Vai all'homepage

La Nike di Giardini Naxos

Naxos fu fondata nel 734 a. C. e, come concordemente tramandano gli storici antichi, fu la prima colonia greca di Sicilia.

Il capo della spedizione era Teocle e alla fondazione della città parteciparono popolazioni di Calcide Eubea e dell’isola di Naxos.

La Nike e la Porta ricordano il vincolo che unisce Giardini Naxos a queste due città della Grecia.

La Nike, opera dello scultore Carmelo Mendola, venne eretta per ricordare il gemellaggio dichiarato solennemente il 27 novembre del 1965 tra Giardini Naxos e Calcide Eubea.
La statua fu collocata nell’estrema punta di Capo Schisò con lo sguardo rivolto verso il mare che aveva condotto su queste rive le navi dei coloni provenienti dalla Grecia.

Questa scultura si ispira alla Nike di Samotracia che, conservata al Museo del Louvre, raffigura la dea messaggera della vittoria.

Una seconda copia della statua è stata collocata nel 1980 a Calcide Eubea.
La discendenza di Naxos di Sicilia dall’omonima isola del mare Egeo è testimoniata dal ritrovamento di un cippo in marmo con una dedica iscritta con i caratteri dell’alfabeto in uso nell’isola cicladica nel VII secolo a. C..

La Porta di Naxos fu eretta il 29 ottobre del 2000 in occasione del gemellaggio tra le due Naxos di Sicilia e delle Cicladi e rappresenta la porta d’ingresso alla città e il simbolo dell’apertura verso lo scambio tra popoli e culture. I

l monumento richiama la porta del Tempio di Apollo, una delle immagini più caratteristiche della Naxos Cicladica. Dell’edificio sacro, la cui costruzione iniziò nel 522 a. C., fu realizzato solo il portale di ingresso perché i lavori furono interrotti e mai più ripresi per lo scoppio di una guerra tra Naxos e la vicina isola di Samo.

Deturpata la Nike a Giardini Naxos

Che “Fanny” e “Charlie” si amino per sempre ci fa pure piacere, ciò visto le crisi dei matrimoni in Sicilia.

Che loro abbiano pure dei figli, ce ne fa molto meno, visto che, come si recita: “la madre dei cretini è sempre incinta”…

Così. infatti si presenta, adesso, la Nike di Giardini Naxos, deturpata dalle loro dichiarazioni d’amore.

Sarebbe utopistico, inoltre, pensare che qualche insegnante di storia, geografia, o di italiano insegni loro il significato di quella statua?

O che i Vigili urbani, “vigilino” maggiormente sul territorio, anche a salvaguardia, di quello che ha fatto fino ad oggi, della cittadina di Giardini Naxos, la meta turistica famosa in tutto il mondo.

E soprattutto ci chiediamo: quali saranno i tempi previsti per rimediare a questi “scempi”, prima che i turisti della prossima stagione diffonderanno queste immagini su “FLICKR”?

Meno multe per divieto di sosta e più “controllo sul teritorio”, quidi…

Fratelli ingombranti nelle logge massoniche di Barcellona Pozzo di Gotto

Maurizio Marchetta era l’enfant prodige della politica e dell’imprenditoria locale, perlomeno sino alla deflagrazione dell’inchiesta “Omega”, nel luglio 2003, quella sullo strapotere della criminalità organizzata nella realizzazione delle opere pubbliche nella provincia di Messina.

Architetto, titolare dell’impresa di costruzioni Cogemar, nel 2001 Marchetta ascese alla vicepresidenza del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto in rappresentanza di Alleanza Nazionale, il partito del senatore Domenico Nania, barcellonese.

Due anni dopo la tempesta giudiziaria e un’accusa per l’imprenditore-consigliere di «aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alle turbative d’asta».

Il profilo tutt’altro che lusinghiero su Marchetta sarà tracciato nel 2006 dai componenti della Commissione incaricata dalla Prefettura di Messina di verificare eventuali infiltrazioni mafiose nella gestione del Comune di Barcellona.

I commissari, in particolare, oltre ai procedimenti penali che lo vedevano coinvolto, segnalarono «gli stretti rapporti di cointeressenza esistenti» con Salvatore “Sem” Di Salvo, pluripregiudicato ai vertici dell’organizzazione mafiosa del Longano, e le «documentate condotte agevolatrici volte ad introdurlo nella casa comunale per permettergli di sbrigare con facilità e speditezza qualunque tipo di pratica amministrativa».

Del politico-imprenditore furono inoltre evidenziate le frequentazioni con altri due personaggi di spicco della criminalità barcellonese, Giovanni Rao e l’avvocato Rosario Pio Cattafi, tessitore quest’ultimo oggi di una imponente operazione speculativa, la realizzazione di un Parco commerciale di 18,4 ettari alla periferia di Barcellona P.G..

Da un anno a questa parte Maurizio Marchetta ha deciso di rispondere alle domande degli inquirenti.

La Procura preferisce definirlo un “dichiarante”, ma i suoi racconti hanno scatenato un vero e proprio terremoto tra la classe politica dirigente, gli imprenditori e i vecchi e nuovi reggenti delle cosche.

Grazie a Marchetta è scaturita l’indagine denominata “Sistema”, che all’inizio del 2009 ha portato all’arresto di Giuseppe D’Amico (boss emergente della famiglia barcellonese), Pietro Nicola Mazzagatti (a capo della famiglia di Santa Lucia del Mela) e Carmelo Bisognano (Mazzarrà Sant’Andrea).

