Messina. Il la’ alla distribuzione di indennita’ di carica, gettoni di presenza e consulenze varie lo diede un provvedimento del 28 dicembre del 2005 con cui la Regione trasferì alla Fondazione “Saverio d’Aquino”, nata a luglio del 2004 per gestire il polo oncologico di eccellenza che non c’era allora e non c’è ancora adesso, 500mila euro.

La Regione non specificò che la somma dovesse essere imputata al patrimonio (cosa che si era fatto per gli iniziali contributi di 700mila euro versati dai soci della Fondazione, Regione, Ausl 5, azienda Papardo) e , quindi, non se ne potesse disporre.

Di quella somma, così, non è rimasto neanche un euro.

Lo certifica il rendiconto che il rettore dell’Università agli studi di Messina, Franco Tomasello, presidente del Consiglio d’amministrazione della Fondazione, ha inviato alla Regione dopo che della Fondazione, ha inviato alla Regione dopo che della Fondazione, l’Ars ha disposto lo scioglimento.

Alla voce “Totale uscite per spese sostenute” il rendiconto recita “530mila euro”.

Per fare che? Tante risorse per nulla.

Il rettore dell’Ateneo di Messina Franco Tomasello in una nota inviata ai componenti del Senato accademico dopo che Centonove del 2 ottobre 2009 nell’articolo Fondazione degli sprechi aveva raccontato come e a chi i soldi erano andati, ha indicato un solo atto concreto: il progetto di sperimentazione gestionale (ovvero il progetto per attrarre enti cui affidare il centro di eccellenza).

Che, però, ha elaborato Francesco Poli, nominato dal primo gennaio del 2008 direttore generale della Fondazione.

Null’altro se non l’attività di Poli, il rettore ha indicato come azioni della Fondazione.

Ma quando Poli fu nominato la gran parte dei 500mila euro si erano già volatilizzati in consulenze e indennità varie.

Fu infatti con la nomina dell’attuale consulente dell’assessore alla Sanità Massimo Russo che i membri del Cda cessarono di incassare indennità di carica e gettoni di presenza seguendo l’esempio dei revisori dei conti, Franco Vermiglio, Melo Martella e Vincenzo Cangemi, nominati nei primi mesi del 2007, che, intascati 6mila euro a testa, decisero di rinunciare ad ogni compenso.

“Non c’era alcuna attività”, ha ammesso Melo Martella, presidente del Collegio dei revisori. Poli per il suo anno di lavoro ha percepito 55mila euro.

Altri 35mila se li sono divisi due suoi collaboratori (Rinaldi e Toscano).

Chicche di rendicontazione.

Il rettore Tomasello per presiedere il Cda nel 2006 ha percepito 42mila euro, Anna Manasseri, moglie dell’ex presidente della Regione Vincenzino Leanza, che era vicepresidente del Cda in rappresentanza della Regione, nel 2006 na ha avuto 33mila.

Salvatore Furnari, l’ex direttore generale dell’Ausl 5 e Giuseppe Parisi, dell’azienda Papardo, 16 mila euro.

Ma una buona fetta dei 500mila euro sono andati a consulenti.

Il rettore ha voluto al suo fianco nell’avventura Santi Ruggeri, suo uomo di fiducia, cha ha arrotondato la sua pensione di medico, nel solo 2006 con 42mila euro.

Aveva il ruolo di “coordinatore del comitato tecnico ed egli aspetti organizzativi di avvio della Fondazione”.

Ruggeri nello stesso periodo sempre per volere del rettore, al Policlinico di Messina era stato incaricato, ricevendo altri 1500 euro mensili, di verificare l’attivita’ dei primari.

Ruggeri per svolgere al meglio il suo lavoro è stato affiancato da Giuseppina Italiano, che pagata dall’azienda Papardo, lavorava per la Fondazione da cui ha percepito altri (modesti) compensi.

Il rettore nel presiedere il Cda ha voluto essere supportato da Carmen Bonfiglio, dipendente dell’ateneo e sua segretaria personale, che nel 2006 ha percepito mille euro al mese per poi scendere a 500 euro al mese tra il 2007 e il 2008.

La Fondazione si è anche giovata di un consulente amministrativo, Francesco Bertino, che ha incassato nel 2006, 30mila euro.

Più complicato e lungo nel tempo il lavoro di Roberto De Natale, a cui è spettato l’ingrato compito di contabilizzare le uscite fatte di indennità di carica e consulenze: alla Fondazione, ovvero alle casse pubbliche, è costato in tutto (tra il 2006 e il 2009) 80mila euro.

L’incompatibile Cda.

Il rettore Franco Tomasello nella nota inviata al Senato accademico si è difeso: “Secondo quanto prevede il Regolamento di Ateneo per i docenti a tempo pieno, il rettore non aveva alcuna necessità di autorizzazione”.

Il regolamento, che è di novembre del 2006 (quando Tomasello è in carica alla Fondazione già da due anni), infatti, stabilisce che non vi è obbligo di autorizzazione per i docenti a tempo pieno quando assumono “incarichi conferiti dall’Ateneo per attività di sue Fondazioni”.

Ma il problema non è se il rettore, in quanto docente a tempo pieno, dovesse essere autorizzato.

Il punto è se la legge, che prevale in ogni caso sul regolamento dell’Ateneo, gli consentisse i ricoprire il posto.

“E’ vietato per un docente a tempo pieno- recita la legge che disciplina lo status di docente- assumere qualsiasi incarico retribuito salve le attività svolte per entri pubblici ma solo se prestati come esperti nel proprio campo”.

Non risulta che Tomasello sia stato indicato dall’ateneo, cui per Statuto della Fondazione questa incombenza spettava, componente del Cda della Fondazione oncologico “come esperto nel suo campo”.

Di sicuro l’autorizzazione preventiva, la cui mancanza è sanzionata dalla legge con multe a carico dell’ente che conferisce l’incarico e obbligo di restituzione di quanto percepito, avrebbe dovuto averla dall’Università di cui è dipendente, Carmen Bonfiglio: negli elenchi del ministero della Funzione pubblica da cui risultano i ruoli attribuiti agli stessi dipendenti, dell’incarico alla Fondazione dei Carmen Bonfiglio non c’e’ alcuna traccia.

E allo stesso modo dell’Ausl 5 di Messina del cui organico fa parte avrebbe dovuto essere autorizzata Anna Manasseri: negli uffici dell’Ausl 5 (ora Asp) la relativa richiesta non è mai pervenuta.

Gli ex direttori generali Furnari e Parisi, invece, per legge non potevano “avere alcun altro rapporto di lavoro retribuito pubblico o privato”.

Michele Schinella – Centonove

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