Ciao ciao Canali
Il pm brianzolo è incompatibile
Può salvarsi solo se chiede il trasferimento
Il Csm contesta la frequentazione col figlio dell’ ex boss Rugolo e la lettera-sfogo sull’attendibilità del pentito Gullotti affidata ad un giornalista.
Tra le accuse un paradosso: dava troppa confidenza al professore Parmaliana.
Olindo Canali il sostituto della procura di Barcellona pozzo di Gotto non solo non potrà esercitare le funzioni requirenti di pm e dovrà passare alle funzioni giudicanti, ma quest’ ultime non le potrà comunque svolgere in una sede della Sicilia, nè nel distretto giudiziario di Reggio Calabria.
Il magistrato brianzolo nel corso dell’ audizione di martedi alla prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, competente per i trasferimenti d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale, ha tentato di precisare, chiarire, ribattere.
E con forza ha dovuto sottolineare: “Non sono un colluso con le cosche mafiose”
Ma nonostante la vicinanza di salvatore Mastroeni, giudice del Tribunale di Messina che lo ha assistito, l’orientamento dei membri della commissione è apparso chiaro a tutti.
La palla è così passata nelle mani del magistrato da 16 anni alla procura della città del fiume Longano che adesso per evitare il provvedimento di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale non ha scelta: presentare una richiesta di trasferimento in via preventiva, che verrebbe esaminata prioritariamente dalla terza commissione del CSM, prima che si concluda il procedimento davanti alla prima.
LE ACCUSE: A Olindo Canali, il magistrato brianzolo, sono stati contestati tre fatti da cui emergerebbe l’incompatibilità a svolgere il ruolo di pm e disvolgere comunque le funzioni giudiziarie in Sicilia: l’aver esternato a distanza di anni i suoi dubbi sull’ attendibilità di un collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto, che aveva utilizzato per ottenere la condanna ormai passata in giudicato di Pippo Gullotti e Antonino Merlino, come mandante il primo ed esecutore materiale il secondo, dell’ omicidio del giornalista Beppe Alfano avvenuto a Barcellona pozzo di Gotto l’8 gennaio del 1993 e ad istruire il processo Mare Nostrum, attraverso una lettera di 3 pagine affidata ad un giornalista e misteriosamente diffusa alla fine del 2008.
Diffusione che come ha spiegato al Csm il primo presidente della Corte d’appello di Messina, Nicolò Fazio, ha determinato grave disagio in tutto il distretto giudiziario; l’aver frequentato, come risultava dall’ informativa Tsunami licenziata dai carabinieri nel 2006 Salvatore Rugolo, figlio del boss di Barcellona Francesco, ucciso a Barcellona il 26 febbraio 1987 e cognato di Pippo Gullotti, che ne prese il posto e fu arrestato per l’omicidio Alfano.
A Olindo Canali è stato anche contestato il tipo, la natura e la frequenza dei rapporti con Adolfo Parmaliana, il docente di Chimica dell’ Università di Messina, morto suicida il 2 ottobre del 2008.
Parmaliana lasciò un biglietto: un atto d’accusa nei confronti della magistratura messinese e barcellonese che chiamava direttamente in causa il magistrato Olindo Canali colpevole di affossare le decine di denunce che il docente universitario presentava.
LA DIFESA: E’ stato Canali ad attirasi quest’ ultima contestazione per difendersi dall’accusa di essere il responsabile morale della morte di Parmaliana aveva prodotto a varie autorità una lunga relazione.
In uno dei passaggi della relazione si legge:” Gli incontri con Parmaliana erano settimanali. Ad essi si aggiungevano numerose telefonate, ancor più numerosi sms.
Gli incontri avvenivano nei giorni, nelle ore e nei luoghi più disparati.
Volendo dare al docente tutto l’ascolto e l’attenzione che richiedeva, ci si incontrava nel mio ufficio alle ore presete della mattina o a quelle tarde della sera, di domenica, di sabato, nell’ istituto universitario dove il docente insegnava”.
“Esattamente il tipo di rapporti che un magistrato non dovrebbe tenere con un cittadino che presentava denunce”, gli ha contestato il Csm.
Olindo Canali dinanzi ai membri del Csm ha spiegato che non ha sentito l’esigenza di parlare dei suoi dubbi su Bonaceto con i magistrati perchè solo di dubbi si trattava.
Confermando quello che aveva detto nel corso di un’ udienza del processo d’appello Mare Nostrum, in cui è stato chiamato come testimone.
Una testimonianza che gli è valsa la denuncia da parte di Fabio Repici, il legale della famiglia Alfano per falsa testimonianza.
“E’ falso che Canali, come ha detto in udienza, non ha elaborato altri memoriali. Canali inviò a me un memoriale di 27 pagine”, scrisse Repici in una lettera alla Corte d’assise annunciando una denuncia alla procura di Reggio Calabria.
Nel memoriale Canali racconta fatti inediti su vicende di mafia di cui si era nel passato occupato da PM.
Fatti, coperti potenzialmente dal segreto d’ ufficio o dal segreto istruttorio che ha consegnato alla conoscenza e al potenziale uso processuale di un legale, Fabio Repici, che di Canali è diventato, poi, il più duro accusatore.
Ma di questa condotta Canali davanti al Csm non si è dovuto difendere.
Si è, invece, difeso sulle sue frequentazioni con Rugolo, sostenendo che furono sporadiche, occasionali, alla luce del sole e che lui comunque non sapeva quali rapporti Rugolo avesse con Gullotti.
Michele Schinnella – CENTONOVE


















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