Marchetta ha pure spiegato con dovizia di particolari il cosiddetto meccanismo regolatore del “3 per cento”, quanto cioè si deve pagare alla mafia per continuare a lavorare nella provincia di Messina.

E si è soffermato sulle modalità di conduzione delle turbative d’asta nei pubblici appalti, illeciti resi possibili dall’esistenza di «un gruppo di imprenditori che adotta tale sistema su scala regionale e che fruisce sia di collegamenti con pubblici amministratori, sia con soggetti politici che svolgono una vera e propria funzione di referenti, sia con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata».

Maurizio Marchetta non ha risparmiato parole di fuoco contro uno dei sui principali referenti politici, il dottor Candeloro Nania (ex Msi, ex An, oggi Pdl), da una decade a capo dell’amministrazione comunale di Barcellona, cugino di primo grado del senatore Domenico Nania.

A proposito del sindaco del Longano, Marchetta avrebbe raccontato «le forme di condizionamento determinate per imporre a privati proprietari terrieri, che hanno ottenuto grazie a lui l’aumento dell’indice di cubatura, le progettazioni e le successive costruzioni con professionisti ed imprenditori da lui stesso imposti».

L’architetto ha pure puntato il dito contro le logge e i templi “occulti” della massoneria, veri e propri centri dove sarebbe esercitato il potere del partito unico trasversale che regolerebbe la vita della fascia tirrenica del messinese.

È stato grazie al dichiarante che la Squadra Mobile della Questura di Messina ha avviato un’indagine sulla Gran Loggia Ausonia, un’obbedienza “indipendente” fondata a Barcellona il 15 gennaio 2004.

«Gli obiettivi che gli adepti si prefiggono non appaiono riconducibili alla conduzione di studi filosofici ed approfondimenti culturali», scrivono i dirigenti della Questura nella loro richiesta di perquisizione della loggia massonica.

Al contrario, i “fratelli” dell’Ausonia punterebbero «all’acquisizione ed al consolidamento di posizioni di vertice, nei contesti professionali e lavorativi in cui operano, ed incarichi presso strutture sanitarie che forniscono un bacino elettorale a cui attingere di volta in volta nelle competizioni amministrative e politiche, dietro cui staglierebbe, quale promotore e artefice ideatore, la figura del Senatore Domenico Nania».

Per gli inquirenti, poi, «taluni di questi soggetti» risulterebbero aver mantenuto rapporti con «personaggi legati sia al mondo della politica che della criminalità organizzata barcellonese».

«A Barcellona vi sono tre logge massoniche “spurie” in quanto non sono riconosciute, ma forse sarebbe meglio definirle occulte», ha raccontato Maurizio Marchetta.

«La gran parte degli appartenenti sono medici, soprattutto ospedalieri di Barcellona, poi ci sono informatori scientifici, avvocati, politici.

I tre maestri venerabili ruotano ogni anno e ciascuno è alla guida delle singole logge».

Per il Marchetta, il senatore Nania avrebbe come «riferimento unico della massoneria barcellonese» il dottor Felice Carmelo La Rosa, maestro venerabile dell’Ausonia e primario al Pronto soccorso dell’ospedale “Cutroni Zodda” della città del Longano.

«La Rosa è il più alto in grado che ha fondato questa loggia», ha dichiarato l’architetto.

«Un suo fratello, di nome Sebastiano, è consigliere comunale a Barcellona in quota Pdl, mentre un altro fratello è cognato del consuocero del senatore Nania.

Le tre logge massoniche spurie di Barcellona sono state trasferite all’interno di un appartamento ubicato in Piazza Marconi, in uno stabile di proprietà della famiglia La Rosa.

In tale stabile vi sono anche gli uffici dello studio del commercialista Sebastiano La Rosa e dell’Agenzia di Assicurazioni gestita dal fratello Luigi La Rosa, che è cognato di Tindaro e Francesco Calabrese, soci e amministratori della CA.TI.FRA. Srl per averne sposato la sorella.

Anche da qui si rafforzano i rapporti con la famiglia Nania». Secondo Marchetta, proprio la società dei Calabrese farebbe parte del “tavolino” creato all’interno della sezione di Messina dell’associazione costruttori edili (ANCE) dal presidente Carlo Borella per pianificare e gestire l’aggiudicazione degli appalti d’importo consistente.

Figura complessa quella del venerabile Felice Carmelo La Rosa.

«Dalla consultazione della Banca Dati Interforze SDI risultano a suo carico precedenti per infrazioni a norme comportamentali, falsità ideologica commessa in concorso dal pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa in concorso», scrivono i dirigenti della Squadra Mobile.

Ex consigliere ed assessore della Provincia di Messina in quota Forza Italia, Felice Carmelo La Rosa è stato tra i fondatori del sodalizio degli “Azzurri” nella città del Longano.

Prima ancora aveva militato nell’arcipelago dell’estrema destra locale.

Erano gli anni in cui missini, giovani del Fuan, ordinovisti e avanguardisti, spesso con doppia o tripla affiliazione, lanciavano assalti e rappresaglie all’interno dell’Università di Messina.

Una ventina di presunti attivisti neofascisti furono pure attenzionati dal pubblico ministero Vittorio Occorsio, poi assassinato.

