esplorata corrisponde al nucleo centrale della villa, con al centro una corte a peristilio intorno alla quale ruota la zona residenziale.

I vani maggiormente rappresentativi, tipici dell’edilizia privata tardoantica, sono costituiti dall’aula absidata, che si apre al centro dell’ala ovest e dal triconco, vero punto focale dell’ala sud, che dal peristilio guarda verso il mare.
Molto belli anche i mosaici della villa.

Alcuni andati distrutti, ma ne sono rimasti intatti, per il momento, tre di pregevole fattura.

Ma se tutta la struttura continuerà ad essere abbandonata, presto molto presto, anche questi mosaici rischieranno di finire danneggiati.

Gazzetta del Sud

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