massoniLa procura protegge le dichiarazioni “rinunciando” alle carte della loggia Ausonia

Non si terrà l’udienza di riesame del provvedimento di sequestro del materiale rinvenuto nella sede della loggia massonica Ausonia di Barcellona, finita al centro di un’ inchiesta più ampia partita dalle dichiarazioni dell’ imprenditore ed ex presidente del Consiglio comunale di Barcellona Maurizio Marchetta, su massoneria e appalti nella provincia di Messina.

I magistrati che la coordinano, Angelo Cavallo e Giuseppe Verzera, non hanno provveduto nei termini a mettere a disposizione del Tribunale del riesame gli atti del fascicolo in forza delle quali la perquisizione ed il sequestro era stato eseguito.

E adesso sulla base di una semplice richiesta dei difensori degli indagati i cimeli, i registri e tutto quanto sequestrato potrà tornare nella disponibilità del maestro della loggia Carmelo La Rosa, primario del pronto soccorso del Cutroni Zodda di Barcellona.

Una scelta strategica da parte dei due magistrati per impedire fughe di notizie e pregiudicare la collaborazione di Marchetta.

Giuseppe Verzera e Angelo Cavallo, i sostituti della Dda, hanno intanto avanzato richiesta di rinvio a giudizio per esponenti di primo piano della mafia della città del fiume Longano: Carmelo D’Amico, reggente del clan dei Barcellonesi guidato per anni prima dal boss storico Pippo Gullotti e poi da Sam Di Salvo, da qualche tempo tornato in libertà condizionata; Carmelo Bisognano, a capo della frangia dei “mazzaroti” e Pietro Mazzagatti, considerato il capo del cosiddetto gruppo degli “scozzesi” di Santa Lucia del Mela.

L’indagine, denominata “Sistema” prese il via proprio dalle denunce di Maurizio Marchetta, che ha raccontatoagli investigatori quale era il sistema che regolava gli appalti da almeno un decennio nel barcellonese e fatto i nomi di coloro ai quali bisognava pagare il pizzo per lavorare in tranquillità.

Marchetta, che in passato era finito sotto inchiesta (fu successivamente prosciolto) per i suoi rapporti con Sam DI Salvo, ha raccontato che lo stesso avveniva per i lavori da eseguire fuori provincia, in qual caso il pizzo andava agli esponenti della famiglia locale, ma serviva comunque la “mediazione” dei barcellonesi.

La richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata così anche per gli agrigentini Vincenzo Licata e Domenico Mortellaro e il catanese Alfio Giuseppe Castro: i loro legami con i barcellonesi sono documentati anche in altre indagini, a partire dalla poderosa inchiesta “Omega”.

Michele Schinella – CENTONOVE

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