Tra essi c’era il La Rosa, l’allora dirigente nazionale del Fuan Gualtiero Cannavò (oggi avvocato civilista) e Giuseppe Alfano, il corrispondente da Barcellona del quotidiano “La Sicilia” barbaramente assassinato dalla mafia l’8 gennaio del 1993.

Tre personaggi che negli anni a seguire avrebbero espresso valutazioni diametralmente opposte sui “valori” della fratellanza massonica.

Felice Carmelo La Rosa e Gualtiero Cannavò entrarono a far parte del Grande Oriente d’Italia, il primo nella loggia “Fratelli Bandiera” di Barcellona, il secondo nella “Stretta Fratellanza” di Messina.

Giuseppe Alfano, invece, intraprese un’indagine sui presunti condizionamenti della vita amministrativa locale da parte di una loggia segreta, che, stando agli appunti ritrovati dopo il suo omicidio, avrebbe avuto tra gli affiliati il medico Antonio Franco Bonavita (fratello di Salvatore Bonavita, ingegnere capo dell’ufficio tecnico del Municipio di Barcellona) e l’ingegnere Antonino Mazza, il proprietario dell’emittente Telenews misteriosamente assassinato il 30 luglio 1993, che insieme ad Alfano era stato promotore della lista civica “Alleanza democratica progetto Barcellona” che partecipò alle elezioni comunali del 1990.

Altrettanto complessa la figura del germano del Maestro venerabile dell’Ausonia, Sebastiano La Rosa, consigliere comunale a Barcellona nella penultima legislatura (An-Msi) e cognato dell’odierno vicepresidente del consiglio Salvatore Schembri (Pdl-An).

«Sul suo conto – si legge nella relazione della Commissione prefettizia sul mancato scioglimento per mafia del Comune del Longano – si rileva che l’8 gennaio 2000 è stato denunciato in stato di libertà dal Commissariato della Polizia di Stato, poiché resosi responsabile, in concorso con altri, del reato di accensione ed esplosione di cose pericolose; indagato in seno al procedimento penale n. 1871/99 – art. 171 L. 633/1941 (pirateria informatica), con sentenza 468/00 assolto per non aver commesso il fatto…».

Alla Questura di Messina risulta però qualcosa in più: «precedenti per contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno, introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, frode nell’esercizio del commercio in concorso, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, ricettazione, porto abusivo e detenzione armi».

Nelle sue deposizioni, Maurizio Marchetta ha indicato il nome di alcuni presunti “fratelli” al vertice del circolo massonico Ausonia del Longano.

«Appartengono a questa loggia il prof. Placido Conti, oggi uno dei venerabili, insegnante presso l’Istituto Agrario di Barcellona, attivista politico legato a Carmelo La Rosa e che mi risulta frequentare e recarsi assiduamente, negli ultimi tre anni, sia a Urbino sia presso al Repubblica di San Marino; il dottor Giorgio Maugeri, direttore dell’INPS di Milazzo; il direttore dell’Istituto Superiore di Agraria di Barcellona a nome Sebastiano Salvatore Messina, già in passato assessore al Comune di Barcellona nella prima giunta Nania, in quota Forza Italia; il prof. Roberto Meo, insegnante alle superiori cui ho fatto seguire il figlio di Salvatore “Sem” Di Salvo; Giuseppe Iacono, un informatore scientifico.

Queste persone tengono riunioni rituali periodiche, generalmente due al mese, nel corso delle quali attuano le finalità della loggia.

Che sono quelle di mettere a disposizione il rispettivo ruolo nei vari settori per aiutarsi reciprocamente e, soprattutto, per creare voti elettorali».

«L’attuale venerabile di una di queste logge che si chiama “Armonia” è Giorgio Maugeri», aggiunge Marchetta.

«La loggia “Armonia” è dipendente da una sorta di “obbedienza”, sempre facente capo a Carmelo la Rosa che si chiama Gran Loggia Ausonia, sotto cui stanno le altre due logge.

La carica di segretario della Gran Loggia Ausonia è attualmente ricoperta da Placido Conti.

Posso precisare che la maggior parte delle persone da me indicate erano in precedenza iscritti ad un’altra obbedienza che credo si chiami “Principato delle Andorre”.

Molti di questi ho saputo che sono stati raggiunti da un avviso di garanzia, ma non so per quale reato, ed in ragione di ciò sono transitati in queste logge occulte».

La Squadra Mobile di Messina ha accertato identità e curriculum vitae dei frammassoni tirati in ballo dal dichiarante. Giorgio Maugeri, ad esempio, è risultato essere stato iscritto in passato alla loggia massonica “Libertà” del Grande Oriente d’Italia, con sede a Messina; inoltre risulterebbero a suo carico «precedenti per reati in materia di prostituzione».

Sebastiano Salvatore Messina, vicepreside dell’Istituto Professionale Statale per l’Agricoltura di Barcellona, «è subentrato alla guida dell’Assessorato al Bilancio, Finanze, Patrimonio e Autoparco del Comune di Barcellona al commercialista Luigi La Rosa, cugino dei germani Felice Carmelo e Sebastiano La Rosa, presidente dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici), sezione di Barcellona e attuale presidente dei Revisori dei conti della città del Longano».

Luigi La Rosa – si aggiunge – è stato «notato in diverse circostanze con soggetti mafiosi dell’hinterland barcellonese» ed è stato indagato nell’ambito dell’operazione “Gabbiani” per il quale il 13 luglio 2004 venne tratto in arresto il consigliere comunale Andrea Aragona, capogruppo di Forza Italia.

