raffaele_lombardoIL MATRIMONIO, come recita un adagio popolare siciliano, finiu a timpulate.
Schiaffi verbali, per carità.

Ma aperti, fragorosi, violenti. Pubblici. Raffaele Lombardo, il governatore, ed Elio Rossitto, colui che fu per anni il suo principale consulente, si scambiano insulti tutt’ altro che garbati sulle colonne del “Sole 24 Ore”.

Riempiendo di veleno il solco che li divide da almeno un anno.
Il professore non esita a dare un giudizio tagliente su Lombardo: «È uno che ti fregherà sempre, uno straordinario pirata. Ma lo dico con affetto».E meno male. Dichiarazioni condite da altre non meno feroci: «Raffaele è uno straordinario tattico che trae vantaggio dalla confusione e dalla dissoluzione.

Ha dato l’ idea di essere un risanatore paralizzando il sistema di potere altrui».

Dice anche un altro paio di cose, Rossitto, tutt’ altro che incoraggianti per l’ inquilino di Palazzo d’ Orleans: «Penso che Berlusconi abbia detto ai suoi di tenere in vita il governo regionale sino a dicembre.

Poi verrà Micciché».E chi glielo avrebbe detto? Pare Giuseppe Firrarello.

Sì, proprio lui, il primo e il più agguerrito fra i rivali di Lombardo, che l’ ex ideologo dell’ Mpa non ha mancato di invitare alla trasmissione che conduce su Telejonica.

Fra gli ospiti più recenti anche Giuseppe Castiglione, coordinatore regionale del Pdl. Negli ambienti politici della città etnea la ripicca non è passata inosservata.

Così come non sembrò affatto casuale, dopo la rottura datata agosto 2008, l’ intervista rilasciata a Repubblica da Rossitto: «L’ autonomia? Oggi si sta portando avanti un rivendicazionismo utile solo a scavalcare il principio di responsabilità».

Era già scritto lì, l’ epilogo di questo grande feeling intellettuale.

Eppure, le stelle di Lombardo e Rossitto erano tornate a splendere insieme, dopo il decennio terribile di Tangentopoli che aveva portato loro guai giudiziari e assoluzioni.

Uno, ex democristiano, aveva scelto la politica attiva e già nei primi anni ‘ 90 era stato assessore regionale.

L’ altro, economista con un passato nel Pci e nella Cgil, si era fermato al non meno influente ruolo di membro del «governo parallelo» di Rino Nicolosi e, unica parentesi amministrativa, di sindaco del piccolo Comune di Cassaro, provincia di Siracusa.

Dopo la bufera si erano di nuovo trovati fianco a fianco, Lombardo e Rossitto, sotto le insegne dell’ Mpa. Potevano litigare al massimo, sulla strategia delle alleanze: il professore, nel 2006, era per l’ accordo con Prodi, Lombardo decise di sostenere Berlusconi.

Ma il legame fra il leader e il suo sherpa era solido, eccome.

Al professore, d’ altronde, non sono mancati gli incarichi di consulenza alla Provincia di Catania, durante la gestione di Lombardo: l’ ultimo, da 22 mila euro,è stato siglato il 31 dicembre 2007, prima della tripla campagna elettorale del 2008.

E’ finito, come tanti altri, all’ attenzione della Procura di Catania.

Si erano tanto amati.

Forse. Di certo, per Lombardo la fine della storia è dovuta a ragioni tutt’ altro che ideologiche: «Elio Rossitto? Se lo conosci lo eviti.

Sarebbe bastato assicurargli una consulenza alla Regione, così come facemmo alla Provincia, per avercelo accanto, scodinzolante e appagato».

Un addio privo di rimpianti, per Lombardo, che tradisce la sua scaramanzia.

E a Rossitto non risparmia neppure l’ accusa di attirare la mala sorte: «La sua vicinanza – ricorda – non portò fortuna all’ onorevole Rino Nicolosi».

Lauria – La Repubblica

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