In Sicilia è boom di matrimoni annullati colpa dei figli che non arrivano ma non solo
C’è il matrimonio annullato dopo 50 anni di vita in comune. Quello lampo di appena 28 giorni e quello invalidato perché lui scopre che lei ha sempre avuto un amante e, ovviamente, ne era all’oscuro al momento del fatidico «sì».
Oppure ancora quella coppia che esplode perché lei non è disposta a seguire lui e trasferirsi da San Giuseppe Jato a San Cipirello.
E LUI impassibile le dice: «Allora ci lasciamo. Questo matrimonio non esiste».
Sembrano storie al limite dell’assurdo eppure le richieste di dichiarazione di nullità presentate al tribunale ecclesiastico contengono molti aneddoti surreali come questi.
I motivi dell’annullamento possono essere tantissimi. Non vale però l’infedeltà.
Poco importa se lui è scappato con un’altra o se lei ha tanti amanti.
Se l’infedeltà è posteriore al momento del matrimonio, questa da sola non basta.
Alla base di tutto, comunque, vi sono spesso tragedie familiari e querelle senza fine che si consumano da un banco di un tribunale all’altro.
La Sicilia detiene un record di annullamenti, con dati che in certi casi superano perfino regioni numerose come la Lombardia o il Lazio.
Il motivo è presto detto: qui nell’Isola, ci si sposa di più in chiesa e il senso religioso – o presunto tale – di molti spinge poi, nel caso di fallimento dell’unione, a chiedere l’annullamento e a sentirsi finalmente liberi di ricominciare con la «fedina» o meglio, con la fede nuziale, ben pulita.
«La situazione sta diventando sempre più preoccupante – spiega monsignor Ludovico Puma, presidente del tribunale ecclesiastico da dieci anni – Ci si sposa per futili motivi come per esempio l’accaparrarsi un buon partito, e non ci si rende conto che il matrimonio è un sacramento, non un abito bianco e basta».
I dati, illustrati alla facoltà Teologica di corso Vittorio Emanuele, parlano chiaro.
Nel 2009 sono state presentate 319 cause (contro 341 del 2008) e di queste ne sono state accolte con sentenza affermativa l’88,9 per cento, ovvero 274.
In teoria il procedimento si dovrebbe chiudere in un anno, ma il tribunale ecclesiastico sconta un po’ di ingolfamento e al primo gennaio 2010 si contano ancora 845 cause pendenti.
La Repubblica

















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