La Rosa fu successivamente condannato a 3 mesi e 10 giorni di reclusione per voto di scambio, per aver ceduto a più elettori buoni benzina in occasione delle elezioni provinciali del 2003.

Nello stesso processo fu condannato ad una pena lievemente maggiore (sempre per l’accusa di voto di scambio nonché per turbata libertà degli incanti), Pietro Arnò, un imprenditore «legato al clan mafioso barcellonese», con cui il “fratello” Sebastiano Salvatore Messina è risultato essere stato in «interessanti rapporti personali, lavorativi e politici» prima della sua prematura scomparsa.

Secondo l’accusa, Andrea Aragona, in concorso proprio con Pietro Arnò, avrebbe usato minaccia per costringere il dirigente del Comune di Barcellona Salvatore Bonavita a commettere una serie indeterminata di reati di falso in atto pubblico e di abuso in atti d’ufficio a vantaggio della Cooperativa “Libertà & Lavoro” di cui lo stesso Aragona era presidente.

Nel novembre 2003, Pietro Arnò scampò miracolosamente ad un agguato mortale: due persone, rimaste ignote, gli spararono con un fucile all’uscita della sua abitazione di Spinesante, attingendolo alla regione temporale sinistra.

«Faccio parte della massoneria e quindi, per forza di cose, conosco anche i massoni occulti che riconoscono noi in quanto rituali, metodi e simboli distintivi sono comuni», ha ammesso Maurizio Marchetta.

Dopo essere stato iscritto alla storica loggia “Fratelli Bandiera” del Grande Oriente d’Italia, l’imprenditore è però transitato nella “Eugenio Barresi” del GOI, loggia fondata nel febbraio del 2009 ed intitolata all’ex veterinario capo provinciale ed ex socio della squadra di calcio dell’“Igea Virtus”, deceduto qualche anno fa in un incidente stradale.

Odierno Gran Maestro della “Eugenio Barresi” è Salvatore Tafuro, ex dirigente del Commissariato di Pubblica sicurezza di Barcellona e della squadra mobile di Reggio Calabria.

«Abbiamo deciso di costituire questa loggia perché in quella dei “Fratelli Bandiera” venne ammesso contro la mia volontà e quella di altre persone tale Domenico Sindoni, figlio del noto Giovanni Sindoni, nominato con l’intervento del senatore Nania direttore sanitario dell’ospedale “Cutroni Zodda”», ha spiegato Marchetta.

«Aggiungo che non appena è entrato Sindoni, il dottor Sergio Scroppo è diventato primario di anestesia dell’ospedale di Barcellona ed il dottor Bruno Magliarditi, medico di Milazzo portato da Sindoni, è diventato primario del reparto di ginecologia ed ostetricia del “Cutroni Zodda”».

Magliarditi, tra l’altro, è primario del reparto di neonatologia del nosocomio di Milazzo.

Per Marchetta, dunque, l’ingresso in massoneria del direttore sanitario dell’ospedale di Barcellona avrebbe generato la diaspora di numerosi “fratelli”.

Candidato alle ultime elezioni amministrative con la lista di Forza Italia, Domenico Sindoni risulta avere «precedenti per violazioni norme prevenzione infortuni lavoro in concorso ed altre violazioni in materia di lavoro».

Ma ciò non può essere stata la causa dello scarso entusiasmo manifestato da certi adepti della “Fratelli Bandiera”.

Esso, invece, sarebbe da imputare al “peso” esercitato dal padre, il pregiudicato Giovanni Sindoni.

Già presidente della società calcistica “Nuova Igea S.p.A.” (poi “Igea Virtus di Arnò Pietro & C.”), Sindoni è tra i maggiori autotrasportatori ed imprenditori agrumari siciliani.

«Allo stato attuale, è considerato uno dei più avviati e facoltosi imprenditori di Barcellona», scrivono i dirigenti della Squadra Mobile di Messina.

«Pur avendo, sino al 1981, pendenze per emissioni di assegni a vuoto, nel volgere di pochi anni, Giovanni Sindoni riesce a promuovere ed avviare numerose attività imprenditoriali, accumulando con estrema rapidità una ingente ricchezza».

Già coinvolto in inchieste per truffe miliardarie a danno dell’A.I.M.A., il “re delle arance” è ritenuto «soggetto legato alla organizzazione mafiosa barcellonese», in «ottimi rapporti» con il boss Giuseppe Gullotti (una condanna definitiva quale mandante dell’omicidio del giornalista Alfano) e con Luigi “Gino” Ilardo, affiliato alla cosca catanese di Benedetto Santapaola, nonché cugino del boss nisseno Giuseppe “Piddu” Madonia, ucciso in un agguato a Catania il 10 maggio 1996.

Nell’indagine sul presunto ruolo assunto dal Santapaola per il delitto Alfano, poi definitivamente archiviata, fu anche vagliata la posizione del facoltoso imprenditore come possibile altro mandante dell’omicidio.

Nella iniziale prospettazione d’accusa, il giornalista sarebbe stato ucciso perché aveva scoperto il coinvolgimento del boss catanese nelle truffe relative alle sovvenzioni in campo agrumicolo, realizzate appunto dal Sindoni.

Erano state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola a fornire lo spunto per quelle indagini.

