Paura e coraggio
Paura e coraggio
La paura. Insinua dubbi, frena, a volte attanaglia e impedisce la vita.
Per vincerla bisogna lottare, affrontare ogni evento dell’esistenza attivamente, senza fermarsi.
Questo è il coraggio.
Dal punto di vista del Buddismo ciò equivale a perseverare nella pratica della Legge mistica cercando nella profondità della propria vita il cuore del Budda, trasformando la causa della sofferenza che risiede dentro di noi.
Questo è il coraggio.
L’offerta del coraggio
Come vengono considerati la paura e il coraggio all’interno della millenaria tradizione buddista, dalla dottrina più antica (theravada), alla corrente mahayana, che indica nella ricerca dell’Illuminazione per sé e per gli altri la strada per sconfiggere
Questo è il mio pensiero costante:
come posso far sì che tutti gli esseri viventi
accedano alla via suprema
e acquisiscano rapidamente il corpo di Budda?
Per il Buddismo, la condizione della sofferenza è causata dall’ignoranza della naturale realtà illuminata sia del vivente sia del non vivente.
L’ignoranza è la causa profonda delle paure che condizionano l’esistenza: paura di fallire, di separarsi da chi si ama, paura della guerra, paura della morte e a volte del mondo.
A ben guardare, tuttavia, non tutte le paure limitano il raggiungimento della felicità.
I bambini hanno naturalmente paura. La paura è dunque, ovviamente, necessaria alla vita. Altrettanto ovvio è che troppa paura nuoce alla vita.
La percezione quotidiana: un mondo di paura
Molti, troppi italiani soffrono per un eccesso di paura: nel 2000 gli ansiolitici sono stati i farmaci più venduti tra le specialità non rimborsabili, con una spesa farmaceutica pari a 751 miliardi delle vecchie lire (fonte: Ministero della Sanità).
Sul sito www.ansia.info si trova scritto: «La prevalenza del disturbo di panico nella popolazione generale viene stimato tra l’1% e il 5%, mentre fino al 20% della popolazione generale avrebbe sperimentato attacchi di panico sporadici nel corso della propria vita.
Il disturbo di panico è più frequente di 2-3 volte nelle donne rispetto agli uomini».
Dunque, il panico non è un fenomeno marginale nella vita di ciascuno, vuoi perché se ne soffre, vuoi perché si intrattengono relazioni con chi ne soffre. Cosa vuol dire in termini pratici?
Poniamo che il 5% delle persone che incontriamo soffra o abbia sofferto di attacchi di panico, e poniamo che ci capiti di incontrare anche solo venti persone al giorno, allora mediamente ogni giorno avremo incontrato almeno una persona che soffre o ha sofferto di attacchi di panico. Questi dati sono una spia accesa costantemente sul rosso nel quadro comandi della macchina in corsa delle nostre vite individuali e del nostro sistema Paese.
Come affrontare le paure secondo la prospettiva buddista?
Per rispondere a questa domanda è utile inquadrare come il Buddismo abbia affrontato nel suo percorso storico il tema della sofferenza.
Il Buddimo theravada: eliminare la sofferenza eliminando gli attaccamenti
Secondo la dottrina del Buddismo antico o theravada, l’origine della sofferenza sarebbe da cercarsi nell’attaccamento ai desideri e alle passioni.
La paura potrebbe così intendersi come conseguenza del non ottenere ciò che si desidera o di perdere ciò che si è ottenuto.
Ad esempio: la paura di non diventare mai ricchi o benestanti, o la paura di non giungere mai a una posizione di rispetto nel proprio gruppo sociale.
O per converso, la paura di perdere la propria ricchezza, la paura di perdere il proprio rango o la propria posizione sociale.
In base a tale dottrina, la comprensione della catena di cause ed effetti che determina la comparsa delle sofferenze può fornire l’occasione per porre fine al soffrire.
In altre parole: eliminata la causa della sofferenza, eliminata la sofferenza. Poiché la causa della sofferenza è da cercarsi nel desiderio, o meglio nell’attaccamento ai nostri desideri, occorre agire drasticamente per sradicare gli attaccamenti scegliendo uno stile di vita particolarmente austero, come testimoniano le rigide regole monastiche del primo Buddismo.(…)
(Il Sutra del Loto, Esperia, p. 305).
(Renato Spaventa – tratto da “Buddismo e Società” n° 104 Giugno 2004 )


















1 dicembre 2009 alle 19:35
OT
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