Brolo “Medievalia”
Una sala dedicata all’Araldica al Castello di Brolo.

Grazie al lavoro dell’associazione culturale Medievalia, nata da un’idea dell’avvocato Nino Germana, nel salone Federico II, è stata allestita una mostra permanente dedicata all’araldica; questa scienza, sviluppatasi a cavallo del dodicesimo secolo, studia i contrassegni ed i blasoni delle antiche famiglie che hanno scritto la storia e fa conoscere a tutti le insegne ed i colori del passato.
L’esposizione del Castello di Brolo presenta ai visitatori quasi cinquanta scudi, ognuno dei quali è fedelmente riprodotto per tecnica, colori e materiali.
Ogni stemma, che rappresenta sia l’emblema delle case regnanti di Sicilia che quelli delle case che hanno imperato al castello di Brolo, viene diviso in due categorie: ci sono i simboli parlanti, che raffigurano il nome di ogni famiglia e quelli alludenti, che offrono ai visitatori l’interpretazione grafica del nome della casa regnante.
L’atmosfera della mostra, intrisa diforti suggestioni storiche, è per tutti un vero e proprio tuffo nel passato; l’attenta osservazione di questi scudi, porta ogni visitatore a fare un salto indietro e quasi entrando in un’ipotetica ed ideale macchina del tempo, si arriva come a sentire il rumore dei cavalieri in battaglia.
Ogni gonfalone, riprodotto con estrema cura, ne evidenzia la bellezza e la grande varietà di colori usati a quel tempo.
Nati in un periodo in cui la maggior parte delle persone erano analfabeta, questi vessilli, per rappresentare visivamente la famiglia di appartenenza, dovevano per forza di cose essere il più colorati e dettagliati possibili; ognuno infatti, con un solo sguardo, doveva comprendere quale era il cavaliere che stava combattendo in questo o quel torneo.
Se da un lato c’era grande libertà per riportare la figura araldica, il linguaggio dei blasoni era rigido e seguiva un canovaccio ben preciso: la posizione ed i dettagli utilizzati per identificare le varie dinastie dovevano seguire delle regole ferree.
Uniche varianti ammesse erano quelle che modificavano la figura originale: i leoni per esempio, potevano essere riportati rivoltati, armati d’oro, lampassati di rosso (con la lingua colorata di rosso), passanti (in posizione di cammino e non rampanti), coronati (con il capo sormontato da una corona) e bicipiti (con due teste, ognuna delle quali rivolta in direzione opposta).
Ogni zona dello scudo possedeva uno specifico nome ed aveva il compito di descrivere con assoluta precisione ogni modello; dal punto di vista delle tonalità grafiche, venivano utilizzati soltanto cinque colori base e due metalli, oro ed argento.
L’arma, che passando di padre in figlio, diveniva l’emblema della casata, veniva distinta con l’aggiunta di segni particolari, che variavano da paese a paese e finivano con il diventare inequivocabili segni distintivi; nel caso in cui su uno scudo erano presenti due emblemi, questo scudo partito identificava il figlio di un signore e di una dama.
«Con questa mostra intendiamo far conoscere a tutti la storia delle famiglie che hanno reso grande la nostra terra» spiega l’avvocato Nino Germanà.
Medievalia ha tante iniziative in cantiere per il prossimo anno. «I nostri saloni ospitano anche numerosi viaggi d’istruzione per molte scuole ed è ai più giovani che ci rivogliamo con particolare interesse, proprio perché loro sono il nostro futuro.
La mostra dedicata all’araldica è solo il primo passo: abbiamo infatti intenzione di allestire, nei saloni del Castello, ben venti sezioni didattiche, ognuna delle quali, con il suo preciso tema, mira a far conoscere a tutti il passato della Sicilia, ricco di grande importanza storica e di grande significato».
L’esposizione, realizzata sotto la direzione dell’antropologa Elisa Averna e con la collaborazione di Anna Del Curatolo, responsabile dell’associazione, impreziosisce ancora di più il castello di Brolo, già intriso di storia e mira a far diventare il paese tirrenico uno dei più importanti a livello culturale della nostra provincia.
Centonove


















10 febbraio 2010 alle 23:44
Scusate ma la torre nella foto, non è la torre di brolo ma di gliaca di piraino, e non appartiene a nino germanà.