«Il vero mandante dell’omicidio di Beppe Alfano, si chiama Sindoni», ha raccontato Avola ai magistrati.

«Sindoni è un potente massone che conosce tutta la magistratura, quella corrotta logicamente: ha importanti amicizie al Ministero e un po’ ovunque.

Poi, tantissimi giri di soldi insieme ai Santapaola, ai barcellonesi, ai messinesi, nel traffico delle arance.

L’omicidio scaturisce perché il giornalista aveva capito chi era il vero boss nella sua zona e che amicizie avesse questa persona, un vero intoccabile».

Ancora la massoneria dunque. E ancora l’omicidio Alfano.

Antonio Mazzeo

In Sicilia è boom di matrimoni annullati colpa dei figli che non arrivano ma non solo

C’è il matrimonio annullato dopo 50 anni di vita in comune. Quello lampo di appena 28 giorni e quello invalidato perché lui scopre che lei ha sempre avuto un amante e, ovviamente, ne era all’oscuro al momento del fatidico «sì».

Oppure ancora quella coppia che esplode perché lei non è disposta a seguire lui e trasferirsi da San Giuseppe Jato a San Cipirello.
E LUI impassibile le dice: «Allora ci lasciamo. Questo matrimonio non esiste».

Sembrano storie al limite dell’assurdo eppure le richieste di dichiarazione di nullità presentate al tribunale ecclesiastico contengono molti aneddoti surreali come questi.

I motivi dell’annullamento possono essere tantissimi. Non vale però l’infedeltà.

Poco importa se lui è scappato con un’altra o se lei ha tanti amanti.

Se l’infedeltà è posteriore al momento del matrimonio, questa da sola non basta.

Alla base di tutto, comunque, vi sono spesso tragedie familiari e querelle senza fine che si consumano da un banco di un tribunale all’altro.

La Sicilia detiene un record di annullamenti, con dati che in certi casi superano perfino regioni numerose come la Lombardia o il Lazio.

Il motivo è presto detto: qui nell’Isola, ci si sposa di più in chiesa e il senso religioso – o presunto tale – di molti spinge poi, nel caso di fallimento dell’unione, a chiedere l’annullamento e a sentirsi finalmente liberi di ricominciare con la «fedina» o meglio, con la fede nuziale, ben pulita.

«La situazione sta diventando sempre più preoccupante – spiega monsignor Ludovico Puma, presidente del tribunale ecclesiastico da dieci anni – Ci si sposa per futili motivi come per esempio l’accaparrarsi un buon partito, e non ci si rende conto che il matrimonio è un sacramento, non un abito bianco e basta».

I dati, illustrati alla facoltà Teologica di corso Vittorio Emanuele, parlano chiaro.

Nel 2009 sono state presentate 319 cause (contro 341 del 2008) e di queste ne sono state accolte con sentenza affermativa l’88,9 per cento, ovvero 274.

In teoria il procedimento si dovrebbe chiudere in un anno, ma il tribunale ecclesiastico sconta un po’ di ingolfamento e al primo gennaio 2010 si contano ancora 845 cause pendenti.

La Repubblica

Sp 81 Mitogio-Gravà: “l’ira” dell’avvocato Corsaro

Si fa sempre più incalzante il “pressing” per convincere chi di dovere ad intervenire per mettere fine una volta per tutte ai disagi cui vanno incontro, ormai da diversi anni, i fruitori della Strada Provinciale n. 81 ricadente nel versante etneo della Valle dell’Alcantara e, per l’esattezza, nelle contrade di Mitogio e Gravà, frazioni del Comune di Castiglione di Sicilia.

Nelle settimane scorse ci eravamo occupati di una petizione popolare promossa da parecchi abitanti della zona e di un intervento dell’avvocato Francesco Corsaro Boccadifuoco, presidente del Consorzio di Irrigazione “Canale Sardo – VII finestra”.

In pratica, la sensazione netta è quella di essere – come spesso avviene nel rapporto con le pubbliche istituzioni… – presi in giro: il 26 maggio del 2008, infatti, la Provincia Regionale di Catania ammetteva a finanziamento, per un importo di ottocentomila euro, la sistemazione di tale strada di collegamento tra le sopracitate frazioni castiglionesi, ma a tutt’oggi nessun intervento è stato ancora posto in essere per ripristinare l’importante arteria, transitabile solo nel tratto che attraversa il territorio di Mitogio (nei pressi del Comune di Gaggi) per poi “bloccarsi” nel restante segmento che dovrebbe consentire l’approdo a Gravà (nei paraggi del Comune di Francavilla di Sicilia).

Ricordiamo che la Sp 81 venne “salomonicamente” chiusa al traffico dall’Amministrazione Provinciale di Catania nel 2007 a seguito del crollo di un muro.

Ma non si poteva certo pretendere che i residenti in zona abbandonassero le loro case e gli agricoltori i loro poderi. Pertanto, malgrado il divieto di transito, quella carreggiata è stata ugualmente percorsa tra disagi e rischi vari.

Nei mesi scorsi, ad esempio, un altro muro è crollato a seguito del passaggio di un autocarro, il cui guidatore, in tale frangente, ha rischiato di perdere la vita.

Ma è a rischio pure l’incolumità dei residenti: data la mancata manutenzione, la strada è priva di sbocco e, quindi, è pressoché impossibile attivare dei soccorsi al verificarsi di un incendio, di una alluvione o di un qualsiasi altro evento calamitoso.

