Confessione di un medico “sindacalista”
Sono un medico ospedaliero,che per molti anni ha ricoperto cariche sindacali pur continuando a lavorare in un reparto di chirurgia di un ospedale di provincia, dove si affrontano spesso in condizioni da trincea importanti urgenze.
Ho deciso però di raccontare la mia esperienza di “sindacalista” perché al di là dei risentimenti e delle delusioni personali esiste nell’area della rappresentatività “sindacale” medica un problema serio,costituito principalmente dal graduale asservimento dei dirigenti sindacali
sia al potere manageriale quanto a quello politico,che taglieggiano il sistema sanitario,avendone un ritorno in termini di favori per sé di tipo carrieristico o per i loro amici e parenti nell’assegnazione degli incarichi .
Si impedisce così alle professionalità esistenti nel nostro territorio di realizzare le proprie aspirazioni offrendo ai cittadini prestazioni adeguate ai tempi ed agli standard scientifici riconosciuti intemazionalmente.
Tutto ciò contribuisce a creare quella voragine nei conti pubblici della sanità di molte Regioni,ma specialmente della nostra Sicilia, i cui deleteri effetti stanno provocando i tagli attuali inseriti nel cosiddetto Piano di Rientro.
Ho ricoperto la carica di segretario provinciale di un sindacato medico per quasi 4 anni,ma ancor prima ero stato membro della segreteria regionale.
E’ stata un’esperienza per alcuni versi entusiasmante,che mi ha permesso di difendere molti colleghi da ingiustizie e soprusi,che spesso subivano dai loro “primari” o da qualche manager sanitario o dirigente amministrativo.
Ho lottato con mezzi talora apparentemente poco ortodossi ;intendiamoci nulla di grave se si esclude qualche levata di scudi alzando il tono della voce o battendo il pugno sul tavolo al massimo; ma soprattutto ho denunciato anche alla magistratura situazioni di illegalità o di mancata applicazione di norme contrattuali o addirittura violazioni del codice penale, che andavano a penalizzare i colleghi.
Naturalmente tutto ciò veniva portato a termine spesso senza il consenso né tanto meno la solidarietà degli altri rappresentanti sindacali,i quali,avendo già concordato con i vertici aziendali la strategia,avevano il timore di compromettere gli accordi sottobanco già fatti ,senza pensare ai colleghi che ad essi affidavano le loro speranze di vedere risolte le proprie controversie.
Ma soprattutto erano i vertici manageriali dell’azienda sanitaria,che cominciavano ad innervosirsi per le numerose denunce,che il sindacato continuava a fare con assiduita e puntigliosità pericolose per le loro strategie e i loro giochi di potere concertati in perfetta sintonia con il loro referente politico o di “loggia”.
Si fa strada così il progetto della mia destituzione,che trova d’accordo i vertici del mio sindacato,a cui non pareva vero di prendere due “piccioni ” con una fava,come si suoi dire,owero ingraziarsi il potere e sbarazzarsi di un personaggio “scomodo” all’interno del sindacato perché dotato di autonomia di pensiero e d’azione: due qualità non tollerate
( molto più conveniente per loro un segretario provinciale silenzioso,ossequioso, “bavoso”).
E così si realizzò il piano fra la gioia di tutti, compresi quei medici ,che nella buona tradizione della nostra repubblica , si vendettero per un piatto di lenticchie o altrimenti furono seriamente minacciati chi di non aver rinnovato l’incarico ,chi di non fare più carriera.
A distanza di alcuni mesi dalla vicenda raccontata a grandi linee,naturalmente, la mia sensazione è che si sia aperto un grande vuoto nella rappresentanza sindacale dei medici e il silenzio tombale di questi giorni,zeppi di stravolgimenti nella nostra sanità,
non fa prevedere nulla di buono. Occorrerà un grande scatto d’orgoglio soprattutto da parte dei medici più giovani per scalzare i vecchi dirigenti sindacali o per dare forza a quei sindacati ,che dimostrino di essere liberi dai condizionamenti del potere,
in grado di affermare la centralità del ruolo del medico nella vita pubblica e sociale del paese;
così forti da imporre trasparenza nella scelta dei manager , nella formulazione delle graduatorie concorsuali e nell’assegnazione degli incarichi dirigenziali.
Molti penseranno che si tratti di “fanta-sanità” ma in fondo è quanto ha dichiarato di recente in un’ intervista al quotidiano “La Repubblica” il nostro assessore regionale alla Sanità Massimo Russo.
Voglio sperare che sia l’inizio della vera rivoluzione della Sanità siciliana.


















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