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L’Homus Administrator, ovvero politica e mafia dietro ai morti messinesi

E ora? Caliamo progressivamente il sipario dopo la tragedia messinese che è al contempo siciliana (e poi italiana, come ci ha ricordato coi suoi tempi il resto del Paese)?
Se è avvenuto ciò che ci ha sconvolto, non è stato di certo per colpa della pioggia.

Sarebbe una giustificazione ipocrita, uno stolto tentativo di scaricare il barile alla Natura.

Dovrebbe, invece, essere inconfutabile la causa umana: più propriamente sarebbe giusto focalizzare la nostra adirata attenzione (al momento non rassegnata) nei confronti dell’homus administrator, ovvero di colui che si dovrebbe occupare delle piccole cose (ad minus stare) con lo scopo di perseguire il bene comune, che non è affatto la somma dei beni individuali, perché in questo caso l’insieme è ben di più della somma degli elementi che lo costituiscono.

Insomma, di chi è la colpa della presenza di una casa nei pressi del letto di un fiume, ovvero zona in cui la legge proibisce di farlo?
Non si tratta, infatti, di “abusivismo edilizio” (che ha pur sempre la sua consistenza nella tragedia siciliana), bensì di illecito nelle varianti dei piani regolatori generali. Cioé, c’è stato chi (e c’è ancora) approva ciò che andrebbe rifiutato. Per cambio di cosa?

Ricordiamoci, anzitutto, che in Sicilia c’è Cosa Nostra (impera, nonostante il valoroso associazionismo antimafioso, nonostante le belle parole di qualche politico).
Quindi sul chi guadagna in primis da questa faccenda, dovrebbe essere chiaro.

Non commettiamo, infatti, l’errore di pensare che “i sacchi” siano finiti, appartenenti agli anni 70 e 80. Ancora oggi si registrano, soprattutto a livello locale; serpeggiano sempre vari Ciancimino e Lima nella nostra amatissima terra siciliana.

E la domanda sorge spontanea: e chi vota questi qui? Naturalmente gli elettori, e chi sennò?

Ma nell’analisi di questo interrogativo si commette un errore, cioé si tende a colorare. Non ci si concentra sull’individuo, bensì sul gruppo di cui fa parte: Udc e/o Pdl.

Come se tutti i crapulenti fossero di centro e di destra. Non perdiamo di vista, infatti, la forza consensuale: la mafia sta con chi vince e non certo con chi perde, perché sono i primi che possono arrecare un interesse, in quanto aventi la facoltà di decidere, di porre in essere politiche pubbliche.
Se fossimo in una terra di sinistra, Cosa Nostra non voterebbe per Dell’Utri o per Cuffaro.

Affermato ciò, è il politico in sé (l’homus administrator) il guaio, concepito nella sua unicità.

Non prendiamoci in giro: nei comuni si sa chi è “oscuro”, chi ha “particolari amicizie”, chi ha “inchiappi” con il mammasantissima. Eppure, fanno il loro dovere: perseguire il bene oligarchico della mafia.
Tutto ciò dopo essere stati democraticamente votati.

Quindi, se capitano simili tragedie, se una sfilata di bare è applaudita all’uscita del duomo di Messina (dov’è finito il silenzio e il R.I.P.?), volgiamo lo sguardo verso l’alto ed espelliamo un po’ di saliva…

Palermo Blog Sicilia

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