E le piogge dell’inverno in corso stanno ulteriormente aggravando la già drammatica situazione.

Da qui l’ultimo accorato appello inviato a tutte le autorità competenti (Provincia Regionale di Catania, Prefetto, Sindaco del Comune di Castiglione, Polizia Provinciale, ecc.) dall’avvocato Francesco Corsaro Boccadifuoco, con studio legale nel capoluogo etneo, ma con possedimenti di terreno in quelle contrade.

«Nella mia qualità – scrive il professionista – di presidente del Consorzio di Irrigazione “Canale Sardo – VII finestra” di contrada Pantalemme (Mitogio), continuo a segnalare la situazione disastrosa in cui versa la Sp 81 nonostante le numerose promesse della Provincia Regionale di Catania.

La strada in questione, infatti, continua ad essere intransitabile ed in totale stato di abbandono, senza alcuna manutenzione, né ordinaria né straordinaria.

Si ravvisa, pertanto, un comportamento omissivo, forse anche penalmente sanzionabile, certamente non condivisibile né accettabile.

In particolare, a seguito delle recenti precipitazioni, il torrente Sorbera, che attraversa la strada, si è ingrossato ed, essendo impossibile guadarlo, le abitazioni insistenti al di là dello stesso risultano a tutti gli effetti isolate con evidente violazione dei diritti di coloro che risiedono e lavorano nei pressi di questa strada.

E’ stata chiesta più volte la realizzazione di un ponticello che permetta, in caso di abbondanti precipitazioni, l’attraversamento senza pericoli per i residenti e per i numerosi turisti amanti della natura.

Ed è anche stata invocata la pavimentazione della strada (magari con del basolato lavico in sintonia col contesto ambientale) onde poterla percorrere agevolmente e senza pericoli.

Purtroppo, però, la Provincia Regionale di Catania continua a rimanere sorda a tali comprensibilissime e legittime richieste, in totale dispregio delle esigenze della collettività nonché di quelli che dovrebbero essere i propri doveri istituzionali.

A “sconoscere” tale tratto di strada è pure la Polizia Provinciale, la cui presenza sarebbe opportuna ad ogni fine settimana per mettere un freno alle “bande” di motociclisti che transitano da qui in maniera spericolata, mettendo a repentaglio la vita dei residenti, degli automobilisti e dei pedoni.

Chiedo, conseguentemente, un serio ed immediato intervento della Provincia Regionale di Catania, e mi aspetto assicurazioni in tal senso da parte del presidente Giuseppe Castiglione; ma anche l’autorevole interessamento di S.E. il Prefetto di Catania nonché del Sindaco di Castiglione di Sicilia, Claudio Scavera, nel cui territorio la strada insiste».

Da aggiungere che la piena funzionalità della Sp 81 è auspicata anche dal restante comprensorio alcantariano: l’arteria, infatti, costituirebbe una validissima alternativa alla Strada Statale 185 e consentirebbe di collegare in una manciata di minuti l’entroterra messinese della Valle con i Comuni del litorale etneo (Calatabiano, Fiumefreddo, ecc.).

Rodolfo Amodeo

Allarme povertà in Sicilia, l’attacco della Cardella

La responsabile per la Sicilia dell’Italia dei Diritti: “Dati vergognosi mentre si sperpera il denaro dei contribuenti per opere faraoniche e per assunzioni di inutili dipendenti pubblici”

“La nota informativa della Cisl non è preoccupante, è vergognosa.
Un siciliano su tre è povero, vive in condizioni al di sotto della dignità, lotta per la sopravvivenza”.

Questo l’amaro commento della responsabile per la Sicilia dell’Italia dei Diritti Lara Cardella all’allarme lanciato da due segretari della Cisl siciliana al governo regionale chiedendo un approfondimento e un serio impegno per affrontare un problema che tocca il 33 per cento della popolazione di questa regione.

“Il tutto – spiega l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – mentre si sperpera il denaro dei contribuenti siciliani per assumere figure inutili come dipendenti pubblici o impegnarsi in faraoniche opere di costruzione di ponti, giusto per citare qualche esempio.

Il presidente della Regione Lombardo dica cortesemente come una persona onesta possa sopravvivere in questa situazione.

Il Governatore spieghi gentilmente come farà un qualsiasi uomo a non cadere nelle mani della delinquenza più o meno organizzata, come si rifiuterà di cedere il suo voto in cambio di cento euro, come potrà impedire a sé stesso e ai suoi familiari di continuare a essere vittima di questo sistema mafioso.

Lombardo inizi finalmente a dare risposte chiare a chi lo ha eletto e a chi se lo ritrova suo malgrado come rappresentante governativo.

Egli – conclude aspramente la Cardella – è pagato per questo, non per far sommergere questa terra dall’ immondizia e dalla criminalità. Risponda, faccia, si muova. O taccia e vada a casa”.

Taormina: ospedale S. Vincenzo, il Nursind “libera” la via di fuga

Dopo le polemiche e le sollecitazioni a più riprese fatte dal Nursind, si è finalmente risolta la problematica del “magazzino” che al piano terra dell’Ospedale San Vincenzo ostruiva una via di fuga per gli operatori medici e sanitari, in prossimità del Pronto Soccorso.

«Un importante corridoio che si può considerare a tutti gli effetti una via di fuga – spiega Domenico Rotella, segretario del “Nursind”, segretario provinciale del Nursind (sindacato delle professioni infermieristiche) – è stato per diversi mesi utilizzato come magazzino dove erano stati accatastati diversi scatoloni e materiali vari.

Finalmente le nostre formali esortazioni a lasciare libero il passaggio hanno trovato riscontro e l’area è stata opportunamente sgomberata.

I cartoni contenenti materiale d’uso sono rimasti per altro, sin qui, alla mercè di tutti i passanti, in un’area che come tutti sappiamo è priva di servizio di sorveglianza.

Anche per il futuro, ci auguriamo quindi che non si ripetano più delle situazioni in cui dei cartoni e dei materiali di deposito vengono posizionati sotto i cartelli che indicano una via di fuga e ancora più assurdamente sotto le luci di emergenza che dovrebbero entrare in funzione in caso di incendio, facendo ad esse ombra».

Collettivo noiseFromAmerika: “Tremonti: istruzioni per il disuso”

Si intitola “Tremonti: istruzioni per il disuso” il libro scritto da cinque economisti.
Passa in rassegna in modo impietoso le affermazioni contenute negli scritti del nostro ministro dell’Economia.

E dimostra che le sue tesi e le sue previsioni sono molto spesso lontane dalla realtà di dati, numeri e statistiche.

Eppure si tratta proprio di quelle stesse affermazioni che hanno contribuito a rendere il ministro l’intellettuale più influente della attuale maggioranza.

Perché allora in pochi finora hanno messo in luce le sue incongruenze?

“Tremonti ha francamente scocciato”. Questo è l’incipit del libro “Tremonti: istruzioni per il disuso”.

Gli autori sono cinque economisti (Alberto Bisin, Michele Boldrin, Sandro Brusco, Andrea Moro e Giulio Zanella) che si sono firmati come “Collettivo noiseFromAmerika”.

E il libro cerca di spiegare perché siano stanchi di Giulio Tremonti.

Non tanto, o non solo, per le politiche che ha adottato nella sua ormai lunghissima esperienza come ministro dell’Economia, criticate in questo anni sul sito www.noisefromamerika.org animato dagli autori del libro insieme ad altri economisti italiani che lavorano in università americane, ma per il suo ruolo di ideologo e pensatore.

Giulio Tremonti è uno dei pochi intellettuali che hanno grande ascolto nell’attuale maggioranza e senz’altro quello con maggiore influenza.

Un’autorevolezza alimentata da alcuni libri scritti in questi ultimi anni in cui il ministro sostiene di aver previsto la crisi finanziaria e molto altro ancora.

Anche a causa di questi auto-attribuiti poteri di chiaroveggente, nel loro libro i cinque economisti chiamano Tremonti Voltremont, l’Oscuro Signore, come il Voldemort della saga di Harry Potter.

Dove l’aggettivo “oscuro” viene usato dagli autori nel senso di “non chiaro”, confuso, impreciso.

L’ANALISI DELLE TESI DEL MINISTRO

Il volume passa dunque in rassegna in modo impietoso gran parte delle affermazioni contenute nei libri di Tremonti.

Sottolineando come esse non siano quasi mai basate su fatti, numeri, statistiche (e d’altra parte sappiamo dell’avversione nutrita dal ministro verso l’Istat e le sue cifre.

Evidenziando come gli apocalittici proclami del ministro sulle conseguenze per l’Italia e per l’Europa dell’apertura commerciale verso la Cina siano in contrasto con le più semplici nozioni di commercio internazionale.

Mostrando come le previsioni del ministro siano spesso più erronee di quelle degli economisti da lui tanto disprezzati. E d’altra parte la lungimiranza di chi ha istituito la Robin Hood Tax per tassare i profitti eccessivi di banche e compagnie petrolifere pochi giorni prima che scoppiasse la crisi finanziaria e crollasse il prezzo del petrolio risulta assai dubbia anche a un osservatore poco attento.

E tuttavia il vero punto centrale del libro è un altro. Se gli autori sanno quello che dicono, e non è facile argomentare il contrario, la domanda ovvia diventa: perché in pochissimi hanno messo in luce le imprecisioni e le incongruenze di Tremonti?

Perché, al contrario, la lista dei suoi ammiratori – il libro usa per la verità la parola adulatori – è lunghissima?

Il ministro Tremonti sembra aver ragione di temere i giornalisti economici italiani principalmente perché lo costringono a ritirare premi su premi.

È questo il ruolo della stampa in un paese normale?

E hanno ragione gli autori a dire che l’animosità di Tremonti verso gli economisti è solo la manifestazione del fastidio che si prova davanti a chi chiede spiegazioni in un paese in cui ciò sembra essere considerato poco opportuno?

Ma val la pena di chiudere su una nota positiva. Il successo di siti come noiseFromAmerika.org, come lavoce.info, la sorprendente partecipazione di pubblico al Festival dell’Economia di Trento mostrano quanto sia diffuso il desiderio di imparare e saperne di più su una materia considerata ostica come l’economia.

Sta allora agli economisti fare uno sforzo di divulgazione. Questo libro fornisce certamente un contributo in questa direzione.

La Voce.info

La Dia in azione a Giardini e Gaggi: sequestrati beni per 4 milioni di euro

La Dia di Catania ha sequestrato beni per circa quattro milioni di euro tra immobili, terreni, automezzi, società e conti correnti a presunti appartenenti di un noto clan mafioso siracusano.

In particolare, sono stati messi i sigilli a sei immobili a Giardini e Gaggi, un pub a Gaggi, due imprese di trasporti e un bar a Floridia, una società di noleggio videogiochi, cinque auto e un autocarro.

Le indagini, compiute tra il 2006 e il 2009, hanno portato alla luce numerosi rapporti con istituti di credito che, sebbene intestati a parenti, sono stati ritenuti riconducibili agli indagati.

L’inchiesta che ha portato al sequestro della Dia non si sarebbe ancora conclusa.

Gli investigatori, infatti, starebbero ancora indagando sull’utilizzo dei videogames e in particolare starebbero valutando se siano stati utilizzati sistemi per frodare i Monopoli di Stato.

La Voce di Taormina

Si può battere la mafia ma non il pus..

Nei giorni in cui polizia e magistratura infliggono a Cosa Nostra le peggiori sconfitte della sua storia e ne azzerano gran parte della capacità intimidatoria, il Pus (Partito unico siciliano) scrive pagine talmente orripilanti da risultare pure divertenti.

C’è voluta la Corte dei Conti per scoperchiare il pentolone del 118 regionale gestito dai maggiorenti messinesi di Forza Italia.

In 5 anni le spese sono cresciute da 8 a 120 milioni con una politica delle assunzioni che accontentava l’intero arco politico.

Figli, amanti, nipoti, cugini, portaborse di Destra, Centro e Sinistra amichevolmente in fila ogni 27 del mese per riscuotere stipendi non indifferenti in una terra dove spesso si campa con la pensione sociale dei nonni.

A sovrintendere ai bisogni degli amici e non solo dei pazienti, il rampollo di una famiglia cardine da oltre un secolo del Pus, gli Stagno d’Alcontres, nel cui passato si annoverano presidenze regionali, rettorati universitari, baronie ospedaliere.

Ne consegue che avendo così bene meritato dalla comunità questa progenie eccelsa venga proposta per concorrere alla carica di sindaco.

D’altronde se la realtà dovesse divergere dai sogni, basterà seguire l’esempio del professor Scapagnini, primo cittadino di Catania.

Prendi i soldi e scappa, suggeriva Woody Allen. Scapagnini, che è onesto, si appresta a scappare dopo aver preso la città.

Una Catania ridotta persino al buio per settimane, con i parenti dei dializzati costretti a ricorrere alla trasmissione Mi manda Rai Tre per far ascoltare le proprie ragioni.

Gli anni di Scapagnini e della sua volpe, Lombardo, verranno ricordati come quelli della lottizzazione inarrestabile.

La vecchia Dc aveva avuto il buon gusto di rispettare l’autonomia del Teatro Massimo e dello Stabile, i nuovi profeti del bello e del meglio se ne sono appropriati.

La città è stata intontita per anni da promesse a volte formulate financo in inglese.

Alla resa dei conti il buco comunale:

assomma ufficialmente a 280 milioni (l’opposizione parla di un miliardo di euro), i creditori crescono, il becchino comunale, in arretrato di 250 mila euro, minaccia di non seppellire i morti, Scapagnini ha già pronto il piano di fuga: farsi eleggere al Senato.

Magari si troverà in compagnia del dottor Cuffaro, il cui ultimo atto quale governatore è stato di prorogare per dieci anni l’appalto alle società di trasporto extraurbano, un’attività in cui la sua famiglia ha una forte presenza.

Così si capisce ancora meglio perché la Sicilia continui a essere la regione peggio servita dai treni.

È molto più appagante spendere decine e decine di milioni per aprire inutili e costose sedi di rappresentanza nelle capitali europee anziché impiegare quei fondi per sfidare le Ferrovie e avviare la costruzione della tratta Palermo-Catania.

E volete non premiare con un seggio al Senato un ex presidente regionale così attento alle necessità dei suoi assistiti da trattare il tariffario sanitario con il braccio sinistro di Provenzano nel retrobottega di un negozio di tessuti a Bagheria?

Uffa, questa mafia e le sue infiltrazioni.

Quante volte l’avete sentito ripetere anche a proposito del ponte sullo Stretto di Messina, ridivenuto d’attualità con il probabile successo di Berlusconi alle prossime elezioni.

I sostituti procuratori che hanno scoperchiato il pentolone della Calcestruzzi scrivono che l’azienda aveva aperto un ufficio a Messina perché contava di aggiudicarsi gran parte dei lavori di sbancamento terra legati al ponte, in virtù degli stretti rapporti con l’Impregilo, capofila della holding vincitrice.

Sono quisquilie anche per il centrosinistra alle prese con ben altri rompicapi.

Rompere con il passato e puntare sui giovani e sui volti nuovi candidando Orlando Cascio, in arte Leoluca Orlando, alla presidenza della Sicilia?

Oppure: quanti ricevimenti organizzare per accogliere l’ex svenuto Cusumano, primatista europeo dei voltafaccia partitici, addirittura indicato da un gruppo di gentili signore agrigentine quale sicuro punto di riferimento?

Ciascun siciliano sa che nascere è la prima maledizione, ciascuno di noi sa anche che ci siamo macchiati di ogni peccato di superbia, di presunzione, di alterigia, ma ci meritiamo tutto questo?

DanieleAndaloro
fonte:LASTAMPA.it

Pagina 1 di 9612345»...Ultima »